Nella vita occorre inventarsi la vecchiaia, perchè non può essere il mestiere di morire

Riflessione di Enzo Bianchi

 Nel “Giardino della Vita” crescono sempre più tra gli altri, i ricchissimi fiori degli anziani; nonostante gli urgentissimi problemi dovuti al peggioramento del tasso di dipendenza tra giovani ed anziani che mette in crisi i servizi di­retti alle fasce più deboli della popolazione e che richiedono attenzione e provvedimenti a brevissimo termine, occorre ritornare a scoprire il senso, la bellezza e l’importanza dell’i esperienza della vecchiaia. A questo d possono aiutare alcune parole di Enzo Bianchi, scritte nel pieno della pandemia e tratte dal sito dei Francescani di Assisi.

L ‘esistenza umana è sempre stata scandita in alcune precise stagioni, le cosiddette tappe della vita: infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia. Ebbene, oggi nel nostro Occidente la vecchiaia non è solo un dato biologico ma è una stagione resa più pesante da ragioni culturali. I vecchi sono improduttivi e, di çonseguenza, sono percepiti come persone dalla scarsa rilevanza sociale. Il più delle volte sono ritenuti insignificanti, privati anche della parola, perché da loro non si vuole ascoltare più nulla Nel peggiore dei casi, sono addirittura abbandonati.

Dobbiamo forse affermare che si invecchia solo per morire? Al contrario, non è forse la vecchiaia anche il tempo necessario per compiere la vita, per comprenderla e leggerla nel suo dipanarsi come un tappeto, dunque per scoprire e conoscere meglio se stessi? Non è la vecchiaia il tempo per mostrare, attraverso le rughe del volto, un’anamnesi di ciò che abbiamo vissuto? Con grande intelligenza e ottimo senso dell’umorismo James Hillman affermava che «la chirurgia estetica è un crimine contro l’umanità», perché vuole cancellare le tracce dell’umanizzazione, la memoria della fatica, del dolore, della gioia e dell’amore che si sono vissutine! volgere dei giorni e delle stagioni. Proprio la vecchiaia può essere la stagione più propizia all’amore, non più nel senso di un eros travolgente, ma in quello di un amore che va in profondità e insegna ad affrontare con consapevolezza la lotta contro la morte. Lotta che racchiude in sé una serie di battaglie da affrontare nell’ultima stagione della vita: contro il cinismo, contro la rinuncia alla passione e allo stupore… E ancora, la battaglia per evitare lo spegnersi della gratuità, del “disinteresse”, del primato del vivere e dell’essere sull’avere e sul fare.

Mi diceva un uomo che nel secondo dopoguerra aveva fatto diversi mestieri per sopravvivere, lui e la sua famiglia: <<Nella vita occorre inventarsi tanti mestieri. Ma soprattutto, se campi, occorre inventarsi la vecchiaia, che non può essere il mestiere di morire». Per questo in Grecia i vecchi vengono chiamati kalogheroì, “begli anziani”, e durante la festa con cui contano gli anni della vecchiaia si canta loro: «Che tu sia saggio, sapiente, cosi vivrai a lungo!».

Enzo Bianchi

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