
L’Etiopia è uno stato africano antichissimo e possiede un patrimonio culturale unico, è il secondo paese più popoloso dell’Africa subsahariana con una antichissima tradizione cristiana (circa 300 d.C.). Fenomeni come la crescita esponenziale della popolazione, migrazioni e urbanizzazione e, recentemente, la frenetica attività di modernizzazione soprattutto in capitale (Addis Abeba) rende sempre più poveri i poveri e arricchisce soprattutto imprese straniere.
I missionari della Consolata, seguendo il sogno apostolico del loro Fondatore, san Giuseppe Allamano, sono presenti in Etiopia fin dal 1913. Gambo è stata per più di 50 anni, una delle tante missioni dove essi hanno lavorato.
Situata in zona montagnosa e boschiva a 2000 mt. di altitudine, la missione di Gambo, fondata dai missionari francescani cappuccini francesi, nasce come centro per accudire le persone colpite dalla lebbra che, cacciate dalle loro famiglie e villaggi, cercarono e cercano (nuove 4 insorgenze nel 2024) rifugio nella foresta di Gambo, dando origine negli anni a 3 villaggi con circa 3000 persone tra ammalati e le loro famiglie. Per la loro assistenza venne aperto un piccolo dispensario che, nel corso degli anni, soprattutto dopo che la missione passò nelle mani dei missionari della Consolata, divenne un ospedale qualificato tutt’ora esistente. L’impegno dei missionari è stato proprio quello di portare aiuto a tanti ammalati e curare le molte malattie: infettive, broncopolmoniti, gravi ustioni e soprattutto lebbra e sue conseguenze. Sostegno alla gravidanza e neonatologia.
Nel 2019 la gestione e la proprietà dell’ospedale missionario, della pediatria, delle scuole sono state cedute al governo e alle autorità locali dell’Oromia, la regione in cui si trova Gambo. L’ospedale continua a garantire, tramite il Governo, l’assistenza gratuita per i lebbrosi ma non alle loro numerose famiglie. Non sono stati rinnovati i contratti di lavoro per molti di loro e non vengono assicurate le piccole attività che permettevano alle persone più povere ed invalide, di sostenersi dignitosamente con semplici lavori a loro possibili. Ora le persone dei villaggi necessitano di aiuto per il sostentamento minimo e per sostenere la spesa sanitaria dei familiari quando necessario. La diocesi di Meki ha sostituito i missionari con due preti diocesani per le attività della parrocchia e visitano gli abitanti dei 3 villaggi provvedendo al cibo, al pagamento delle visite e delle cure sanitarie. E’ necessario programmare anche il futuro ai loro figli che crescono in una situazione di grave carenza e devono allontanarsi dalle famiglie per studiare, imparare un lavoro, rendersi autonomi per vivere.




