Nonni e anziani, protagonisti nella terza età: la storia di Giuseppe Lavalle

Vaticannews - 23 luglio 2022

Nella Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, istituita nel 2021 da Francesco ogni quarta domenica di luglio, sarà il cardinale vicario Angelo De Donatis su mandato del Papa a celebrare la Messa in San Pietro, per la coincidenza col viaggio apostolico in Canada. Francesco più volte ha sottolineato l’importanza dell’alleanza tra giovani e anziani per un futuro migliore. Da quarant’anni ciò avviene nel carcere di Nisida dove un cuoco speciale dedica la sua vita ai ragazzi svantaggiati

Debora D’Angelo – Città del Vaticano

La cura degli anziani e il loro dialogo con le nuove generazioni sono da sempre nei pensieri di Papa Francesco, che di recente ha dedicato loro un ampio ciclo di catechesi e l’intenzione di preghiera nell’attuale mese di luglio, e dallo scorso anno ha stabilito la quarta domenica di luglio come la data in cui celebrare la Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani. Quest’anno ricorre domenica 24 e per la coincidenza con l’inizio del Viaggio apostolico di Francesco in Canada sarà, su suo mandato, il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale per la diocesi di Roma, a presiedere la Messa nella Basilica di San Pietro. Il messaggio che il Papa ha scritto per questa seconda edizione della Giornata è centrato sul tema, tratto dal Salmo 92, “Nella vecchiaia daranno ancora frutti”. Tanti gli spunti di riflessione per chi da anziano attraversa le esperienze di solitudine, rassegnazione, inattività, per chi si è chiesto come rendersi utile, come comunicare la ricchezza accumulata in tanti anni di vita. Come rapportarsi ai giovani e alle richieste della società. Tra tante esperienze abbiamo scelto di raccontare quello che accade a Napoli: protagonisti sono un anziano con la sua famiglia e tanti giovani meno fortunati di lui.

Una risorsa per i giovani 

I minori del carcere hanno alle spalle situazioni familiari complicate che necessitano di cura e attenzione, di “radici forti” come più volte ha ricordato Papa Francesco nelle recenti udienze dedicate agli anziani. Giuseppe, che da anni si occupa del prossimo, ospita i ragazzi nella sua casa per mostrare loro il significato di vivere in una famiglia semplice ma unita. Il messaggio che intende trasmettere è quello di “vivere quotidianamente una vita serena” dove gli anziani giocano un ruolo fondamentale, forti della saggezza e dell’esperienza accumulata nel corso del tempo.

Il cuoco commendatore

A Nisida, la più piccola isola del Golfo di Napoli, si trova l’Istituto Penale Minorile che accoglie una cinquantina di ragazzi con l’obiettivo di seguirli, educarli e reinserirli nella società civile. Ed è proprio nella Neverland del Sud che Giuseppe Lavalle, 78 anni, presta servizio come responsabile di sala nel carcere. La sua inclinazione ad aiutare il prossimo lo ha portato a ricevere un riconoscimento al Quirinale. E’ avvenuto lo scorso novembre quando il presidente Sergio Mattarella lo ha nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

I minori del carcere hanno alle spalle situazioni familiari complicate che necessitano di cura e attenzione, di “radici forti” come più volte ha ricordato Papa Francesco nelle recenti udienze dedicate agli anziani. Giuseppe, che da anni si occupa del prossimo, ospita i ragazzi nella sua casa per mostrare loro il significato di vivere in una famiglia semplice ma unita. Il messaggio che intende trasmettere è quello di “vivere quotidianamente una vita serena” dove gli anziani giocano un ruolo fondamentale, forti della saggezza e dell’esperienza accumulata nel corso del tempo.

Dialogo intergenerazionale

Giuseppe, insieme alla moglie e alla figlia, fa parte della Comunità di Sant’Egidio, che lo impegna a preparare e distribuire pasti ai senzatetto. Un servizio che implica anche il dialogo.

Ascolta l’intervista a Giuseppe Lavalle

“Parliamo con chi non ha nulla – ci racconta – cercando di dare loro conforto”. Il cuoco del carcere di Nisida è papà e nonno di sei nipoti, per i quali cerca di essere un esempio di vita, avendo vissuto in una famiglia di lavoratori e gente comune che “nel comune – tiene a sottolineare – cerca di metterci qualcosa in più per dedicarlo agli altri”.

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