{"id":684,"date":"2025-06-24T11:35:42","date_gmt":"2025-06-24T09:35:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/?p=684"},"modified":"2025-06-24T11:35:42","modified_gmt":"2025-06-24T09:35:42","slug":"card-r-repole-omelia-alla-festa-di-s-giovanni-battista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/card-r-repole-omelia-alla-festa-di-s-giovanni-battista\/","title":{"rendered":"CARD. R. REPOLE: OMELIA ALLA FESTA DI S. GIOVANNI BATTISTA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa.<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Omelia san Giovanni Battista 2025. Duomo di Torino, 24 giugno 2025. La celebrazione \u00e8 iniziata alle 10,30.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>(riferimento: Lc 1,57-66.80)<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel riportare la notizia della nativit\u00e0 di Giovanni il Battista, l\u2019evangelista Luca non spende molte parole. Gliene bastano pochissime. Liquida la questione in un solo versetto. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Sembra decisamente pi\u00f9 interessato a rilevare quali siano i sentimenti e le reazioni di chi fa i conti con l\u2019assolutamente inedito di quella nascita: gli astanti, i parenti, i vicini. Quasi a dirci che la nativit\u00e0 di Giovanni come quella di ogni cucciolo d\u2019uomo avviene solo laddove si crei uno spazio di attesa, di accoglienza calda, di apertura fattiva alla novit\u00e0 imprevedibile che ogni nuovo nato rappresenta e porta con s\u00e9. Quasi a dire che non ci pu\u00f2 essere sopravvivenza di nessun infante se non c\u2019\u00e8 riconoscimento, cura e presa in carico da parte del mondo degli adulti. Quasi a rimarcare ci\u00f2 che non avrebbe neppure bisogno di essere rimarcato, tanto \u00e8 inscritto nelle fibre del nostro essere, ma che pu\u00f2 essere oscurato ad ogni generazione dal peccato degli uomini, quello che Bonhoeffer descrive in maniera lucida come il cor in se curvum: che, cio\u00e8, la vita umana, perch\u00e9 si dia e ci sia, perch\u00e9 cresca e perch\u00e9 si esprima, domanda che qualcuno vi si chini sopra benevolmente, vi si accosti con meraviglia, la accolga con senso di responsabilit\u00e0, con attesa indifesa e con la decisione ferma e tenace di mettere a disposizione ad ogni passo tutto ci\u00f2 che quella vita richiede per essere custodita, protetta, alimentata, fatta crescere, educata. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Quasi a dire, in definitiva, che solo se ci sono donne e uomini adulti capaci di non avere paura e di accogliere la libert\u00e0 inedita che ogni nuovo nato rappresenta, solo allora pu\u00f2 esserci davvero e fino in fondo la nascita e la presa in carico di un nuovo essere umano. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Forse per questo Luca \u00e8 cos\u00ec spiccio nell\u2019annotare la nativit\u00e0 del Battista, mentre si sofferma pi\u00f9 a lungo a rimarcare il senso di gratitudine e di profonda gioia che essa inietta attorno a s\u00e9. Una gratitudine e una gioia tanto pi\u00f9 intense quanto pi\u00f9 esprimono il riconoscimento della straordinariet\u00e0 di quella nascita: Giovanni \u00e8 infatti il frutto dell\u2019attenzione e della misericordia di Dio verso il suo popolo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Non solo. L\u2019evangelista riassume tutta la fanciullezza del Battista con parole altamente simboliche. Il fanciullo cresce e si fortifica nello spirito, abitando regioni desertiche, luoghi cio\u00e8 che per lungo tempo lo rendono invisibile agli occhi dei pi\u00f9. Ma questo tempo non \u00e8 infinito. Arriva il giorno in cui si manifesta davanti a Israele. Il verbo, nel testo greco originale, \u00e8 molto significativo: indica il momento del manifestarsi, ma anche del prendere il proprio compito, dell\u2019assumere la propria funzione pubblica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se letta con superficialit\u00e0, questa pagina di vangelo potrebbe essere rubricata a mero resoconto storico, in fondo anche molto distante da quella che \u00e8 la cronaca della nostra citt\u00e0 di Torino e dalle sfide che essa si trova a vivere oggi. Quando la si accosti invece nella sua profondit\u00e0, ci si rende conto che essa non solo \u00e8 uno squarcio di luce su un fenomeno cos\u00ec misterioso come il nascere di una nuova vita umana, ma \u00e8 un faro acceso su alcune delle contraddizioni pi\u00f9 profonde della nostra amata citt\u00e0. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La notizia durissima di questi giorni \u00e8 infatti che a Torino il calo demografico sta svuotando le scuole, ormai anche le superiori: l\u2019anno prossimo le scuole della citt\u00e0 avranno 1.147 allievi in meno (senza considerare il calo aggiuntivo negli asili); a livello piemontese saranno 7.300 in meno. Sempre meno bambini \u201ccrescono, si fortificano\u201d a Torino e si preparano ad essere gli adulti di domani.