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Pastorale della
Terza Età

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Invecchiare con creatività

Capacità di avere nuove idee e con forza di perseguirle
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INVECCHIARE CON CREATIVITA’

Un importante aspetto della vecchiaia, la creatività. Creatività residua, che rimane fino alla fine dei nostri giorni. Sta a noi cercare di utilizzarla.

Principalmente la creatività si identifica nell’arte, ma si deve estendere ad un concetto più ampio di capacità di avere nuove idee e con forza di perseguirle, fino a creare qualcosa di nuovo.

Il celebre Geriatra Francesco Antonini con il Gerontologo Stefano Magnolfi scrissero il libro “La forza della creatività” in cui esemplificano e spiegano con rigore scientifico le capacità creative di grandi artisti in età avanzata o prossimi alla morte.

DALLA DIAS NR. 2  (autoritratto Goya)

L’autoritratto di Goya può essere il simbolo del concetto di questa riflessione:

Goya quando ha realizzato questo disegno aveva 80 anni, vecchio nel corpo, ma lucido ed attivo. Come molti altri artisti di cui vi parlerò.

Il perdurare della creatività è una risorsa che può così generare effetti positivi in grado di cambiare l’esistenza di chi invecchia riducendo i rischi della demenza e di alcune malattie croniche ed accrescendo la saggezza e l’esperienza di vita nella longevità, oltre a rappresentare una tregua spirituale alle difficoltà della vita stessa.

Gli anziani tendono ad interiorizzare gli stereotipi della decadenza incorporandoli nelle loro auto-percezioni; tanto da arrivare a dichiarare in talune circostanze di non poter più apprendere cose nuove e di non poter più dare un qualche contributo culturale.

Non è così. Specialmente se ci si avvicina all’arte.

L’arte aiuta l’anziano a mantenere le sue capacità percettive ed il potenziale espressivo, la fiducia nelle proprie capacità e la sua creatività.

 DALLA DIAS  NR  3  (LIBRO ANTONINI)

Francesco Antonini era il geriatra che non credeva alla vecchiaia e nel suo libro si percepiscono chiaramente la sua personalità e la sua cultura.

“La Terza Età” – scrisse il giornalista Pierandrea Vanni in una probabile intervista da lui realizzata ad Antonini,-  “è una bischerata, non esiste, se la inventò Simone de Bouvoir: era disperata perché il suo giovane amante di turno non la voleva più”.

Nei suoi interventi congressuali e nelle sue Lectio Magistralis il professor Antonini non mancava mai un richiamo alla possibilità di rimanere giovani da vecchi; e lui ne era esempio!

La sua lucidità, il suo carisma, la sua simpatia e la sua vitalità contagiavano tutti, a prescindere dall’età. La sua competenza medica lo ha portato ad essere riconosciuto a livello internazionale come “padre della geriatria e della gerontologia italiana moderna”.

In più amava e conosceva l’arte; ciò gli consenti la realizzazione di quest’opera unica da cui oggi traiamo una riflessione ben augurante per la nostra “festa”.

DALLA DIAS NR. 4 ( frase di Mondrian) vip longevi

L’arte infatti si deve intendere come un sapere profondamente radicato nella cultura e nella tradizione degli uomini ed espressione di storie personali che rappresenta l’umana creatività cioè l’ espressione della capacità ad imprimere alla realtà la propria  originalità e quindi di divenire artefice della storia.

Essa lavora sulle parti sane e creative che ancora si possono stimolare e mettere in moto, rende partecipi ad un processo entro il quale si porta ad un cambiamento positivo.

Come non pensare ad una nutrita schiera di over 75 che grazie alla propria arte si sono mantenuti vivi e di successo!

Giorgio Armani, ad esempio, che ha persino inaugurato un museo che celebra la straordinaria carriera. Se consideriamo il Teatro ed il Cinema abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: da Giorgio Albertazzi (moto nel 2016 a 92 aa.) a Gigi Proietti, da Clint Eastwood a Michael Caine persino vittima di una bufala che lo dava morto (86 aa.) e Harvey Keitel (80 aa.) protagonisti del film di Sorrentino Youth – La Giovinezza.

