{"id":56,"date":"2010-06-22T15:17:00","date_gmt":"2010-06-22T13:17:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesi.torino.it\/centrostudi\/2010\/06\/22\/le-moschee-considerazioni-a-partire-da-due-ricerche-sociologiche-del-centro-peirone-nella-regione-piemonte-gennaio-2009\/"},"modified":"2010-06-22T15:17:00","modified_gmt":"2010-06-22T13:17:00","slug":"le-moschee-considerazioni-a-partire-da-due-ricerche-sociologiche-del-centro-peirone-nella-regione-piemonte-gennaio-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/centrostudi\/2010\/06\/22\/le-moschee-considerazioni-a-partire-da-due-ricerche-sociologiche-del-centro-peirone-nella-regione-piemonte-gennaio-2009\/","title":{"rendered":"LE MOSCHEE: CONSIDERAZIONI A PARTIRE DA DUE RICERCHE SOCIOLOGICHE DEL CENTRO PEIRONE NELLA REGIONE PIEMONTE (gennaio 2009)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Le moschee:<\/strong> <strong>considerazioni a partire da due ricerche sociologiche<\/strong> <strong>del Centro Peirone nella Regione Piemonte (gennaio 2009)<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A cura di:<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Prof. Negri Augusto, direttore del Centro F. Peirone<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La moschea (masjid), in senso pieno, non \u00e8 solo il luogo del culto dei musulmani ma un vero e proprio centro culturale e sociale. Gli edifici si riconoscono da elementi \u0091canonici\u0092, declinati nei diversi stili architettonici: il cortile con il colonnato, una o pi\u00f9 fontane e\/o la sala delle abluzioni, il minareto, la sala di preghiera a diverse navate con il colonnato interno, la tribuna o la parte riservata alle donne, i tappeti, i fregi alle pareti in lingua araba composti da frasi coraniche o dai diversi Nomi di Dio, il mirh\u00e2b, che indica la direzione della preghiera verso la Mecca (qibla), la cattedra (minbar) ecc. Nello stesso complesso architettonico, troviamo le aule per la scuola coranica, la biblioteca, la libreria per la vendita al pubblico di libri, cassette audio-visive e oggetti di culto, il dispensario medico per la visita delle donne secondo le norme prescritte, varie sale per riunioni, conferenze, dibattiti.  In Italia le moschee che rispettano molti, se non tutti, i criteri canonici non sono numerose, tra queste segnaliamo la grande moschea di Roma, quella di Segrate (MI), quella di Palermo, quella di Catania, quella di Lodi, quella del Co.Re.Is. di Milano, in costruzione. Esistono poi numerosi locali destinati al culto islamico, impropriamente chiamati \u0091moschea\u0092, se vogliamo rispettare i canoni suddetti. Sono le \u0091sale di preghiera\u0092, ricavate in un capannone o in un centro commerciale o in un cascinale o in diversi appartamenti attigui in un cortile ecc.  In esse troviamo la sala di preghiera &#8211; o pi\u00f9 sale comunicanti- , la sala per le donne o almeno un separ\u00e9 costituito -normalmente- da una tenda, a volte il negozio di libri e oggetti di culto ecc. Useremo, nel prosieguo, indifferentemente i due termini (mosche, sala di preghiera), sapendo tuttavia che, a rigor di termini, indicano realt\u00e0 differenti.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">In assenza di accordi (un\u0092Intesa o diverse Intese) fra le comunit\u00e0 islamiche e lo Stato italiano, i musulmani possono tutelare e ottemperare al diritto-dovere del culto, costituendo legalmente associazioni ed eleggendo il presidente e il consiglio direttivo. Talvolta la denominazione dell\u0092associazione si riferisce al luogo di culto (\u0091moschea di\u0085\u0092), talvolta alla ragione sociale (\u0091Centro Culturale islamico\u0085\u0092, \u0091Associazione culturale islamica\u0085\u0092).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ogni moschea \u00e8 indipendente dalle altre, i suoi dirigenti esprimono l\u0092ideologia socio-politico-religiosa del gruppo fondatore e colui che solitamente viene chiamato im\u00e0m, ne incarna i fini e gli obiettivi, di fronte al proprio gruppo e alla societ\u00e0. A chiarimento, s\u0092impongono due precisazioni. In primo luogo, non esiste una struttura n\u00e9 una gerarchia \u0091ecclesiale\u0092 nell\u0092isl\u00e0m, pertanto sono errate le equazioni im\u00e0m-prete (o vescovo) e moschea-chiesa. L\u0092im\u00e0m non \u00e8 il rappresentante delegato dell\u0092autorit\u00e0 gerarchica islamica a presiedere un\u0092unit\u00e0  di culto territoriale, ogni moschea \u00e8 di per s\u00e9 acefala. Invece, diverse moschee possono liberamente aderire ad un\u0092organizzazione pi\u00f9 ampia, che nomina i propri leaders, sulla base della condivisione di un\u0092unica ideologia e\/o di una strategia socio-politico-religiosa. Questo avviene in tutti i paesi europei.  