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Siamo alle prese con un fallimento culturale epocale. Stupido che sia stato sempre deriso e snobbato, considerato bigotto o di destra, l\u2019insegnamento della Chiesa a sostegno della maternit\u00e0. Miope che per sostenere, com\u2019\u00e8 necessario, i diritti fondamentali delle donne siano stati presentati come antitetici al bisogno sociale di natalit\u00e0. Triste e molto inquietante, per la tenuta stessa della democrazia, che il termine \u201cpro vita\u201d sia ormai diventato quasi un insulto da affibbiare ai movimenti che pongono il problema della natalit\u00e0: scritte violente e insultanti sono comparse ancora pochi mesi fa sui muri di Torino. Essere pro vita sembra una cosa medioevale; invece essere pro morte (combattere per l\u2019eutanasia) suona moderno. Ci stiamo suicidando.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">A determinare tutto ci\u00f2 c\u2019\u00e8 il concorso massiccio di un iperliberismo che sta trasformando il lavoro in una merce disprezzabile: c\u2019\u00e8 il problema delle aziende che spostano la produzione lontano dalla citt\u00e0, mentre qui a Torino il 75% dei giovani (quelli che restano) trova solo pi\u00f9 lavori precari, contratti di pochi mesi o addirittura giorni: come pretendiamo che mettano su famiglia e facciano figli? Forse \u00e8 lo stesso iperliberismo che porta ad un fenomeno tutto torinese di immobilizzazione del denaro accumulato dai grandi proprietari di patrimoni, che preferiscono tenerlo nelle banche, in quantit\u00e0 immense, piuttosto che investirlo nel circuito delle imprese e nello sviluppo dell&#8217;economia reale. Non si pu\u00f2 certo pretendere che i proprietari di patrimoni investano senza prospettive di reddito adeguato. Ma allora bisogna convincerli, bisogna portarli dalla parte della citt\u00e0. Il problema \u00e8 una citt\u00e0 che non riesce a convincerli. Torino ha immense sacche di povert\u00e0 ma paradossalmente \u00e8 anche la terza citt\u00e0 d&#8217;Italia per numero di famiglie benestanti, che l&#8217;anno scorso hanno incrementato i patrimoni privati di un altro +6%: 76 miliardi di euro sono chiusi nelle banche.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per non dire che c\u2019\u00e8 il problema di valutare una buona volta se i nostri sistemi di welfare siano tutti efficienti come amiamo credere. Rispetto alle famiglie giovani funzionano? Come mai nei Paesi del Nord Europa (o anche pi\u00f9 vicino: nella provincia di Bolzano) i servizi di welfare ottengono che le donne lavorino con soddisfazione e le nascite non calino? <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per Torino non c\u2019\u00e8 emergenza pi\u00f9 grande di questa, dei bambini e dei giovani. Sappiamo che nel prossimo futuro, senza giovani, sar\u00e0 difficile mandare avanti la citt\u00e0 e per esempio sar\u00e0 difficile pagare le pensioni agli anziani. Ma attenzione: i giovani non sono contrapposti agli anziani, \u00e8 vero l&#8217;esatto contrario. Solo curando con ogni premura i nostri anziani, solo investendo nell&#8217;assistenza dei malati, noi dichiariamo alle famiglie che in questa societ\u00e0 conviene vivere e avere figli che saranno trattati con amore in ogni passaggio della loro vita. Cos\u00ec come dichiariamo che conviene vivere quando siamo capaci di trattenere i gi\u00e0 pochi giovani che prepariamo all\u2019universit\u00e0, magari provenienti da altrove, mentre dobbiamo dolorosamente constatare che tanti di questi giovani si laureano e poi ci abbandonano, vanno a cercare lavoro in altre citt\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 tutto questo? Perch\u00e9 in altre parti del mondo ben pi\u00f9 povere di noi l\u2019apertura alla vita, ai bambini, ai giovani continua ad essere normale, mentre da noi \u00e8 il problema per eccellenza?