Cenni sulla storia dell’Ordine della Visitazione
La Visitazione nasce in Annecy (Alta Savoia) il 6 giugno 1610. I fondatori san Francesco di Sales (1567-1622) e santa Giovanna Francesca Fremyot de Chantal (1572-1641). Nel 1618 la Visitazione viene riconosciuta come Ordine religioso con un Breve di Paolo V. Da questo momento l’Ordine conosce una espansione rapida e costante fino all’alba della rivoluzione francese. Segreto di tale espansione sta nell’aver saputo, da parte di Francesco di Sales, intercettare le nuove esigenze spirituali che emergevano e di avervi dato una risposta convincente ed efficace. Nel 1622 alla sua morte le case fondate sono 14; nel 1641 alla morte di madre de Chantal saranno 87, presenti nel ducato di Savoia e nel regno di Francia.
Con il XIX secolo, se alcune comunità sono ormai scomparse nella burrasca rivoluzionaria, altre si ricompongono e riprendono a vivere, mentre vedono la luce nuove fondazioni che raggiungono l’altra sponda dell’Atlantico. Al presente la Visitazione conta circa 135 monasteri, raggruppati in 17 federazioni e presenti in 32 paesi.
Caratteristiche del carisma della Visitazione
Lo scopo della fondazione della Visitazione è dichiarato da Francesco stesso: «dare a Dio donne di orazione e anime così interiori che siano trovate degne di servire la sua Maestà infinita e adorarla in spirito e verità» (OA XVII,16-17), formare cioè persone in grado di esprimere con la totalità della propria vita l’adorazione a Dio in spirito e verità, quale risposta di amore grato e totale. E offrire questa possibilità a quelle donne che per età, motivi di salute, condizione vedovile o anche perché figlie ormai di una nuova sensibilità religiosa, non trovavano posto nelle famiglie religiose preesistenti.
Lo spirito della Visitazione è umiltà verso Dio e dolcezza verso il prossimo. Note caratteristiche: intensa vita di fraternità in semplicità e povertà; rapporti improntati ad “amicizia cordiale”; esercizio della carità, sia nella comunità stessa sia nell’apertura ai fratelli, vissuta soprattutto come disponibilità ad accogliere, ascoltare, confortare, accompagnare; assenza di austerità esteriori (proprio per rendere accessibile la vita religiosa alle persone fragili o di salute precaria) sostituite da un rigoroso impegno di purificazione e di spogliazione interiore, di superamento delle proprie inclinazioni e di consegna della volontà propria a quella di Dio, manifestata nella regola, nell’obbedienza, nei casi stessi della vita; gioia e libertà di spirito; spirito di orazione, di servizio e di lode.
Francesco di Sales diceva di trovare tutto questo espresso nel ‘piccolo mistero gioioso’ della visita di Maria a Elisabetta. Un passaggio di un suo sermone sulla Visitazione è illuminante: Maria andando verso Ain Karim portava in grembo Colui che essendo amore aveva reso lei stessa amore. Questo in sostanza l’ideale della visitandina: diventare amore, meglio, consegnarsi all’Amore per essere trasformata in amore (cfr. OA IX,160-161).
Cenni sulla storia della Visitazione di Torino, ora a Moncalieri
Scorrendo la corrispondenza di Francesco di Sales veniamo a sapere che fin dal 1617 il Santo, insistentemente richiesto dalle figlie di Vittorio Emanuele I di Savoia, iniziava a pensare alla fondazione di una casa in Torino. Da accenni nelle lettere del 1620-1621 pare che il progetto sia di prossima realizzazione. In realtà un intreccio di motivi politici e diplomatici, la peste e passaggi di armati, e altro ancora fecero sì che prima di giungere alla fondazione passassero ben 17 anni. È il 14 settembre 1638 quando madre de Chantal con un piccolo gruppo di sorelle della Visitazione di Annecy varca le Alpi e arriva a Torino accolta con venerazione da Matilde di Savoia e da Madame Royale. Il 21 novembre 1638 con un atto solenne viene stabilita la clausura: la Visitazione di Torino come 77a casa dell’Ordine è fondata (il sito è l’attuale via XX settembre, ove si trova l’antica chiesa e dove risiedono i Padri Vincenziani). Fino all’epoca della rivoluzione conosce uno sviluppo fiorente ed è centro di irradiazione dello spirito salesiano. A seguito della rivoluzione e delle ulteriori vicende politiche tra il 1802 e il 1824 il monastero viene espropriato e le monache sono costrette a disperdersi in case private. Subentrata una calma relativa, nel 1824 la comunità può ricomporsi ma non può più ritornare al proprio monastero e il re Carlo Felice la destina al monastero delle clarisse vicino al santuario della Consolata, qui la piccola comunità riprende la sua vita. Nel 1871, in località Pozzo Strada, vengono intrapresi lavori per la costruzione di un nuovo monastero. All’epoca è zona rurale e il monastero stesso è circondato da un vasto terreno agricolo: qui la comunità si trasferisce nel 1904. Durante la I guerra mondiale parte del monastero viene requisita ad uso dei militari. Ripristinata l’unità del vasto complesso, nel 1938 viene riconsacrata la chiesa. Ma nel giro di due decenni si presenta la necessità di un nuovo esodo. Lo sviluppo urbano ha inglobato, se non soffocato, il monastero in mezzo ad alti palazzi. Nel 1964 iniziano i lavori per il nuovo monastero sulla collina di Moncalieri. Dal 1970 è qui che la comunità vive i suoi giorni di preghiera, di offerta silenziosa e di dedizione amorosa a Dio per i fratelli.
Ormai da qualche anno la comunità offre un percorso di spiritualità con san Francesco di Sales a laici adulti, con incontri mensili e giornate di ritiro nei tempi forti. Inoltre è possibile vivere presso il monastero giornate di ritiro e/o formazione, sia in gruppo sia singole persone.
Per ulteriori informazioni al riguardo scrivere a: sremmegieffe@gmail.com
Per approfondire: https://visitationannecy.org/
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