Preghiamo per la famiglia di Adrian

Il Servizio diocesano per il Catecumenato ricorda il giovanissimo neofita, mancato improvvisamente per un malore sul campo di calcio.

Su numerosi quotidiani, tra cui La Stampa, il 24 dicembre è apparsa la notizia scioccante della morte di Adrien Sandjo una giovane promessa del calcio piemontese, che in campo è stato colto da un arresto cardiaco.

La sua storia è simile a quella di tanti suoi coetanei, immigrati o meno, che cercano il senso dell’esistere e inseguono i propri sogni tra vittorie e sconfitte. Adrien è stato tante cose nella sua breve vita, è stato anche uno dei nostri catecumeni: un giovane ragazzo che il Servizio diocesano per il Catecumenato aveva accompagnato qualche anno fa a celebrare i Sacramenti dell’Iniziazione insieme a sua sorella.

Di lui oggi rimangono tracce importanti e positive, doni indelebili per chi lo ha conosciuto. L’ultimo suo dono è nato dal dolore generoso di sua madre: gli organi di Adrien sono stati donati per regalare vita. Ringraziamo Dio dello sua vita che si prolunga oltre la morte. Salutiamo Adrien con le parole di chi lo ha conosciuto nel profondo e lo ha accompagnato negli anni della sua vita italiana, Roberta De Bernardi, la sua prof delle medie ma soprattutto la sua amica, la sua madrina, la sua maestra di vita.

“Ho conosciuto Adrien nel settembre del 2016. Era un ragazzino molto alto per la sua età, magro con un viso imbronciato, arrabbiato perché lui non voleva venire nella scuola media, voleva rimanere alla elementari con i suoi compagni. Un giorno, parlandomi, mi disse che lui era così furioso perché non riusciva mai a finire quello che aveva cominciato. Lo presi per mano e gli feci vedere la nuova scuola e gli promisi che non ci saremmo più lasciati per i prossimi tre anni.

Mi fece un bellissimo sorriso, perché Adrien aveva veramente un sorriso disarmante.

Da quel momento non l’ho più perso: abbiamo trascorso insieme tre anni di scuola media con compagni splendidi che lo hanno sempre aiutato e capito. Ricordo la sua felicità a Noli, in gita scolastica, quando con i ragazzi ha potuto mettere i piedi nel mare o durante la caccia al tesoro nel borgo di Omegna o ancora quando, durante un open day, presentava con orgoglio la sua scuola media mostrando alcuni balletti.

La mia strada con Adrien non si è divisa nemmeno dopo le medie perché la sua mamma chiese a me e a mio marito di diventare madrina e padrino di Adrien e di sua sorella Germaine nel percorso cristiano per ricevere i sacramenti.

Questo ci ha unito ancora di più e così ho visto Adrien giocare a calcio, lo sport che amava più di ogni altra cosa e che sperava potesse dargli un’opportunità nuova, alle scuole superiori, frequentate con impegno, durante lo stage, svolto con serietà e professionalità, mentre faceva merenda, sempre con due brioches.

Se non ci vedevamo subito mi mandava le foto su whasapp delle pagine di diario con i voti e insieme andavamo a fare acquisti.

L’ultimo suo messaggio è un vocale in cui mi diceva, felice ed entusiasta, che era stato convocato nella squadra della rappresentativa regionale di calcio: era al settimo cielo e pieno di orgoglio. Purtroppo sarebbe stata la sua ultima partita.

Ed è proprio così che lo voglio ricordare: allegro, felice e con il suo sorriso aperto verso il mondo.

Ciao Adrien”

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