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Savigliano, grande famiglia

Sei parrocchie cittadine (una a Monasterolo) con 10 sacerdoti
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INIZIA DAL DISTRETTO SUD LA VISITA PASTORALE DELL’ARCIVESCOVO NELLA DIOCESI – DAL 26 NOVEMBRE AL 18 DICEMBRE TRE SETTIMANE PER «CONOSCERSI»
Savigliano, grande famiglia
Sei parrocchie cittadine (una a Monasterolo) con 10 sacerdoti che operano in stretta collaborazione in un contesto civile attento ai problemi della gente
 
Un ospedale premiato in passato come il migliore d’Europa; un aeroporto (quello di Levaldigi, frazione di Savigliano); l’università; un teatro «mitico»; un tessuto urbano omogeneo e ben curato; antichi palazzi e chiese che nascondono tesori ancora da scoprire o ritrovare. Cos’altro chiedere a Savigliano? Il segno migliore del «benessere» della città si ritrova meglio che altrove in questo dato: un numero di abitanti (21 mila) stabile o in leggero aumento. Perché chi ci abita non se ne va, e il calo delle nascite è compensato dall’arrivo di immigrati che però non sconvolge, per ora, gli «equilibri» della popolazione. Ci sono, ad esempio, 600 albanesi che qui hanno trovato casa, lavoro e integrzione.
 
La crisi, tuttavia, si sente anche qui: le parrocchie hanno dovuto aumentare i contributi e gli aiuti alle famiglie in maggiori difficolta; il lavoro non si trova facilmente e l’occupazione continua a dipendere dalle sorti, non sempre facili da decifrare, dell’unica grande fabbrica, la Alstom. L’aeroporto non «decolla» come quelli della Provincia Granda vorrebbero. Ma nell’insieme i segnali di disagio sono più contenuti che altrove anche perché la vera «risorsa», qui, è la vita civile: le associazioni di ogni genere, il volontariato diffuso, la capacità – divenuta merce rara da altre parti – di far camminare progetti condivisi. Ma Savigliano si «fonda» soprattutto su attività che oggi sono meno direttamente toccate dalla crisi finanziaria globale, o da quella torinese dell’automotive. L’industria agroalimentare, che in questi anni ha saputo rinnovarsi e qualificarsi, è un riferimento solido e ha alle spalle tradizioni familiari secolari. Qui si tiene ogni anno un’importante fiera nazionale della meccanizzazione agricola, a segnalare l’importanza del settore per l’economia locale e non solo.
 
Anche la comunità cristiana vive in un clima di attenzione, di riconoscimento del proprio servizio, di rispetto e di generosità. La frequenza alle Messe festive è tra il 15 e il 20% della popolazione ma, soprattutto, intorno alla Chiesa (e alle varie chiese) c’è un’attenzione diffusa, per le proposte culturali e religiose come per quelle educative. C’è, anche, una «tradizione» del ritrovarsi e del riconoscersi, del continuare la memoria nella Chiesa: le celebrazioni di sepoltura come quelle di Trigesima affollano le chiese come a Natale… La differenza, rispetto alla grande città o alle periferie metropolitane, è che qui nessuno (o quasi) è «anonimo».
 
Qui l’«Unità pastorale» era cominciata molto prima che nel resto della diocesi. Fin dai tempi delle «zone» e delle vicarie i preti di Savigliano avevano cominciato a trovarsi e lavorare insieme, obbligati dalla struttura stessa del territorio: una città importante e «isolata», nel cuore della provincia cuneese e però tenacemente attaccata alle sue radici torinesi per quanto riguarda l’appartenenza ecclesiale (i grandi appezzamenti agricoli intorno a Savigliano erano, anticamente, di proprietà del Capitolo del Duomo di Torino: da qui vennero le risorse per costruire il primo ospedale della capitale, quello intitolato appunto a San Giovanni Battista).
Oggi la collaborazione è rafforzata dalla struttura stessa dell’Unità pastorale, che fa capo a tre parroci «giovani» (poco più di 40 anni l’età media), venuti tutti insieme per iniziare un ciclo di lavoro coordinato, in cui le identità delle varie parrocchie rimangono ma la collaborazione nella pastorale è sempre più accentuata.
 
Con i tre parroci continuano a collaborare i preti più anziani rimasti in città, che rappresentano anche la continuità e la «memoria» della Chiesa locale. Alcuni di essi provengono dalla vicina diocesi di Fossano, che tradizionalmente fornisce clero alla città. Nell’Unità pastorale rientra anche Monasterolo di Savigliano che però, per la posizione isolata, mantiene una serie di attività in proprio, pur partecipando alle iniziative più importanti. Ora si tenta di avviare un cammino di «fraternità» più impegnativo, abitando insieme e individuando momenti di preghiera comune fra i preti. Un cammino che deve non solo rafforzare la comunione, ma rappresentare anche una «testimonianza» per le comunità. Non si tratta soltanto di attività e di «servizi» ma di qualcosa di più profondo: il segno che la «comunità cristiana» è, appunto, prima di tutto, comunità di preghiera e di condivisione.
 
Anche perché il coordinamento della pastorale è avviato ormai da tempo per alcune fra le attività più importanti come l’Estate Ragazzi (10 campi estivi realizzati insieme, con 350 giovani divisi non per parrocchia ma per età) e, soprattutto, la formazione degli educatori (catechisti, animatori dei gruppi giovanili, animatori della carità, ecc.). Il prossimo passo dovrebbe essere il coordinamento delle altre attività educative, coinvolgendo gli insegnanti di religione e puntando a realizzare iniziative permanenti di formazione degli adulti, a partire dai genitori dei bambini che partecipano al catechismo. Un altro passo fondamentale va nella direzione della famiglia: ci sono 15 gruppi già costituiti di genitori e coppie che si ritrovano regolarmente; in estate si è tenuto un campo specifico. Quel «cammino educativo» che la Chiesa italiana sta compiendo nel decennio, sicuramente farà tappa anche a Savigliano.
Marco BONATTI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 27 novembre 2011