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Dichiarazione nullità matrimonio: nota della CEP

Considerazioni riguardo al Tribunale interdiocesano per le cause matrimoniali
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Qui di seguito (e in allegato) la Nota della Conferenza episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta del 19 gennaio 2016 riguardo al Tribunale interdiocesano per le cause matrimoniali:

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Il Santo Padre Papa Francesco ha riformato il processo per la dichiarazione della nullità del matrimonio con la promulgazione del Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus pubblicato l’8 settembre 2015 che è entrato in vigore l’8 dicembre scorso.

Il documento evidenzia il coinvolgimento del Vescovo diocesano non solo nel vigilare sulla retta amministrazione della giustizia, ma anche nel suo essere pastore e capo e pertanto giudice per la sua diocesi, prevedendo l’esercizio anche personale della funzione giudiziale.

Con l’intento di dare piena attuazione alle disposizioni del Santo Padre, e di recepirne i criteri fondamentali, la Conferenza Episcopale Piemontese pur riconoscendo la possibilità per singoli Vescovi diocesani o gruppi di essi di provvedere diversamente nel futuro, costituendo un proprio Tribunale per le cause di nullità matrimoniale nelle forme consentite dal diritto ha elaborato una articolata nota che si riporta nei tre punti sintetizzati.

IL RUOLO CENTRALE DEL TRIBUNALE REGIONALE

1.           Poiché il Motu Proprio, oltre ai Tribunali diocesani, fa riferimento anche ai Tribunali interdiocesani, come è il Tribunale ecclesiastico regionale piemontese, nella situazione attuale i Vescovi ritengono che questo Tribunale interdiocesano possa continuare ad essere competente a valutare e giudicare le domande di nullità matrimoniale ancora in corso e quelle introdotte nel futuro che saranno trattate con il processo ordinario oppure documentale. Spetta pertanto al Vicario giudiziale del Tribunale regionale accogliere, dopo una prima verifica, le domande di nullità. È necessario, infatti, che il fedele sappia con estrema chiarezza a quale Tribunale rivolgersi, in modo che possa esercitare il suo diritto di chiedere la verifica della nullità del proprio matrimonio e che la sua domanda sia trattata come previsto dalla vigente normativa canonica.

Anche le domande del processo più breve, novità introdotta dal Motu Proprio, saranno inoltrate al Tribunale interdiocesano regionale e il Vicario giudiziale contatterà quanto prima il Vescovo competente a giudicare perché si attivi a norma del diritto. Le diocesi piemontesi si daranno prassi e modalità comuni e verifiche periodiche per l’attuazione della riforma.

I Vescovi piemontesi, riuniti in un unico Tribunale comprendente le due diocesi metropolitane, intendono che oltre alla Rota Romana, il proprio Tribunale di Appello resti quello interdiocesano dei Vescovi della Lombardia, che quei Vescovi hanno prorogato nella sua attività.

VENGA ASSICURATA LA GRATUITÀ DELLE PROCEDURE

2.           Il Santo Padre affida alle Conferenze Episcopali Nazionali il compito di stimolare e aiutare i Vescovi a mettere in pratica la riforma del processo matrimoniale e, salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operatori dei Tribunali, le invita a curare «per quanto possibile» che venga assicurata la gratuità delle procedure. In questa prospettiva, la normativa C.E.I. sul regime amministrativo ed economico dei Tribunali rimane in vigore in attesa delle future modifiche deliberate dall’Assemblea plenaria con successiva recognitio della Santa Sede. Resta valida la possibilità di chiedere il gratuito patrocinio e la riduzione o esenzione dal contributo processuale, qualora vi siano situazioni comprovate di difficoltà economica.

UNA PASTORALE FAMILIARE ATTENTA ALLE “FERITE” DELLE PERSONE

3.           Il Papa evidenzia come all’interno della pastorale familiare ordinaria trovi la sua idonea collocazione la verifica della nullità del matrimonio e l’indagine preliminare alla preparazione del libello. Pertanto, i Vescovi si impegneranno, nei prossimi mesi anche con appositi momenti di studio, a dare corpo ed attuare una pastorale familiare “in uscita” che si ponga alla ricerca delle persone nelle loro concrete situazioni e presti attenzione anche alle coppie in crisi, o che hanno vissuto la separazione oppure nelle quali uno o entrambi i coniugi hanno ricostruito una nuova unione. Questo è il primo compito che il Motu Proprio affida ai Vescovi diocesani, all’interno della pastorale matrimoniale diocesana unitaria, non esclusa la costituzione di una o più strutture stabili diocesane o anche interdiocesane, che sono in fase di studio, per un reale accompagnamento delle persone in attenzione alle loro “ferite”. Il primo impegno sarà volto alla «preparazione di un personale sufficiente, composto di chierici e laici, che si consacri in modo prioritario a questo servizio ecclesiale» (Documento finale della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, n. 82) a partire dagli operatori del Tribunale regionale e in particolare dai Patroni Stabili messi gratuitamente a disposizione dei fedeli, e dagli operatori degli uffici della pastorale familiare diocesana, compresi i Consultori familiari di ispirazione cristiana presenti nelle Chiese locali piemontesi.

I Vescovi della Conferenza Episcopale Piemontese