“Piccolo corpo”, film sul nord-est dell’Italia a inizio Novecento

Sinossi della pellicola in concorso a Cannes 2021

 

In una piccola isola del nord est italiano, in un inverno agli inizi del ‘900, la giovane Agata perde sua figlia alla nascita. La tradizione cattolica dice che, in assenza di respiro, la bambina non può essere battezzata. La sua anima è condannata al Limbo, senza nome e senza pace. Ma una voce arriva alle orecchie di Agata: sulle montagne del nord pare ci sia un luogo dove i bambini vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quello necessario a battezzarli. Agata lascia segretamente l’isola e intraprende un viaggio pericoloso attaccata a questa speranza, con il piccolo corpo della figlia nascosto in una scatola, ma non conosce la strada e non ha mai visto la neve in vita sua. Incontra Lince, un ragazzo selvatico e solitario, che conosce il territorio e le offre il suo aiuto in cambio del misterioso contenuto della scatola. Nonostante la diffidenza reciproca, inizia un’avventura in cui il coraggio e l’amicizia permetteranno a entrambi di avvicinarsi a un miracolo che sembra impossibile.

 IN CONCORSO ALLA 60. SEMAINE DE LA CRITIQUE AL FESTIVAL DI CANNES 2021.

– OPERA PRIMA DELLA REGISTA LAURA SAMANI.

– DAVID DI DONATELLO 2022 PER MIGLIOR ESORDIO ALLA REGIA.

CRITICA

“Il plus di ‘Piccolo corpo’ è in una «Questione femminile» (e anche, come si vedrà, di identità di genere) affrontata senza ideologie, dogmi, mode o astuzie di sorta. Il viaggio di Agata, infatti, che ha dato alla luce una bimba morta, è un percorso di elaborazione del lutto ma anche di ostinata autodeterminazione o, come si direbbe oggi, un esempio di «female empowerment». È la risposta istintiva, e un piccolo atto di ribellione, di una donna che non vuole e non può rassegnarsi.(…) Nei corpi dei non-attori, nella loro espressività sanguigna (…) in questa ricerca di verità, Laura Samani non cerca verosimiglianza a tutti i costi ma mira a raggiungere una dimensione universale che travalichi i confini dello spazio e del tempo con una cifra personale, autentica e originale. Più vicina all’umano che al divino, più pagana che religiosa, comunque mistica, ma di un misticismo laico, terreno, compassionevole e liberatorio.” (Beatrice Fiorentino, ‘Il Manifesto’, 10 febbraio 2022)

Trailer

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