{"id":2993,"date":"2024-08-27T22:34:41","date_gmt":"2024-08-27T20:34:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/vicariato\/?p=2993"},"modified":"2024-08-28T00:39:23","modified_gmt":"2024-08-27T22:39:23","slug":"vita-consacrata-e-relazioni-nella-chiesa-diocesana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/vicariato\/2024\/08\/27\/vita-consacrata-e-relazioni-nella-chiesa-diocesana\/","title":{"rendered":"Vita Consacrata e relazioni nella Chiesa Diocesana"},"content":{"rendered":"<p>Questa mattina, 27 agosto 2024, Mons. Roberto Repole Arcivescovo di Torino ha offerto un&#8217;interessante riflessione del tema scelto :<\/p>\n<p>\u201c<strong>Vita consacrata e relazioni nella Chiesa diocesana<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>Per affrontare un tema cos\u00ec vasto, Mons. Repole ha seguito diverse strade, dando una visione pi\u00f9 ampia, pur coinvolgendo la realt\u00e0 dell\u2019Ordo Virginum. Ripensando a questo tema nell\u2019orizzonte del rinnovamento ecclesiologico che \u00e8 avvenuto con il Concilio Vaticano II, la riflessione\u00a0segue alcuni passi:<\/p>\n<ul>\n<li>il rinnovamento ecclesiologico che si \u00e8 sedimentato nei documenti del Vaticano II e come questo, sia pure implicitamente, interpelli un rinnovamento della vita consacrata;<\/li>\n<li>la modalit\u00e0 in cui il Vaticano II offre delle vie per ripensare la vita consacrata mettendo in evidenza alcuni limiti e alcune virtualit\u00e0;<\/li>\n<li>un ripensamento pi\u00f9 propositivo della vita consacrata nella Chiesa, intesa non soltanto come popolo di Dio, ma Popolo di Dio nella forma del Corpo di Cristo, vedendo una virtualit\u00e0 per la vita consacrata vissuta in relazione ad altri soggetti ecclesiali dentro la vita di una chiesa locale<\/li>\n<\/ul>\n<p>Con il Concilio Vaticano II si \u00e8 avuto un rinnovamento della visione della Chiesa, prima del Concilio la Chiesa era molto societaria, una societ\u00e0 perfetta, non tanto perch\u00e9 fatta da perfetti ma perch\u00e9 aveva come fine la salvezza delle anime e la vita eterna, ma era anche una visione molto piramidale, societaria e gerarchica e la visione della vita consacrata dentro questa prospettiva ecclesiologica spingeva a mettere in evidenza lo stato di perfezione della vita consacrata quindi si comprende molto bene quanto profondo sia stato il rinnovamento offerto invece dai Padri Conciliari, sessant\u2019anni fa, e che permette di capire il magistero attuale di Papa Francesco che attua una recezione nuova di quel rinnovamento dove si coglie la novit\u00e0 nel collocare la Chiesa nell\u2019orizzonte del mistero di Cristo e del mistero del Regno di Dio.<\/p>\n<p>Partendo dal primo capitolo della<em> Lumen Gentium<\/em> (nei paragrafi 2,3,4,5,6) \u00a0la Chiesa \u00e8 vista in relazione a Cristo e in relazione al Regno, \u00e8 il grande progetto di Dio che si manifesta nella storia e che non \u00e8 esauribile dalla nostra ragione; la Chiesa \u00e8 vista come l\u2019umanit\u00e0 unificata da Dio e pensata come unificata da Dio in Ges\u00f9 Cristo, sin dall\u2019origine, e rappresenta il compimento della storia umana, dove le donne e gli uomini finalmente sono nella pace eterna, nella fraternit\u00e0. Con il Vaticano II nasce la categoria del \u201c<em>Popolo di Dio <\/em>\u201d cio\u00e8 la comunit\u00e0 di donne e uomini che guardano con fede a Ges\u00f9 Cristo, affidandosi completamento a Lui.