{"id":36,"date":"2016-09-05T20:56:00","date_gmt":"2016-09-05T18:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesi.torino.it\/caritas\/2016\/09\/05\/pensiero-direttore\/"},"modified":"2017-09-07T15:42:26","modified_gmt":"2017-09-07T13:42:26","slug":"pensiero-direttore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/caritas\/pensiero-direttore\/","title":{"rendered":"Pensiero Diretto(re)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;\"><span style=\"font-size:10.0pt;font-family:\"Courier New\"\">Ci sono temi che stanno da sempre al confine. Guardati da una prospettiva sembrano abitare uno spazio, osservati dall\u2019altra paiono passare dall\u2019altra parte della frontiera. Sono come gemelli eterozigoti che condividono molti tratti comuni, ma che si differenziano in quelli pi\u00f9 caratterizzanti l\u2019identit\u00e0. \u00c8 il caso che interessa il binomio \u00abgiustizia e carit\u00e0\u00bb. Tornarci su dopo le migliaia di pagine scritte da valenti teologi e moralisti, giuristi, filosofi e sociologi, economisti e anche da qualche raro uomo politico parrebbe esercizio inutile, o perlomeno noioso. Invece si tratta di tema tremendamente scottante e di una attualit\u00e0 vivissima. Ne sanno qualcosa intere popolazioni o parti di esse stremate dalla ignavia di classi dirigenti che sembrano galleggiare in mondi paralleli. Potrebbero portarne testimonianza coloro che, espulsi dal mercato del lavoro si sono trovati a fare i conti con un deficit che \u00e8 soprattutto di dignit\u00e0. Ce lo dicono con sofferenza tanti operatori umanitari nazionali ed internazionali che si vedono caricati di una missione suppletiva che assorbe risorse sempre e solo \u00abdonate\u00bb e quasi mai pianificate da una programmazione gestionale del bene comune. Ma se guardiamo con attenzione alle scelte politiche, amministrative e del cosiddetto sentire comune ci accorgiamo che anche tra noi, nel qui ed ora, quel binomio \u00e8 ancora lontano dall\u2019essere interpretato con lungimirante coerenza. La lunga crisi economica, la non meno forte e pericolosa crisi politica cui stiamo assistendo impotenti ed estromessi, la fluidit\u00e0 di una cultura in cambiamento e sempre pi\u00f9 ancorata alla opinione di chi ha i mezzi, hanno messo in luce quanto poco siamo riusciti ad interpretare il ruolo generativo della giustizia e lo specifico profetico della carit\u00e0. Salvo alcune lodevoli eccezioni, \u00a0il problema viene bellamente mascherato con gli intenti di collaborazione e di sinergia, talora buonistici talaltra troppo pragmatici anche solo per essere credibili. Cos\u00ec, nel silenzio del non pubblicamente detto, pensiamo: \u00abquanto la giustizia non riesce a fare (o non pu\u00f2 o non vuole fare), lo compia la carit\u00e0\u00bb. Carenza di risorse, difficolt\u00e0 organizzative, revisioni di sistema stanno esaltando la carit\u00e0 come elemento suppletivo o addirittura sostitutivo della giustizia. E cos\u00ec, spesso con il benestare anche degli operatori del privato sociale, la carit\u00e0 dovrebbe colmare il gap della giustizia, facendoci stare tutti interiormente tranquilli nella pi\u00f9 assoluta confusione. Confondere i ruoli non giova a nessuno e, soprattutto, non cura la dignit\u00e0 di persone e societ\u00e0. Ci sono beni e doveri che sono propri della giustizia e senza i quali nessuna \u00abumanit\u00e0\u00bb pu\u00f2 prendere forma. Beni che attengono alla dignit\u00e0 profonda delle persone e non solo dei \u00abcittadini\u00bb, che vanno messi a disposizione in virt\u00f9 dello stesso bene comune che sostiene la vita civile di un consesso umano. Sono le opportunit\u00e0 di fondo che occorrono alle persone per poter costruire la propria vita mettendo in gioco se stessi: libert\u00e0, istruzione, possibilit\u00e0 di una sopravvivenza anche nei tempi difficili, \u00a0pari opportunit\u00e0 senza egualitarismo spersonalizzante, esercizio della scelta religiosa, difesa della vita, possibilit\u00e0 di cura della salute, accesso alle risorse comuni, autodeterminazione. E solo per fare alcuni esempi. Di tali necessit\u00e0 siamo tutti convinti. Ma, troppo spesso, solo a parole. Le opportunit\u00e0 di contro non sono riducibili a pie esortazioni: sono scelte, decisioni, programmazioni, visioni, azioni concrete, priorit\u00e0. Che spesso non ci sono. Come un reddito minimo che tenga sopra il livello di sussistenza tutte le persone in modo che queste possano attivarsi nel percorso di crescita. O come alcuni livelli essenziali di prestazioni e servizi che la collettivit\u00e0 non pu\u00f2 prevedere solo nell\u2019ambito sanitario. Non possiamo accettare passivamente che la fruizione di un diritto sia legata alla maggiore o minore facilit\u00e0 di reperire le risorse economiche necessarie. Come non si pu\u00f2 pi\u00f9 accettare che servizi e opportunit\u00e0 dovute per dignit\u00e0 siano messe in campo solo grazie alla carit\u00e0 di qualcuno. Fare tutto ci\u00f2 \u00abper