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Religiosi, nostra ricchezza

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La vita delle 15 parrocchie delle unità pastorali 34 (Cuorgnè) e 35 (Favria) è strettamente intrecciata con l’opera di alcune congregazioni religiose che da secoli operano nelle valli del Canavese. Il santuario mariano di Belmonte è centro vivo di spiritualità per tutti i fedeli del luogo. Dal 1602, anno in cui i conti Valperga Caluso affidarono l’ex convento benedettino ai frati minori, lo stile francescano ha profondamente influenzato la vita quotidiana degli abitanti. La predicazione itinerante del Vangelo li portò da subito in contatto con la realtà contadina e poi operaia della zona, di cui condivisero in semplicità e povertà gioie e sofferenze facendo crescere la devozione a Maria.
 
La consuetudine della questua, che vedeva i frati scendere a valle e, fermandosi nei paesi, passare di casa in casa donando a tutti parole di riconciliazione e di fraternità approfondiva l’amicizia con i «frà ‘d Belmont». Una vicinanza che non è cambiata con il passare degli anni e la profonda trasformazione della vita sociale. Stima e devozione hanno portato numerose famiglie a vivere al santuario i momenti più significativi della loro vita cristiana (come battesimi e matrimoni). Le centinaia di ex-voto custoditi nella galleria a lato della chiesa testimoniano la fede di tanti canavesani (e non solo) che hanno visto nella Madonna una madre sempre pronta ad intervenire nei momenti di bisogno. Mentre le parrocchie delle unità pastorali hanno scelto il convento come luogo di riunione per i loro incontri periodici, alcune date significative dell’anno liturgico sono ormai un momento irrinunciabile di riflessione. Basti pensare alla tradizionale Via Crucis che nella sera del mercoledì santo richiama migliaia di partecipanti lungo il percorso delle cappelle che si snoda nel bosco retrostante il Santuario.
 
In molti invece nella notte di Natale sfidano il freddo pungente e il gelo per partecipare alla veglia insieme ai frati. Gradita ricompensa per i più piccoli è la visita al presepe meccanico del convento. Lungo l’anno è costante il flusso dei fedeli che salgono la collina per confessarsi al santuario. Spesso le parrocchie della zona contano sull’aiuto dei religiosi rimasti a Belmonte (3 sacerdoti) nello svolgimento delle funzioni penitenziali e nelle celebrazioni liturgiche. Il padre guardiano di Belmonte, padre Giuseppe Cargnino, è oggi parroco a Pertusio e Canischio. Numerosi gruppi (soprattutto di giovani) trascorrono presso il santuario le loro giornate di ritiro e riflessione, incantati dalla natura e dalla splendida vista sulla pianura padana.
 
Negli scorsi anni il convento era stato teatro di due fatti di cronaca particolarmente efferati. Nel gennaio 2006 alcuni malviventi penetrati nel convento avevano sottratto le corone d’oro della statua della Vergine. Il furto dei monili aveva toccato ciascuno nella sfera personale e familiare. Centinaia di persone erano salite silenziosamente al santuario in segno di solidarietà, mentre dopo il furto era partita spontaneamente tra i fedeli una catena di solidarietà che in breve tempo portò a raccogliere il denaro necessario per fabbricare due nuove corone d’oro. Nell’agosto 2008 un gruppo di balordi di origine romena erano entrati furtivamente nel convento a scopo di rapina aggredendo brutalmente i 4 frati minori che vi abitavano. Allo sconforto ed alla commozione iniziale i fedeli avevano risposto stringendosi intorno ai francescani in un silenzioso pellegrinaggio quotidiano al santuario ormai deserto.
 
Grazie alla disponibilità dei frati minori della provincia piemontese era stato possibile riprendere le celebrazioni liturgiche festive al santuario poche settimane dopo la vile aggressione, fino alla riapertura del convento ed all’arrivo di nuovi religiosi nel dicembre successivo. Oggi come allora sono quindi numerosi i laici che volontariamente dedicano parte del loro tempo ai bisogni del santuario. C’è chi pulisce la chiesa, chi si occupa di piccole riparazioni interne al santuario, dalla caldaia al tetto. Nei giorni festivi è aperta la mostra missionaria per la vendita degli oggetti e manufatti provenienti dalle missioni in Africa, Asia e nell’Est Europa.
 
