Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubemail

Pregare il lavoro, pensare il lavoro: messaggio dell’Arcivescovo per il 1° maggio

Riflessione di mons. Nosiglia e appello a riflettere sul presente e sul futuro del territorio
Gesù bambino nella bottega di san Giuseppe, opera di Gerrit Van Honthorst, 1620. S. Pietroburgo, Hermitage
Facebooktwitterpinterestmail

Pregare il lavoro, pensare il lavoro. Per i credenti la festa di san Giuseppe Artigiano, che si celebra il 1° maggio, ha un duplice significato, che ci richiama ai valori profondi della fraternità e della solidarietà ma ci impegna anche a riflettere sul presente e sul futuro del nostro territorio.

Nel suo Messaggio per la ricorrenza (nella sez. “Interventi del Vescovo”  e in allegato) l’Arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia, dichiara che la crisi continua a farsi sentire, ma non dobbiamo arrenderci né perdere la speranza. Anzi, siamo chiamati a essere, nella crisi, protagonisti di noi stessi. i cambiamenti profondi nel mondo del lavoro obbligano i lavoratori stessi a ripensarsi. Fare impresa non significa solo affrontare in proprio dei rischi, ma conquistare spazi di libertà, che vanno messi a servizio della comunità intera. L’economia civile è un campo tutto da scoprire, e che può rivelarsi uno strumento fecondo per realizzare non solo profitti ma anche quelle solidarietà che sono il migliore antidoto all’individualismo e al culto del denaro fine a se stesso.

I lavoratori, poi, possono diventare protagonisti della propria formazione. Non si tratta solo di imparare ciò che è utile a «servire le macchine», ma di appropriarsi di quelle conoscenze che rispecchiano i valori più profondamente umani. Perché non esiste nessun progetto di società che si possa realizzare da soli. Il senso del lavoro è anche in questa consapevolezza, in questa capacità di organizzarsi insieme, ritrovando o reinventando quelle forme di rappresentanza che sono l’ambito migliore entro cui tutelare i più deboli e promuovere gli interessi del bene comune.