carit\u00e0\u00bb non \u00e8 la stessa cosa. Perch\u00e9 la carit\u00e0 offre beni relazionali, oggetti di fraternit\u00e0, occasioni di umanizzazione, calore di incontri. Carit\u00e0 \u00e8 dono gratuito di s\u00e9 stessi prima che di cose e servizi. La solidariet\u00e0 \u00e8 <i>compimento<\/i> e non sostituzione perch\u00e9, innestandosi sulla giustizia, le offre quella dimensione ricca che fa dell\u2019inclusione sociale vera famigliarit\u00e0, delle opportunit\u00e0 di crescita attivatori di responsabilit\u00e0, dei servizi punti di partenza verso un farsi carico complessivo di s\u00e9, dei progetti veri cammini comuni di comunione e condivisione. Senza la carit\u00e0 la giustizia \u00e8 imperfetta, sempre. Ma senza la giustizia la carit\u00e0 necessariamente decade e si appiattisce sulle dimensioni di una operativit\u00e0 che non \u00e8 bella concretezza ma minimalismo, sostituzione, delega impropria. Purtroppo cos\u00ec non si pensa nemmeno nelle stanze dei bottoni. Lo ha confermato pochi giorni fa il dispositivo di una sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato una donna indigente rea di essersi appropriata di alcuni pezzi di formaggio in un supermercato torinese. Nulla da eccepire sulla decisione. Ma nella motivazione giace un tema che delude. Stando a quanto i giornali hanno riportato verrebbe detto che \u00aballe esigenze delle persone che versano in tale stato \u00e8 possibile provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale, per esempio la Caritas\u00bb. Cos\u00ec sprofondiamo in una ottica riparatrice che, forse, tura le falle di un sistema aprendone altre sempre pi\u00f9 grandi, rinunciando ad andare alle cause. La lotta alla povert\u00e0 non si fa con la carit\u00e0, ma con la giustizia sorretta dalla carit\u00e0. Se mancano le condizioni di dignit\u00e0 non possiamo continuare a mettere cerotti, rattoppi nuovi su vestiti logori e senza consistenza. Carit\u00e0 e giustizia sono le due facce di una sola responsabilit\u00e0 che va assunta e condivisa da tutta la societ\u00e0, a partire dalle sue Istituzioni. La giustizia non investe per creare \u201cassistiti\u201d ma per rendere autonomi, liberare, generare. La vera carit\u00e0 sostiene il percorso di liberazione e lo rende profondo, onnicomprensivo, comunitario, condiviso. La prospettiva \u00e8 quella che cinquantadue anni fa fu scritta in uno dei pi\u00f9 scomodi documenti del Concilio Vaticano II, la <i>Gaudium et Spes<\/i>: \u00ab<i>Justitia duce, caritate comite<\/i> &#8211; la giustizia guida, la carit\u00e0 accompagna\u00bb (69). Un orizzonte difficile da digerire dalla Chiesa di allora, che tradusse il testo in italiano edulcorando il peso dei termini fermandosi alla sola inseparabilit\u00e0 di essi, ed indigesto per molte Istituzioni e gruppi politici nella situazione di oggi. Non si pu\u00f2 accettare la supplenza passiva della solidariet\u00e0, mossa da esigenze del cuore e dell\u2019anima, rispetto ai doveri della giustizia sociale, guidata dalla Costituzione e dall\u2019imperativo laicamente etico della societ\u00e0 democratica. Mentre la solidariet\u00e0 sta mettendosi in gioco in maniera seria e continuativa, come nei paesi sfregiati dal terremoto in Centro Italia o nelle situazioni di marginalizzazione di tanti nuovi poveri, bisogna avere il coraggio di partire dalla giustizia e di chiedere a gran voce che questo accada sempre. Come facevano ai loro tempi i profeti dell\u2019Antico Testamento. Si scagliavano contro le ingiustizie sociali non perch\u00e9 fossero degli attivisti <i>ante litteram<\/i> dei diritti umani, ma perch\u00e9 il loro silenzio sarebbe equivalso all\u2019ammissione di una connivenza di Dio con quel sistema iniquo. Fare inclusione sociale dei poveri, obiettivo chiaro della Chiesa in uscita ma anche tema caro a tante culture del nostro tempo, passa necessariamente da un modo pi\u00f9 convinto di vivere i doveri di giustizia. Sia a livello della societ\u00e0 civile con le sue istituzioni e i suoi corpi, sia a livello della comunit\u00e0 ecclesiale. Tenendo tutti ben presente che la condivisione concreta non \u00e8 atto di carit\u00e0, ma necessit\u00e0 di giustizia. Con buona pace di chi vorrebbe utilizzare la giustizia come strumento per proteggere i propri interessi facendone fare le spese alla dignit\u00e0 di chi \u00e8 pi\u00f9 debole.<o_p><\/o_p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;\"><span style=\"font-size:10.0pt;font-family:\"Courier New\"\">\u00a0<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>Torino, 6 marzo 2017<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Pierluigi Dovis<\/strong><\/div>\n<div>Direttore Caritas Torino<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono temi che stanno da sempre al confine. Guardati da una prospettiva sembrano abitare uno spazio, osservati dall\u2019altra paiono passare dall\u2019altra parte della frontiera. 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