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PANCALIERI. Con i nostri anziani

Gli ospiti sono assistiti amorevolmente dalle Povere Figlie di San Gaetano fondate dal Boccardo
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Nel cuore rurale del territorio diocesano a Pancalieri vivono memorie antiche di duri lavori nei campi per far crescere una menta piperita conosciuta in tutto il mondo e di vangelo vissuto in modo semplice e sostanziale: nel silenzio e nel servizio. Qui nel 1884 il canonico Beato Giovanni Maria Boccardo, mosso dalla compassione per i parrocchiani colpiti dalla peste, apriva una casa per accogliere gli ultimi e fondava una congregazione, le «Povere Figlie di San Gaetano» perché li servissero. Questa casa, nata dal cuore sacerdotale di un santo prete torinese, è ancora oggi un sicuro punto di riferimento per le storie difficili di quelli che oggi sono gli «ultimi»: specie gli anziani ed i malati. Sono quasi 100 le persone, con diversi gradi di handicap, che oggi sono ospitate a Pancalieri in una struttura di prim’ordine che dà occupazione a circa 40 persone (tra medici, paramedici e addetti) fornendo assistenza. Moltissimi degli ospiti sono a carico dei famigliari o dell’assistenza sociale, altri sono sostenuti dalla Provvidenza.
 
Tra gli ospiti ci sono anche 6 sacerdoti diocesani che, a titolo diverso, hanno bisogno di aiuto e assistenza: le suore di San Gaetano sono 3, guidate dalla superiora suor Ausilia che spiega: «Appartiene al cuore del carisma del nostro fondatore l’accoglienza dei sacerdoti: fin da quando il beato Boccardo aprì questa casa quasi 130 anni fa i sacerdoti sono i benvenuti. Le memorie della congregazione raccontano che le suore andavano a dormire in soffitta per accogliere i sacerdoti che venivano a Pancalieri come ospiti o per predicare gli esercizi spirituali».
 
«I 6 preti diocesani ospiti a Pancalieri vivono l’esperienza della condivisione della vita con il popolo di Dio anche nell’età avanzata e nella malattia -spiega don Marco Brunetti, referente diocesano per le case di riposo del Clero di cui una e appunto quella di Pancalieri – alcuni di loro hanno ancora la possibilità di vivere alcuni aspetti della vita pastorale tra la gente della casa. È un’esperienza importante e bella». I preti che invece versano in condizioni di salute più precarie, o anche molto difficili, possono contare sull’assistenza fraterna ed attenta delle suore e vivono le loro difficoltà molto sollevati da questa presenza cristiana.
Ettore GIRIBALDI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 26 febbraio 2012