Incontro Regionale settembre 2026

Incontro regionale degli Ordo Virginum  del Piemonte e della Valle d’Aosta

Torino – Santuario della Consolata , 12 Settembre 2026

 

Il 12 Settembre 2026, presso il Santuario della Consolata di Torino si è tenuto il consueto incontro annuale degli Ordo Virginum del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Le consacrate dell’Ordo Virginum delle diverse diocesi piemontesi e della Valle d’Aosta avevano già stabilito nell’incontro dell’anno passato, ospitato presso la diocesi di Ivrea, che a raccogliere il testimone nell’anno 2026 sarebbero state le Ordo torinesi, impegnando così le sorelle della nostra diocesi nell’organizzazione della giornata.

La scelta di trovare ospitalità presso l’accoglienza del Santuario della Consolata ci è apparsa da subito la più naturale, dal momento che le sorelle del Piemonte esprimono una devozione particolare per la Madonna Consolata. Inoltre, eravamo certe che la struttura, con i suoi spazi ricchi di storia e di bellezza, e la disponibilità delle volontarie e dei volontari che operano con generosità all’interno del Santuario, ci avrebbero donato una cornice perfetta per questa giornata speciale. E così è stato.

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La giornata è cominciata intorno alle ore 9,00 con un momento di accoglienza, nel quale le sorelle di Torino si sono messe a servizio delle sorelle provenienti dalle varie diocesi, che giungevano da diversi luoghi della nostra Regione e dalla Valle d’Aosta, per offrire loro un caffè, una tisana, qualche salatino o un dolcetto.

Piano piano, tutte le sorelle attese sono arrivate a destinazione ed abbiamo potuto dare corso agli impegni della giornata. Erano presenti le consacrate di Novara, di Saluzzo, di Mondovì, di Ivrea e di Aosta, cui si è aggiunto un cospicuo numero di Torinesi, in tutto 35 persone tra consacrate ed aspiranti.

Erano presenti anche alcuni sacerdoti delegati, che accompagnano i cammini formativi delle consacrate nelle proprie diocesi. Tra questi anche il nostro don Luciano Morello, che ci ha donato, dopo la preghiera dell’Ora Terza, una profonda riflessione sulla nostra vocazione e sull’atteggiamento con il quale le vergini consacrate sono chiamate ad abitare il mondo, partendo dal brano evangelico di Giovanni 17,15-18. Un invito ad “Essere nel mondo, ma non del mondo. Un duplice paradosso, essere nel mondo, ma consacrate nella verginità, amare il mondo, pur abitando un altro mondo, laicità ed incarnazione”.

Al termine della meditazione di don Luciano, si è aperto un momento di confronto e di scambio che ha arricchito la mattinata e ci ha permesso di condividere in semplicità alcune informazioni relative ai nostri Ordo.

Poi, lo spostamento in Santuario per la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Arcivescovo, il Card. Roberto Repole che, nonostante i tanti impegni, ha accolto il nostro invito ed ha celebrato con noi e per noi l’Eucarestia, portando il proprio saluto alle consacrate presenti.

Terminata la messa, l’immancabile foto di gruppo e poi il pranzo insieme presso una delle sale della Consolata. Un momento gioioso e di condivisione tra donne consacrate che si riconoscono nella medesima chiamata, sebbene abitino in luoghi distanti, che condividono cammini di vita simili, seppur impegnate in attività lavorative e impegni ecclesiali diversi, in contesti sociali differenti l’una dall’altra, ma accomunate tutte dall’amore fedele ed esclusivo verso lo Sposo.

Durante il pranzo abbiamo donato alle sorelle ospiti un piccolo presente fatto a mano e confezionato con cura da alcune consacrate di Torino, in ricordo della giornata: un fiore dai petali di panno colorati, ciascuno dei quali simboleggia un tratto della nostra vocazione, tenuti insieme da una perla bianca, che rappresenta la nostra  particolare consacrazione nel cuore della chiesa e del mondo particolare consacrazione nel cuore della chiesa e del mondo del mondo.

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Dopo pranzo, un piccolo pellegrinaggio itinerante alla scoperta del “Quadrilatero della carità”, un’area di Torino nella quale, in meno di un chilometro quadrato, si concentra l’opera di alcuni Santi sociali torinesi di fine Ottocento.