In secondo luogo, non appartiene alla cultura generale dell\u0092isl\u00e0m la distinzione degli ambiti del sacro e del profano. Il connubio originario di religione societ\u00e0 e politica, che ha caratterizzato l\u0092isl\u00e0m nascente, assume nell\u0092epoca contemporanea forme e spessore nuovi, dopo la nascita degli Stati nazionali, e diversi gradi d\u0092intensit\u00e0, a seconda dei diversi paesi e delle riforme avvenute sotto la spinta della modernit\u00e0. Pertanto, come non \u00e8 possibile parlare in termini generici di \u0091isl\u00e0m\u0092, ma di una \u0091pluralit\u00e0\u0092 di visioni dell\u0092isl\u00e0m, incarnate da Stati, gruppi e singole persone, cos\u00ec non si pu\u00f2 parlare in termini generici delle \u0091moschee\u0092. Tuttavia l\u0091ampiezza e la normativit\u00e0 della tradizione islamica, da quasi due secoli \u00e8 al centro di animose dispute e scontri fra le diverse componenti dell\u0092universo islamico e contrappone musulmani riformisti, modernisti, tradizionalisti e radicali, questione nota agli addetti ai lavori come \u0091dibattito sull\u0092applicazione della shar\u00ee&#8217;a\u0092. Le singole moschee incarnano una sfaccettatura del dibattito ancora in atto, sia nei singoli Stati a maggioranza islamica sia in Europa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">L\u0092immigrazione di molti musulmani nelle societ\u00e0 europee, ha comportato un distacco dall\u0092ideologia islamica dominante nei paesi d\u0092origine e, in clima di democrazia, una maggiore libert\u00e0 di organizzazione, discussione e osservanza. In Italia, come in precedenza negli altri paesi europei, diversi \u0091attori\u0092, istituzionali, organizzati o spontanei, hanno cercato di riorganizzare il tessuto socio-religioso degli immigrati, per frenare fenomeni di secolarizzazione e di abbandono della pratica religiosa e della fede. Dall\u0092altra parte, alcuni Stati islamici finanziano le moschee in Europa, sia per garantire la stabilit\u00e0 della pratica cultuale, sia per conquistare musulmani alla propria ideologia religiosa, sia per impedire l\u0092influsso, sui propri emigrati, di altre ideologie politico-religiose antigovernative. Anche i militanti di movimenti islamici fondamentalisti o tradizionalisti, mal tollerati se non addirittura perseguiti in patria, hanno scelto l\u0092Europa come terreno fertile per la loro propaganda politico-religiosa. Altri \u0091attori\u0092 islamici, tradizionalisti, pietisti e quietisti, organizzano una da\u0091wa (missione islamica) esente da obiettivi politici ma con lo scopo di ritagliare all\u0092isl\u00e0m uno spazio socialmente rilevante. Per conseguire tutti questi disparati obiettivi, i musulmani, attingendo alla tradizione storica, hanno moltiplicato le moschee (sale di preghiera), luoghi della rigenerazione dell\u0092ortoprassi, di trasmissione della tradizione, della retta educazione delle \u0091seconde generazioni\u0092, della ricomposizione socio-politica. Mentre negli anni \u009270-\u009280 esistevano in Italia poche moschee, in genere solo nelle grandi citt\u00e0, a partire dagli anni \u009290 i centri islamici si sono moltiplicati, anche in zone periferiche di provincia. Molte di queste moschee hanno intessuto reti associative, ufficiali o ufficiose, allo scopo di negoziare con maggior forza le proprie richieste nei confronti della societ\u00e0 e dell\u0092autorit\u00e0 politica, locale e\/o statale. Non ci addentriamo nella presentazione della storia e dell\u0092ideologia delle principali organizzazioni italiane delle moschee.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ci soffermiamo solo su alcune questioni di attualit\u00e0:<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">1) In primo luogo, la libert\u00e0 democratica dei nostri paesi, ha favorito nelle moschee degli immigrati musulmani in Europa la ripresa della tradizione giuridica classica islamica (secondo le diverse scuole storiche, sunnite e sciite ), \u0091compromessa\u0092 nella sua purezza dall\u0092incontro con la modernit\u00e0 nei Paesi d\u0092origine. In altri termini, paradossalmente, gli Stati a maggioranza islamica -non tutti, ovviamente- applicano un diritto riformato, pi\u00f9 \u0091moderno\u0092, pi\u00f9 favorevole alla donna (ad es. nell\u0092ambito  cruciale del diritto della famiglia e dell\u0092eredit\u00e0) che non le moschee europee, che ripropongono il diritto islamico classico medioevale se non, addirittura,  il ritorno alla tradizione degli antichi delle prime generazioni islamiche (i salaf , da cui derivano i nomi di salafismo e neo-salafismo).