<\/p>\n<p>Le grandi virtualit\u00e0 che la riflessione conciliare ci offre a questo proposito e che ci interessano, volendo riflettere sulla vita consacrata e le sue relazioni dentro la vita diocesana, sarebbero moltissime: \u00a0anzitutto il fatto che \u201c<em>il noi <\/em>\u201d precede \u201c <em>l\u2019io<\/em> \u201d nella Chiesa a tutti i livelli. Questo comporta che tutto ci\u00f2 che si dice dei soggetti ecclesiali, compreso coloro che rappresentano nella Chiesa la vita consacrata, deve essere inquadrato nell\u2019orizzonte pi\u00f9 ampio del soggetto collettivo Chiesa. La chiesa \u00e8 un soggetto costituito da diversi soggetti che lo determina, ma ciascun soggetto, sia di singoli, sia di quelli che una volta si chiamavano stati di vita, (anche la vita consacrata) deve pensarsi sempre nell\u2019orizzonte del \u201cnoi\u201d soggetto costituito; sono alcune dimensioni che il Concilio ci offre in maniera abbastanza nitida.<\/p>\n<p>Il Concilio usa lo schema dei cosiddetti \u201c <em>tria munera<\/em> \u201d cio\u00e8 dei tre doni &#8211; \u00a0i soggetti vengono visti come profeti, sacerdoti e re sull\u2019immagine e in relazione a Cristo che \u00e8 l\u2019autentico Profeta, Sacerdote e Re per eccellenza e questo stesso schema \u00e8 usato per parlare di tutti i soggetti ecclesiali. Le altre novit\u00e0 che il Vaticano II offre, e che aiutano anche a ricollocare oggi la vita consacrata nella Chiesa, \u00e8 \u00a0il fatto che si chiarifichi che l\u2019unica vocazione di questo \u201cpopolo di Dio\u201d e di tutti i soggetti, <strong>\u00e9 la vocazione alla santit\u00e0 a cui sono chiamati tutti<\/strong>, la Chiesa \u00e8 la comunione della chiese locali e in particolare con la chiesa che \u00e8 in Roma presieduta dal suo vescovo che \u00e8 il Papa; questa visione colloca le consacrate e i consacrati \u201c<em>delle cristiane e dei cristiani, seguaci di Ges\u00f9 Cristo <\/em>\u201d che vivono la loro vocazione anzitutto nella chiesa locale, la diocesi, che \u00e8 in comunione con le altre chiese formando l\u2019unica Chiesa Cattolica di Cristo.<\/p>\n<p>Guardando alla vocazione specifica delle consacrate e dei consacrati, il Concilio afferma cose antiche e cose nuove per certi aspetti; nei testi conciliari la vita religiosa continua ad essere letta secondo lo schema dei tre consigli evangelici: castit\u00e0 povert\u00e0 e obbedienza.<\/p>\n<p>Prendendo spunto dal numero 43 della <em>Lumen Gentium<\/em>, dedicato proprio ai religiosi, i consigli evangelici sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e che con la sua grazia sempre conserva; questo schema, pu\u00f2 risultare un po\u2019 in contraddizione con il capitolo 2 sul &#8220;<em>popolo di Dio<\/em>&#8221; , dotato della stessa dignit\u00e0 di appartenere a Cristo, di seguire Lui, tutti ugualmente chiamati alla santit\u00e0. Bisogna tenere presente, quindi, che i Padri Conciliari di sessant\u2019anni fa, ci hanno fornito di testi conciliari importanti col Vaticano II ma non potevano risolvere tutto; ci hanno consegnato quello che la coscienza della Chiesa e della teologia poteva in quel tempo.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 delle cose nuove, facendo riferimento all&#8217;ultima parte della <em>Lumen Gentium<\/em> numero 44, a mio parere,\u00a0 la vita consacrata non ha a che fare con un sacramento, come quello dell\u2019ordine, ma appartiene alla realt\u00e0 della Chiesa in quanto tale. La novit\u00e0 \u00e8 data dal fatto che \u00a0quando si cerca di cogliere lo specifico della vita dei consacrati e delle consacrate nella Chiesa, si coglie questa specifica indole escatologica, poich\u00e9 infatti il popolo di Dio non ha qui una citt\u00e0 permanente ma va in cerca della futura; lo stato religioso che rende pi\u00f9 liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, rende visibile per tutti i credenti la presenza, gi\u00e0 in questo mondo, dei beni celesti, meglio testimonia la vita nuova ed eterna acquistata dalla redenzione di Cristo, preannunziando la futura resurrezione e la gloria del Regno celeste. Si pu\u00f2 cogliere una linea direttrice davvero importante che rilegge la vita consacrata nelle sue relazioni nella vita di una chiesa locale con una connessione con la dimensione escatologica della Chiesa.