E cosa dire di Ringo Starr (anche lui vittima di una bufala sulla sua morte) che a 79 anni ha pubblicato un nuovo album, e che dire di Piero Angela che, a 91 anni,  prosegue la sua attività di divulgatore scientifico e nelle soste quella di pianista?

Pittori quali Tiziano, Donatello, Michelangelo, Rembrandt, Cezanne, Picasso ed altri ancora hanno superato se stessi in vecchiaia creando opere con intuizioni mai avute prima che anticipavano persino stili e tecniche future.

Il professor Antonini è stato precursore della Riattivazione, la Riabilitazione del paziente anziano, senza pretese di riportarlo alla normalità, ma con la fiducia di recuperare tutto il possibile.

DALLA DIAS NR 5  e  6  SULL’AGISM –

L’arte è anche un antidoto dell’agism!

Agism, termine difficile da tradurre in italiano che il prof. Robert Butler, geriatra all’Università di Sheffield, definì come una “combinazione di pregiudizi nei confronti degli anziani e della vecchiaia” .

E’ un fenomeno denigratorio crescente che dev’essere combattuto come già avviene per il bullismo.

L’arte e la creatività aumentano la sicurezza e pertanto le difese dell’anziano, sfatando la definizione primordiale della vecchiaia “ periodo di decadenza mentale”.

Un possibile antidoto, quello di coinvolgere le persone che invecchiano nelle attività artistiche, perché le arti (visive, letterarie, grafiche, musicali ecc.) consentono agli anziani di immaginare l’inimmaginabile, condividere le loro storie di vita, sbloccare le paure e l’insicurezza sostituendole con la passione di creare, diventando un vero e proprio mezzo di comunicazione per esprimere i propri stati d’animo e la propria ricchezza! Si dimostra così quanto l’agism sia fuori luogo!

DALLA DIAS NR 7 PIETA’ MICHELANGELO

Dicevo che molti grandi artisti hanno sfatato queste definizioni e conseguenti timori con opere che hanno superato le loro già notevoli creazioni, proprio nella loro età senile.

Sir Martin Roth, pioniere della psicogeriatria, scrisse  “la vecchiaia di Michelangelo fu un periodo di tormento e scontentezza, caratterizzato da un senso di auto isolamento, introspezione, disincanto ed indifferenza verso l’altrui giudizio sulla propria opera: “Dio sa che sangue costà” egli scrisse sotto un disegno della Pietà, nei suoi ultimi anni. Tutto ciò può apparire, a prima vista, inspiegabile giacché di solito, da un punto di vista clinico, la depressione spegne le capacità creative.” Forse più che di depressione  si trattava di malinconia, propria di questi geni, un insieme di forza creativa persistente e passionale, ma anche di rabbia e rancore per il contrasto con le loro condizioni fisiche di vecchi, il sentirsi vicino alla fine, impotenti contro la loro naturale decadenza, sebbene lucidi e ricchi ancora di creatività.

DALLA DIAS NR. 8 MADDALENA PENITENTE di DONATELLO

I più grandi pittori hanno saputo maturare rispetto ai loro contemporanei un linguaggio del tutto inedito, raggiungendo risultati di una modernità assoluta. Essi sono riusciti a percorrere in qualche decennio un cammino che la storia dell’Arte ha compiuto in vari secoli di evoluzione del gusto e dello stile.

Nel caso di Donatello la Maddalena (1453-56) rappresenta un superamento del classicismo equilibrato ed armonico, caratteristico della sua produzione precedente, in nome di una concessione espressiva più drammatica e scomposta ben evidente nella Maddalena, consunta dal dolore emblema della sofferenza che unifica il corpo ed avvicina l’anima a Dio

DALLA DIAS NR. 9 NINFEE  DÌ CLAUDE MONET

Molti grandi artisti hanno dovuto imparare a convivere con malattie gravi e disabilità che hanno accorciato la loro vita. Longevità nell’ottocento voleva dire vivere sino ad 80 anni massimo, salvo casi rarissimi.

