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Antichi cammini e luoghi dello spirito. La via giusta per il turismo post-covid

Alla riscoperta delle radici più profonde dell'Europa tra antichi cammini e vie dei pellegrini per un turismo responsabile e all'insegna dell'accoglienza
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Rimettersi in cammino dopo il lockdown. Non si tratta di una metafora sulla ripresa delle attività. Ma della parola d’ordine per ripensare quel turismo di massa mordi e fuggi che tutti abbiamo criticato e che ora manca come l’ossigeno nelle nostre città d’arte, che sembrano non trovare alternative.

Durante i mesi del confinamento nelle nostre abitazioni, abbiamo compreso quanto fosse preziosa la fruizione dei luoghi d’arte e di una natura conservata che dialoga in armonia con le opere dell’uomo. Nel frattempo gli esperti hanno espresso a più riprese la necessità di riformulare il settore turistico in una direzione più slow, sostenibile e accessibile.

La riscoperta di antichi cammini

Tutto questo si concilia con la riscoperta di antichi cammini, percorsi di fede, visite a santuari e monasteri e alle grandi cattedrali. I luoghi del sacro come mete privilegiate di questi tour a passo lento ma non meno importante è tutto quel patrimonio strettamente legato alle radici della nostra Europa e alla conoscenza più profonda dei territori e delle popolazioni che vi abitano.

La sfida è quella di promuovere un turismo alternativo a quello delle grandi navi da crociera che oscurano le coste italiane e dei tour frenetici di pochi giorni in cui si scende dalle carovane di pullman solo per scattare qualche foto.

Le vie dei pellegrini

Non è un caso che questa forma di turismo “responsabile” ripercorra anche le vie dei pellegrini che fin dall’alto medioevo si recavano nei luoghi sacri della cristianità. Due di questi sono già percorsi ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Il più noto e battuto è il Cammino di Santiago di Compostela, la rete di percorsi che porta i fedeli da ogni angolo del Vecchio Continente alla tomba dell’apostolo Giacomo nel nord-ovest della Spagna. Seconda, ma solo per numero di camminatori, è la Via Francigena, che da Canterbury (Inghilterra) scende verso Roma – passando per la Francia e la Svizzera – e poi si allunga fino al mare di Brindisi, l’imbarco antico per la Terra Santa.

Il turismo post pandemia

Questi cammini vengono descritti come “un esempio ideale di turismo post-pandemia”, praticato da persone mosse da motivazioni spirituali abbinate a quelle del turismo culturale.

Tra i 38 itinerari riconosciuti dal Consiglio d’Europa, ce ne sono almeno una decina che seguono le orme dei pellegrini, dei monaci e dei mastri costruttori delle grandi opere della cristianità. Oltre ai due già menzionati, troviamo il Cammino di Sant’Olav, che attraversa la Scandinavia lungo gli itinerari che conducono alla Cattedrale di Nidaros a Trondheim, dove è sepolto il santo e martire; e poi l’itinerario di San Michele, che va dalla Normandia a Monte Sant’Angelo, sul Gargano.

Alla riscoperta delle radici più profonde dell’Europa

Per scoprire le radici più profonde dell’Europa sono consigliati anche la Strada della abbazie Cistercensi, la rete dei siti Cluniacensi e la Transromanica. Lungo queste vie  il viaggiatore viene invitato apprezzare il patrimonio di abbazie, cattedrali, monumenti e biblioteche, lasciatoci in eredità dalla Chiesa e dagli ordini religiosi. Inoltre, tutte le regioni attraversate offrono spunti culturali, delizie culinarie e numerosi eventi immersi in bellissimi paesaggi.

Vale la pena considerare inoltre le Vie di Mozart, i luoghi dei Vichinghi e dei Normanni, l’itinerario del Patrimonio ebraico, quello della Città storiche termali e tanti altri percorsi che ci mettono sulle tracce di viaggiatori, mercanti, artisti, uomini di Chiesa e condottieri che hanno fatto oltre 25 secoli di storia d’Europa.

Una “sfida” al settore dell’ospitalità

Questo tipo di turismo lancia una sfida a tutto il settore dell’ospitalità, dei servizi e della ristorazione per offrire tutto quello che serve ad un turista in cerca di natura, genuinità e raccoglimento. Per questi motivi i cammini e più in generale tutto il turismo religioso e culturale sono i più orientati ai requisiti imposti dalla pandemia. Le mete della fede e le grandi vie del pellegrinaggio non solo garantiscono tutte le corrette misure di distanziamento ma rimettono in moto il tessuto economico dei territori. Il turista in questo modo abbandona un approccio consumista e impattante e allo stesso tempo porta benefici alla comunità locale, come dimostrano gli acquisti in piccole botteghe artigiane e l’accoglienza in strutture a gestione familiare. In altre parole il viaggiatore vive il territorio in maniera più coinvolgente nutrendo gli occhi e lo spirito. Dunque, se è vero che la crisi che abbiamo vissuto cambierà tutto, per farlo in meglio è ora di metterci in cammino.