<\/p>\n<p>Come proposta, sessant\u2019anni dopo il Concilio, \u00e8 ancora sufficiente definire la Chiesa il popolo di Dio?<\/p>\n<p>Una lunghissima tradizione da San Paolo in avanti, \u00a0ci dice che la Chiesa \u00e8 anche il corpo di Cristo, probabilmente l\u2019idea del corpo di Cristo \u00e8 addirittura pi\u00f9 imponente che quella del popolo di Dio, in ogni caso, mi interessa dire che la chiesa \u00e8 certamente il popolo di Dio, ma il popolo di Dio in una forma assolutamente nuova: in Ges\u00f9 Cristo, in Lui, appartenendo a Lui e cibandosi continuamente di Lui. C\u2019\u00e8 un ritmo settimanale di incontro per la celebrazione eucaristica, che prima di essere un dovere sancito dal codice, \u00e8 qualcosa che dice il nostro DNA. Noi siamo il popolo di Dio che diventa tale, di domenica in domenica, nutrendoci del Corpo di Cristo, rimanendo ancorati alla memoria del Crocifisso Risorto che ci hanno consegnato gli apostoli.<\/p>\n<p>La Chiesa non \u00e8 se stessa se, non trasfigura in nome del Vangelo, le realt\u00e0 di questo mondo: gli affetti, la famiglia, l\u2019economia, la politica, la scienza.<\/p>\n<p>L\u2019obbedienza e la povert\u00e0 sono qualcosa che contraddistinguono tutta la vita dei cristiani, di tutti i cristiani in modi diversi, ma nella Chiesa esistono consacrate e consacrati che sono tali in forza del vivere la loro vita cristiana nella forma particolare della verginit\u00e0 per il Regno; questo loro modo di vivere esprime simbolicamente con grande forza l\u2019attesa escatologica della venuta ultima di Ges\u00f9 Cristo, richiamando tutto il popolo di Dio, tutta la Chiesa, camminando tutti insieme verso di Lui in una relazione strutturale degli uni nei confronti degli altri, in uno stile sinodale, come afferma Papa Francesco.<\/p>\n<p>Concludendo, <strong>cosa potrebbe offrire la vita consacrata oggi? <\/strong><\/p>\n<p>Anzitutto mantenere vivo il carattere promissorio della risurrezione di Ges\u00f9 con la verginit\u00e0 per il Regno, la promessa che noi tutti risorgeremo; mi sembra bello che ci siano in ogni chiesa locale, delle cristiane e dei cristiani che con la loro verginit\u00e0 per il Regno dicano \u201cstiamo attendendo la risurrezione di tutti\u201d. Viviamo in una cultura, che con il suo sviluppo tecnico-scientifico tende a non farci vedere le lacrime che si versano, la verginit\u00e0 per il Regno potrebbe rappresentare \u00a0un faro per dire \u201c<em>Ges\u00f9 \u00e8 risorto ma aspettiamo che quella risurrezione si compia in me e si compia in noi <\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Come consacrate cercate di mantenere aperta la drammaticit\u00e0 dell\u2019esistenza umana alla luce della Pasqua, alla luce di quel sepolcro vuoto, in cui si vedono chiaramente tutti i drammi della storia umana. Mantenere aperto il futuro, non come qualcosa che \u00e8 frutto di ci\u00f2 che noi uomini potremmo realizzare, \u00a0ma ci\u00f2 che \u00e8 frutto dell\u2019intervento grazioso di Dio, un futuro che non dimentica il passato, lo raccoglie con tutte le sue vittime.<\/p>\n<p>Mons. Repole conclude la sua riflessione con questo pensiero: &#8220;<em>Sarebbe molto bello, che delle consacrate e dei consacrati mostrassero la seriet\u00e0 della preghiera nella Chiesa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Testo tratto dalla riflessione personale di Mons. Roberto Repole, a cura di EM<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa mattina, 27 agosto 2024, Mons. Roberto Repole Arcivescovo di Torino ha offerto un&#8217;interessante riflessione del tema scelto : \u201cVita consacrata e relazioni nella Chiesa diocesana\u201d Per affrontare un tema cos\u00ec vasto, Mons. Repole ha seguito diverse strade, dando una visione pi\u00f9 ampia, pur coinvolgendo la realt\u00e0 dell\u2019Ordo Virginum. 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