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10 Maggio 2021

Le rappresentazioni dell’Ascensione da Bisanzio a Dalì

Articolo di Luciana Ruatta per la Rubrica ARTE IN CHIESA - La Voce e Il Tempo del 9 maggio 2021
Salvator Dalì, 1958, Collezione privata
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L’Ascensione del Signore, che si consolida come festività distinta dalla Pasqua a partire dal IV secolo, tra Risurrezione e Pentecoste, celebra l’elevazione di Gesù – e dunque della natura umana – fino al trono del Padre. Segno perenne del legame tra cielo e terra, in quanto il Verbo, come ricorda Leone Magno  “pur discendendo dal Padre, non l’aveva mai lasciato, e, pur risalendo al Padre, non si era allontanato dai discepoli”.

Le rappresentazioni artistiche del tema seguono sostanzialmente tre modelli. Secondo un’antica tradizione bizantina, Cristo sale al cielo, come dirigendosi su un ripido sentiero verso la cima di un monte, con l’aiuto della mano di Dio che lo solleva dalla nuvola (esempi: Dittico di Monaco, Sacramentario di Drogone).  Tale rappresentazione viene in seguito abbandonata per sottolineare che Cristo si innalza senza alcun aiuto (sua virtute fertur, papa Gregorio Magno, VI sec.), lasciando il posto alla rappresentazione divenuta “tradizionale” divisa in due parti, con in alto l’intero corpo di Cristo, spesso seduto in trono e racchiuso da una mandorla, in basso gli apostoli rattristati, Maria e i due angeli, richiamo alla risurrezione (Evangeliario di Rabbula VI sec., mosaici di S. Marco a Venezia e di Monreale XII sec., icona dell’ascensione).

Una terza iconografia, sorta intorno all’anno 1000 in Inghilterra e molto presente nei codici miniati, concentra la sua attenzione unicamente sui piedi di Gesù, che rimangono visibili mentre egli scompare tra le nuvole (Atti 1, 9). Al di sotto, le impronte da lui lasciate sulla roccia (Messale di Autun e Salterio Shaftesbury)

La raffigurazione tradizionale a figura intera è stata privilegiata dai artisti di ogni epoca. A volte il riferimento è la Trasfigurazione di Raffaello (tema molto simile all’Ascensione e sovente confuso con esso), come nell’Ascensione di Benvenuto Tisi da Garofolo e in quella di Singleton Copley.

Salvador Dalí nel 1958 reinterpreta radicalmente il tema: Cristo, inquadrato secondo una inconsueta prospettiva dal basso, ascende al cielo con le braccia aperte. Lo accolgono lo Spirito Santo e una figura di Dio Madre che  ha il volto di Gala, sua sposa. Il globo giallo ricorda un girasole, simbolo della venerazione di Dio a cui si volge, per ricevere luce e vita, la creatura.

Luciana Ruatta

Dittico di Monaco (Pie donne al sepolcro e ascensione di Cristo), avorio, fine IV secolo, Museo Nazionale, Monaco di Baviera
Evangeliario di Rabbula, manoscritto miniato del VI secolo in lingua siriaca, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze
Sacramentario di Drogo, manoscritto miniato carolingio, 850 circa, Folio 71v, capolettera decorato C con l’Ascensione di Cristo, Bibliothèque Nationale de France, Parigi
Ascensione, mosaico XII sec., Duomo di Monreale, Palermo
Andrea Mantegna, Trittico degli Uffizi, 1463-64, Galleria degli Uffizi, Firenze
Ludovico Brea, Pala d’altare, 1483, acquistata dallo Stato nel 2010 per la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giotto, 1303 – 1305, affresco Cappella degli Scrovegni, Padova. Si può notare qui un allontanamento dai modelli stabiliti, con Cristo di profilo parzialmente tagliato dal bordo dell’affresco

 

Raffaello, Trasfigurazione, 1518 – 1520, Pinacoteca Vaticana, Musei Vaticani. I due temi, molto simili, sono stati spesso confusi

 

Andrea della Robbia, terracotta invetriata, 1480, Basilica Maggiore, La Verna, Arezzo
Benvenuto Tisi da Garofalo, 1510-1520, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini, Roma. Riprende Trasfigurazione di Raffaello

 

 

John Singleton Copley, 1775, The Museum of Fine Arts, Boston. Ugualmente, riprende Raffaello

 

RUBRICA ARTE IN CHIESA de La Voce e Il Tempo

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