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Sfop: a Chieri 6 “mandati” per le nuove sfide pastorali

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Hanno concluso il biennio di formazione proposto dallo Sfop (la Scuola diocesana di formazione per operatori pastorali) e lo scorso settembre hanno ricevuto dall’Arcivescovo il mandato per tradurre quanto approfondito e appreso in iniziative pastorali nelle proprie comunità e nell’Unità pastorale 59. Si tratta di 6 adulti che hanno raccolto la proposta di don Stefano Votta, parroco e moderatore, di seguire il percorso formativo diocesano, tra loro Gian Carlo Tabasso impegnato nella pastorale familiare e la moglie Cristina Florio.

«Di noi 6 che abbiamo seguito lo Sfop – spiega Tabasso – in tre si occupano di catechesi, due di pastorale familiare e mia moglie di pastorale giovanile. È stato un percorso utile e significativo, ma soprattutto ci ha confermato nell’idea che la formazione è fondamentale e non si esaurisce. Non è che ora che abbiamo conseguito il mandato abbiamo terminato di imparare. La formazione pastorale va continuamente ‘aggiornata’, approfondita. C’è sempre da imparare, c’è molto da conoscere…». E se proprio la pastorale familiare affronta temi che necessitano un continuo confronto e approfondimento in rapporto ai cambiamenti della società e alle stesse riflessioni che la Chiesa sta sottoponendo all’attenzione sinodale, ecco dunque che la presenza di operatori formati diventa fondamentale per animare e sostenere questo settore pastorale.

«Da settembre – prosegue – si è cercato di dare vita ad un coordinamento di pastorale familiare nell’ambito dell’Unità. Un coordinamento che tenga conto anche delle altre pastorali perché la famiglia è sicuramente un elemento ‘trasversale’. Non si può parlare di giovani, affrontare problematiche e risorse del dopo cresima, della catechesi dei piccoli, senza coinvolgere, tener conto della famiglia». Un primo passaggio del Coordinamento per la pastorale familiare è stato dunque quello di censire sul territorio dell’Unità tutti i gruppi parrocchiali e non (associazioni, realtà legate alle congregazioni religiose presenti nell’Unità) che si occupano di famiglia, dalle famiglie cosiddette «tradizionali» a quelle ferite che vivono la sofferenza della separazione o del divorzio e che interpellano le comunità ecclesiali, che rappresentano la «sfida costruttiva » della pastorale familiare.

«Mappare le diverse realtà – aggiunge – comporta conoscerle, mettersi in ascolto e a confronto per affrontare insieme, per unire le risorse e affrontare al meglio i cambiamenti sociali che oggi ci interpellano». Ascolto e confronto che sono anche alla base del percorso dello Sfop: «dopo un primo anno molto interessante di informazioni generali, ma non generaliste – precisa – grazie ad esperti autorevoli, nel secondo anno abbiamo approfondito i documenti che riguardano il nostro impegno pastorale, ci siamo messi in ascolto, ci siamo confrontati abbiamo analizzato i nuovi contesti in cui siamo inseriti».

Così dall’analisi all’azione e dall’Unità pastorale «sulla carta » ad un’Unità che si traduce realmente in sinergie e collaborazione, in percorsi concreti che la Visita dell’Arcivescovo contribuirà a rilanciare. «Abbiamo avviato un percorso – conclude – che con la visita dell’Arcivescovo vedrà sicuramente il raggiungimento di una tappa significativa. Sarà l’occasione per presentargli i ‘frutti del censimento’ negli incontri con le famiglie, i fidanzati, le ‘realtà ferite’, ma al tempo stesso per proporre di dare seguito a questo ritrovarsi, ponendosi in ascolto. L’auspicio infatti è quello di poter continuare ad incontrarsi per conoscersi, magari anche al di fuori dei contesti parrocchiali, proprio per valorizzare quell’annuncio che cerca di abbattere le barriere del pregiudizio e di coinvolgere il più possibile anche chi si è allontanato… ».

Federica BELLO

Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 15 febbraio 2015