La creatività degli artisti persiste anche quando la morte si preannuncia con patologie e sofferenze gravi. :

Claude Monet patì una grande diminuzione della vista cui reagì stoicamente anche quando gli venne diagnosticata una cataratta bilaterale. Aveva 72 anni e non percepiva più i colori con la stessa intensità e la luce era meno precisa; disse “ciò che dipingevo era sempre più cupo e somigliante ad una vecchia pittura”. Così Monet cambiò le sue abitudini di lavoro, ma non si arrese. Non dipingeva più in piena luce e per distinguere i colori leggeva i nomi sulle etichette! Esaminando le ultime sue opere si può affermare una vera svolta stilistica che ha posto il “vecchio” artista all’avanguardia.

La serie di opere che va sotto il nome di Le ninfee  comprende circa 250 opere che Monet realizzò in età avanzata, ammaliato dalla bellezza di questi fiori. Per questo decise di trasferirsi a Giverny, ove realizzò un giardino che ricalcava la tradizione giapponese, realizzando un ponticello e anche uno stagno ricco di ninfee e molti altri fiori come l’iris, i tulipani, le rose e anche alcune piante esotiche.

La costruzione di questo scenario permetteva a Monet di rilassarsi e di dedicarsi alla pittura del piccolo mondo che aveva realizzato.

Tra il 1899 e gli ultimi anni della sua vita, Monet, venne catturato completamente dalla bellezza e dal dettaglio delle ninfee in particolare, arrivando a studiarle nei minimi particolari e facendole diventare soggetti indiscussi della sua pittura.

Con il crescere dell’interesse da parte dell’artista per le ninfee, possiamo notare come all’interno delle sue composizioni, tutti gli altri elementi decorativi piano piano comincino a venire meno: il ponte giapponese, tutti gli altri fiori scompariranno completamente dalle tele dell’artista.

L’artista, a partire dal 1912 venne colpito dalla cataratta, che gli provocò dei forti danni alla vista, influenzando molto questa serie di opere.

La realizzazione di queste ninfee appare come una sorta di “diario quotidiano” dell’artista, il quale invece di scrivere, dipingeva ogni giorno, annotando sempre elementi innovativi e differenti all’interno delle sue opere.

Questo fenomeno si riscontra ancor più tra i musicisti. Solo un esempio di alcuni che hanno raggiunto un età avanzata: Muzio Clementi (1752-1832) geniale pianista e compositore scrisse dopo i sessant’anni dieci sinfonie di successo, senza dimenticare l’opera didattica “Gradus ad Parnassum” che tutti i pianisti conoscono.

Franz Liszt (1811-1886) compose a 74 anni pezzi che sovvertirono i principi tradizionali dell’armonia (Bagatella senza tonalità e la cattiva stella).

Richard Wagner (1813 -1883) riuscì a terminare la sua opera più ascetica (Il Parsifal) un anno prima di morire.

Tre dei maggiori musicisti di tutti i tempi, Bach, Beethoven e Brahms, hanno concluso la loro vita in piena attività artistica e stilistica tale da far presagire nuovi sviluppi se la morte non li avesse raggiunti prematuramente. Bach poco prima di morire, quasi completamente cieco, compose l’arte della fuga e la Passione secondo Matteo. Beethoven quasi completamente sordo riuscì a comporre opere indimenticabili.

DALLA DIAS NR. 10

La senilità specialmente se accompagnata da malattie o cronicità può provocare in un artista una trasformazione tale da anticipare l’evoluzione dell’arte stessa.

Jean Etienne Liotard negli ultimi anni della sua vita è riuscito a dare alle sue nature morte magici effetti di luce che fanno presagire l’arte degli impressionisti.

Oggi è ormai consolidata la convinzione che l’utilizzo delle arti svolge un ruolo determinante nel raggiungimento di un maggiore benessere delle persone coinvolte: Pazienti e Care-givers.

Uno studio recente dell’Art Council England ha dimostrato l’influenza svolta dalle arti e dalle Scienze umanistiche verso un miglioramento degli esiti clinici e della qualità dell’assistenza sanitaria offerta.

In conclusione si può ben dire che tutte le arti nutrono l’anima, coinvolgono le emozioni e liberano lo spirito, contribuendo, a tutte le età, al miglioramento dell’arte più grande di tutte:

quella di vivere!

Dobbiamo augurarci di amare l’arte e cercare di avvicinarla sicuri che i risultati saranno tutti positivi.