Salesiani, presenza antica
Se con la chiusura dell’Istituto Giusto Morgando di Cuorgnè nel giugno 2006 e la successiva vendita del complesso al Comune è venuta meno la presenza fisica dei salesiani il carisma e l’opera di don Bosco in Canavese continua. Accanto ad un’attiva associazione di exallievi ed a quella dei cooperatori negli scorsi anni è nata la Compagnia di San Caravario. Il martire salesiano nato a Cuorgnè l’8 giugno 1903 e martirizzato in Cina nel 1930, canonizzato da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000, è oggi il protettore di molti fedeli canavesani (e non solo). «L’associazione – spiega il presidente Adelmo Mazzocchi – è sorta dal desiderio e dall’iniziativa di don Nicola Faletti, da anni custode della memoria e dei luoghi di san Callisto Caravario. Questa realtà è finalizzata a perpetuare la tradizione del santo cuorgnatese. Intendiamo così promuovere le molteplici iniziative dirette a far conoscere la figura di questo missionario salesiano. Dalla celebrazione delle feste liturgiche all’organizzazione di mostre e conferenze attività in campo editoriale».
 
L’associazione negli scorsi anni ha concluso l’iter di acquisizione dal Comune di Cuorgnè di alcuni locali dell’ex istituto attigui alla chiesa dell’Immacolata. «Questo primo passo – spiega il presidente degli exallievi, Silvio Cinotto – rappresenta per noi una tappa importante per rilanciare le nostre attività. Da qui possiamo ripartire per mantenere vivo lo spirito salesiano e dimostrare che l’opera di don Bosco non è passata invano a Cuorgnè».
 
Mentre molti exallievi sono impegnati nelle comunità di appartenenza di tutto il Canavese, i cooperatori collaborano attivamente con le realtà missionarie diocesane e parrocchiali. Numerose sono le volontarie del laboratorio missionario «Mamma Margherita», i cui ricavati vengono destinati alle missioni salesiane. L’associazione Vides Main (ancora attiva nei locali del Morgando) da anni promuove invece corsi di italiano, di cucito e di economia domestica per le donne immigrate. «La Compagnia – conclude Mazzocchi – intende perciò amplificare il messaggio di San Caravario e conservare attivamente le opere di don Bosco. Per questo ci poniamo concretamente al servizio dell’intera comunità parrocchiale cuorgnatese ed alle sue esigenze ed ai suoi bisogni, anche fisicamente con la nostra sede e le sue sale disponibili ad ospitare incontri, mostre ed altre iniziative».
 
Religiose «indispensabili»
I fedeli di molte parrocchie delle unità pastorali 34 e 35 possono contare sulla presenza di alcune congregazioni femminili di religiose, che collaborano attivamente alle attività parrocchiali. Mentre a Pertusio alcune Suore della Piccola Casa della Provvidenza di San Giuseppe Cottolengo curano la pastorale parrocchiale, le consorelle di Cuorgnè (uno dei primi luoghi dove il Cottolengo portò le sue suore) gestiscono la comunità per religiose anziane di Casa Borella. Molto attive nella pastorale sanitaria, ogni giorno portano conforto sia religioso che umano ai pazienti dell’ospedale cuorgnatese, affiancando il cappellano don Stefano Turi. Una piccola comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice ad Oglianico gestisce l’asilo infantile supportando nelle attività pastorali il parroco don Renè Mbelenge Apaneba, impegnato lungo al settimana nell’incarico di cappellano dell’ospedale torinese Maria Vittoria.
 
A Favria le religiose del Famulato Cristiano oltre a collaborare nella vita liturgica, svolgono attività di volontariato tra la popolazione. Mentre a Valperga da anni le Suore della Sapienza gestiscono la casa di riposo «Il castello» da alcuni mesi sono giunte in paese tre religiose colombiane appartenenti alle Serve del Santissimo e della Carità. Dal loro arrivo in paese, su invito del parroco don Martino Gomez, si occupano di pastorale parrocchiale e dell’insegnamento della religione nelle scuole elementari. Per il mese di maggio invece è atteso l’arrivo a Salassa di un gruppo di religiose francescane colombiane che si occuperanno di pastorale parrocchiale ed animazione liturgica. «La presenza delle religiose nelle nostre parrocchie, soprattutto in quelle che non dispongono di un sacerdote presente residenzialmente – spiega don Martino Gomez, moderatore dell’ Unità pastorale cuorgnatese – rappresenta un punto di riferimento per la popolazione ed un aiuto pastoralmente prezioso».
Giovanni COSTANTINO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 5 maggio 2013