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u00c8 qui che il vangelo continua a illuminare. Il problema \u00e8 principalmente culturale. Non \u00e8 difficile vedere come alla radice dei diversi fenomeni che ho provato a inanellare ci sia un modo di rapportarsi all\u2019esistenza fatto di dominio, di controllo totale della realt\u00e0, di crescente manipolazione di tutta la vita, in tutte le sue dimensioni. Ci possiamo illudere che questa modalit\u00e0 di approccio al reale \u2013 che in certa parte \u00e8 necessaria e pure legittima \u2013 ci porti alla piena illuminazione di tutto. Dobbiamo riconoscere che ci fa sprofondare, invece, nelle tenebre pi\u00f9 fitte. Ci porta a trattare paradossalmente ci\u00f2 che \u00e8 all\u2019origine di ogni possibilit\u00e0 di dominio e di controllo, e cio\u00e8 la vita, come qualcosa da temere, di cui avere paura. Con un tale approccio, la novit\u00e0 e la libert\u00e0 di una nuova esistenza non pu\u00f2 che rappresentare una minaccia, invece che un motivo di gratitudine e di gioia. Con un tale approccio, la responsabilit\u00e0, l\u2019attenzione e la cura che ogni nuovo nato richiede \u2013 con il decentramento che tutto ci\u00f2 domanda \u2013 finiscono per rappresentare un ostacolo invece che una benedizione. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Abbiamo la possibilit\u00e0 di vedere fino in fondo le nostre contraddizioni. Abbiamo la possibilit\u00e0 di cambiare rotta. Il vangelo continua ad essere anche per noi, a Torino, qualcosa di nuovo e di rinnovatore. Possiamo smettere di avere paura della libert\u00e0 che ogni nuovo essere umano rappresenta. Possiamo cominciare a vedere davvero e fino in fondo i bambini che crescono nel deserto, lontano dai riflettori, ma che come Giovanni Battista sono il futuro. Un giorno questi bambini diventeranno adulti e si manifesteranno, assumeranno la loro funzione. Possiamo cominciare a chiederci: quale volto avranno? chi stiamo crescendo?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Soprattutto, noi adulti ed anziani che abbiamo in mano le redini della Chiesa, della politica e dell\u2019economia \u2013 ognuno per la sua parte \u2013 possiamo ridiventare intelligenti in modo pieno e compiere sempre ogni scelta, in ogni contesto, nella prospettiva dei bambini che stanno preparandosi alla vita, che domani si manifesteranno e prenderanno il loro posto e la loro funzione. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 da quel posto e da quella loro funzione, domani ci giudicheranno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u2629 Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa<\/span><\/p>\n<p>[trovate qui sotto, in allegato, il testo in .pdf]<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #0000ff;\"><strong><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2025\/06\/Card-R-Repole-omelia-S-Gio-Battista-2025.pdf\">Card R Repole omelia S Gio Battista 2025<\/a><\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<hr class=\"wpba_attachment_hr\"><div id='wpba_attachment_list' class='wpba wpba-wrap'>\n<ul class='wpba-attachment-list unstyled'><li id='wpba_attachment_list_691' class='wpba-list-item pull-left'><img src='https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-content\/themes\/wp-starter-so\/icons\/document.png' width='16' height='20' class='wpba-icon pull-left'><a href='https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-content\/uploads\/sites\/38\/2025\/06\/Card-R-Repole-omelia-S-Gio-Battista-2025.pdf' title='Card R Repole omelia S Gio Battista 2025' class='wpba-link pull-left' target=\"_blank\">Card R Repole omelia S Gio Battista 2025<\/a><\/li>\n<\/ul><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. Omelia san Giovanni Battista 2025. Duomo di Torino, 24 giugno 2025. La celebrazione \u00e8 iniziata alle 10,30. (riferimento: Lc 1,57-66.80) Nel riportare la notizia della nativit\u00e0 di Giovanni il Battista, l\u2019evangelista Luca non spende molte parole. Gliene bastano pochissime. Liquida la questione in un solo versetto. Sembra decisamente pi\u00f9 interessato a rilevare quali &hellip; <a href=\"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/card-r-repole-omelia-alla-festa-di-s-giovanni-battista\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\"><\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":67,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ip_address":"","user_agent":"","level":"","revision":"","cookie_id":"","page_referer":"","html_form":"","_expiration-date-status":"","_expiration-date":0,"_expiration-date-type":"","_expiration-date-categories":[],"_expiration-date-options":[]},"categories":[4],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/684"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/users\/67"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=684"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/684\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":693,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/684\/revisions\/693"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=684"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=684"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/ufficiostampa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=684"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}