Lettera aperta alla Strada

Per uscire dalla Pandemia e guarire dalle sue conseguenze

 

Carissima Strada,

sicuramente qualcuno mi prenderà per pazzo ascoltando queste parole rivolte a te, che spesso sembri senza voce e senza anima, ma che se potessi parlare… quante cose ci racconteresti di te e con quante storie di cui sei stata testimone riempiresti la nostra bisaccia di curiosoni.

Se oggi mi fermo a guardarti, non è per ammirare le tue curve o per scansare i tuoi sassi, ma per ascoltare quell’invito che porti inciso sulla fronte e che si fa possibilità per tutti: «Venite e vedrete»!

Non c’è da fare troppi giri di parole. Non fa per te chi ama le pantofole e le comodità. Non fa per te chi è ricco delle proprie opinioni e dei propri interessi. Non fa per te chi non ha più niente da imparare o da rivedere. Perché tu sei proposta per chi ha il coraggio di uscire dal proprio mondo per mettersi a cercarne un altro… magari col naso all’insù. Sei possibilità di chi cerca un angolo di mondo dove ritrovarsi, magari guarendo da ferite che i giorni gli hanno procurato… ma bisogna avere il coraggio di uscire! Soprattutto oggi che, come umanità, usciamo malconci dall’esperienza della pandemia da Covid-19. Se non altro perché…

Nel paese degli zoppi tutti credono di camminare dritti.

E allora bisogna uscire, per fare esperienza di un modo alternativo e, oso dire, sovversivo di ascoltare la vita con le sue domande e con i suoi bisogni. Ascoltare la vita per scoprire la preziosità di ogni scorcio e di ogni volto, l’unicità di ogni vetta e di ogni gesto. E, ogni tanto, cara strada, sedersi ai tuoi bordi per fare il punto della situazione e avere il coraggio di dire chiaramente di essersi accorti di…

Essere con una scarpa e uno zoccolo.

Lungo i tuoi sentieri si scopre che qualcosa manca e di questo qualcosa si inizia a sentir nostalgia. È il desiderio! Quella fame di primavera che ci fa passare notti insonni e che ci spinge a cercare il senso del cammino della vita, fermandosi con coraggio su quelle ferite che ci fanno male per guarirle e riprendere il cammino trasfigurati, con la possibilità di rileggere il passato per ospitarlo e di scrivere il futuro con inchiostro di speranza e di gioia. Anche se questo costa fatica!

Mettersi in cammino su di te, amica Strada, significa vivere il distacco dalle cose di ogni giorno, rinunciare a oggetti e abitudini che nella ripetitività quotidiana si ritenevano indispensabili, facendo esperienza di come – per una vita felice – basta solo il bagaglio a mano. È ciò che basta per fare la scoperta sorprendente di avere le energie necessarie per potercela fare… sul cammino come nella vita, anche se si fa l’esperienza del proprio limite. Ma non per farlo diventare zavorra, bensì per darsi la possibilità di ascoltarsi e di ascoltare quella Voce che pesca dall’insignificanza e dall’anonimato e fa’ fare esperienza di benedizione… nel silenzio, nella preghiera e nella compagnia, perché…

Neanche in Paradiso si sta bene da soli.

Tu, cara Strada, regali a chi ti percorre l’esperienza di una compagnia che si sperimenta nel condividere momenti di cammino o di sosta che diventano occasione di conoscenza e di dialogo. È un’esperienza singolare di umanità, alla quale contribuisce la comunità ospitale che si fa abbraccio accogliente. Ed emerge quell’elemento costitutivo dell’essere umano che è il bisogno dell’altro, che diventa scuola di convivialità, dove la logica del dono, della gratuità, della reciprocità e della gratitudine diventano coordinate per imparare il passo giusto. Seguendo la musica dell’amicizia che si fa festa! La festa! Quella che è capace di toccare i sensi e farli realmente incontrare con il senso. La festa è l’incontro del senso della vita con i sensi del corpo, nella forma del desiderio e dell’anticipazione simbolica: essa prende sul serio i bisogni elementari del corpo, per orientarli al desiderio di un di più di vita. E lungo i tuoi sentieri, il calendario si colora di feste che accendono i sensi, perché la vita ritrovi senso. Così, la festa è luce che avvolge e calore che accarezza, immagine in cui specchiarsi e colore che ravviva, ritmo e danza per entrare in contatto, canto e musica per l’incanto del cuore, parole e cibo per la comunione dei volti. Sì, la promessa di ogni festa è finalmente la comunione, perché l’uomo è creato per questo, e scoprire che…

Vale più un’ora di allegria che cento di malinconia.

Cara strada, aiutaci a guarire dall’isolamento e dal distanziamento, con tutte le conseguenze che hanno portato dentro e fuori di noi. Scommetti sulla festa! Fai della festa il tuo segno particolare. E la gioia della festa, come tutte le realtà che toccano il corpo, ha la sua temperatura. Quando la vita va alle sue radici con maggiore profondità, quando la vita da fatto ordinario si fa evento straordinario, allora la gioia della festa si dilata e si fa festeggiamento.

Sì, cara Strada, in definitiva tu sei per noi un vero e proprio laboratorio di ben-essere! Un ben-essere che potremmo tradurre con stato felice! È la beatitudine che nascere dallo star bene in quella riuscita intimità con qualcosa o Qualcuno di insuperabilmente giusto e di segretamente atteso. È la gioia di aver scoperto di essere bene rispondendo a quella domanda cruciale che tutti ci portiamo dentro: «Per chi sono io?» E, grazie a Te, ci si scopre chiamati! Sui tuoi sentieri ognuno scopre che Qualcuno ha scritto proprio per lui «T’Amo» sulla roccia! E la vita – con la sua arte di camminare – si trasforma, dirigendosi verso nuovi orizzonti, lasciando spazio alla presenza del Creatore, diventando capace di condividere il cammino di Dio tra le vicende degli uomini. Con una certezza: «Anche se alcuni parlano di lentezza, il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa». Sarà per questo che ci hai fatto giungere il tuo invito: #rESTATEincammino!

Luoghi e Cammini di Fede, N.29/2020

di Gionatan De Marco, direttore UNTS della CEI

 

condividi su