Così, siamo partite alla scoperta dell’opera cottolenghina, accolte dall’entusiasmo e dal sorriso di suor Mariateresa, per raggiungere poi Valdocco, dove ci attendeva l’amorevole Gianluca che ha condiviso con noi alcune pennellate sulla figura di Don Bosco; infine, siamo giunte a Palazzo Barolo, dove la cara suor Angela ci ha illustrato l’opera dei Marchesi di Barolo, partendo proprio dalla scultura in bronzo dedicata a Giulia, il primo monumento che la città di Torino dedica ad una donna.

Intorno alle ore 18.00 la nostra intensa giornata di formazione, comunione, sororità si è conclusa e ciascuna ha fatto ritorno nella propria realtà, portando con sé la bellezza e la ricchezza della giornata trascorsa, che ci ha permesso di assaporare, ancora una volta, il gusto di pregare insieme, di meditare sulla nostra vocazione, e nella quale abbiamo gustato i frutti copiosi di carità che le vite di San Giuseppe Cottolengo, San Giovanni Bosco, Giulia e Tancredi di Barolo hanno prodotto, “Vivendo nel loro tempo, abitando la storia con uno sguardo altro, capace di condividere la fatica degli uomini e delle donne più fragili, per abitare l’Eternità”.

Testimonianze che invitano anche ciascuna di noi a mantenere i piedi ben piantati a terra per vivere con pienezza il presente nella nostra laicità, sporcandoci le mani, ma mantenendo sempre uno sguardo profetico.

 

Le consacrate dell’Ordo Virginum di Torino

 

Approfondimenti tematici

“Nel mondo, ma non del mondo”: La dimensione personale della vocazione

Il tema di approfondimento trattato da don Luciano Morello, delegato OV di Torino, all’Incontro regionale ha offerto una profonda riflessione sulla chiamata e sullo stile di vita delle vergini consacrate. Al centro del percorso vi è una condizione intrinsecamente paradossale: vivere immersi nel tessuto della storia umana custodendo, al contempo, un orientamento che guarda all’assoluto di Dio.

Alcune sottolineature importanti:

  • Amare la realtà: questa dimensione chiede di amare il proprio lavoro quotidiano e le realtà terrene senza lasciarsi assorbire o omologare dai criteri mondani.
  • Il primato spirituale: attraverso un costante esercizio di discernimento, le consacrate sono chiamate a coltivare il primato affettivo e spirituale per Cristo, trasformando la propria interiorità in una dimora solida.

Alla luce dell’insegnamento del Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes), il mondo non è un nemico da cui fuggire, ma il luogo teologico da abitare, amare e servire.

  • Accanto agli uomini: La Chiesa cammina in compagnia dell’umanità. Le consacrate offrono una presenza gratuita, discreta e feconda, ponendosi come un “lievito vivo di speranza” dentro le pieghe della storia contemporanea.
  • Testimonianza corale: vivere la fede in mezzo agli uomini significa tradurre la solidità della roccia in prossimità, accoglienza e capacità di generare speranza laddove la società sperimenta la fragilità e lo smarrimento.

 

“Abitare la storia con solidità”

Sintesi dell’omelia del Card. Roberto Repole in occasione della celebrazione eucaristica del 12 Settembre 2026  presso il Santuario della Consolata.

Il nostro Arcivescovo ha commentato il brano evangelico di Luca 6,43-49 “Il discorso sugli alberi, i frutti buoni e la costruzione sulla roccia”.

Ha sottolineato come la testimonianza di vita non deve essere una costruzione effimera, ma il frutto maturo di un radicamento profondo in Cristo. Essere “Parola vivente” e mantenere una coerenza di vita richiedono di abitare la storia con la stessa solidità di chi scava in profondità per fondare la propria esistenza sulla roccia.

Costruire la propria vita sulla roccia significa, per l’Ordo Virginum, unire l’intensità della vita spirituale interiore con il coraggio di un’incarnazione autentica nella storia di tutti i giorni. Solo scavando in profondità nella preghiera e nella Parola è possibile offrire al mondo non parole vuote, ma la testimonianza luminosa e coerente di un’umanità rinnovata dal Vangelo.

 

 

 

 

 

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