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">2) Le moschee non rappresentano luoghi d\u0092incontro di tutti i musulmani. Rimandiamo a due ricerche sul campo, effettuate nella Regione Piemonte dal Centro F. Peirone, che affrontano, tra l\u0092altro la questione della pratica dei musulmani, della conduzione e della frequenza delle moschee. In tempi normali, la frequenza varia, il venerd\u00ec mezzogiorno (ora di massima frequenza), fra il 5% e il 10%. La frequenza aumenta nelle sere del mese di Ramad\u00e0n. ( Si consultino: Augusto Tino Negri e Silvia Scaranari Introvigne, <strong>Musulmani in Piemonte: in moschea, al lavoro, nel contesto sociale<\/strong>, Guerini e Associati, Milano 2005; Augusto Tino Negri e Silvia Scaranari Introvigne, <strong>I<\/strong><strong> ragazzi musulmani nella scuola statale: Il caso del Piemonte<\/strong>, L\u0092Harmattan, coll. Logiche Sociali, Torino 2008 (una breve presentazione \u00e8 presente in questo sito nella sezione: Pubblicazioni)<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">3) Leggiamo su quotidiani nazionali, o ascoltiamo da trasmissioni radiofoniche e televisive, cifre senza capo n\u00e9 coda riguardo al numero e alla distribuzione delle moschee sul territorio italiano. Le nostra prima indagine (condotta negli anni 2002-2003) ha censito nella Regione Piemonte l\u0092esistenza di 43 moschee -con molta fatica e sfruttando tutti i canali d\u0092informazione possibili e immaginabili, in mancanza di un\u0092anagrafe delle moschee-; la seconda indagine (condotta negli anni 2005-2006) ha censito 55 mosche. Ovviamente, pensiamo che ne esistano altre che non \u00e8 stato possibile censire. Delle moschee censite, 25 sono state visitate,  sono stati intervistati i dirigenti e\/o gli im\u00e0m (cio\u00e8 i \u0091dotti\u0092 islamici, nei pochi casi in cui sono a servizio di una moschea). Quindi, \u00e8 stato possibile conoscere la dimensione della moschea, la frequenza, il pensiero dei dirigenti, la loro probabile collocazione nel panorama delle diverse ideologie islamiche (si vedano, allo scopo, i due testi succitati). Dobbiamo necessariamente concludere che non hanno certamente fondamento n\u00e9 ragione le sottostime, di importanti mass media, che parlano di circa 200 moschee (o sale di preghiera) in Italia n\u00e9 quelle che parlano di un massimo di 600-700 moschee (in base a quali riscontri oggettivi?)<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">4) Qualche organizzazione islamica ha avanzato l\u0092ipotesi d\u0092istituire l\u0092anagrafe degli im\u00e0m in Italia, a tutela dell\u0092ordine pubblico. Plaudiamo a questa proposta, anche se non \u00e8 sufficiente, a nostro avviso. Cos\u00ec come ci sembra insufficiente la proposta di alcune personalit\u00e0 della Chiesa cattolica di assicurare il diritto costituzionale di culto, garantendo sempre quindi l\u0092istituzione di moschee, e garantire contemporaneamente l\u0092ordine pubblico per mezzo del controllo degli organi di polizia. Pensiamo che l\u0092albo degli im\u00e0m sia un importante passo, ma che debba essere accompagnato dall\u0092anagrafe delle moschee (o sale di preghiera), dalla loro pubblicit\u00e0 -sia in termini di reperibilit\u00e0 sia in termini di notoriet\u00e0 degli orari del culto sia in termini di libert\u00e0 di accesso a chiunque, anche ai non musulmani, come avviene per gli edifici di culto delle principali religioni presenti in Italia-. In sostanza, solo un\u0092operazione di trasparenza totale da parte dei musulmani potr\u00e0 garantire effettivamente la libert\u00e0 di culto, giuridicamente garantita dalla Costituzione italiana a tutte le religioni. Laddove luoghi di culto islamico non accettassero questo, presterebbero il fianco a ineludibili sospetti.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le moschee: considerazioni a partire da due ricerche sociologiche del Centro Peirone nella Regione Piemonte (gennaio 2009) \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 A cura di: Prof. Negri Augusto, direttore del Centro F. Peirone \u00a0 La moschea (masjid), in senso pieno, non \u00e8 solo il luogo del culto dei musulmani ma un vero e proprio centro culturale e sociale. 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