{"id":519,"date":"2014-04-09T16:52:00","date_gmt":"2014-04-09T14:52:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diocesi.torino.it\/vicariato\/2014\/04\/09\/compagnia-di-gesu-gesuiti\/"},"modified":"2014-04-09T16:52:00","modified_gmt":"2014-04-09T14:52:00","slug":"compagnia-di-gesu-gesuiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diocesi.torino.it\/vicariato\/2014\/04\/09\/compagnia-di-gesu-gesuiti\/","title":{"rendered":"Compagnia di Ges\u00f9 (Gesuiti)"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>\n<div>Il 20 maggio 1521, durante l\u2019assedio della cittadella di Pamplona (episodio marginale delle guerre tra Francesco I di Francia e Carlo V di Asburgo) un giovane cadetto della nobilt\u00e0 basca di provincia, Inigo de Loyola \u2013 che aveva trascinato la guarnigione spagnola a non arrendersi nonostante la situazione disperata \u2013 viene colpito da una palla di cannone che gli spappola una gamba. E\u2019 l\u2019inizio dell\u2019avventura spirituale di colui che sar\u00e0 Ignazio di Loyola e che fonder\u00e0 nel 1540 la Compagnia di Ges\u00f9, assieme a nove amici di varie nazioni europee, conosciuti durante gli studi comuni all\u2019universit\u00e0 di Parigi <sup>(1)\u00a0<\/sup>. Sopravvissuto e a malapena guarito, Inigo part\u00ec dalla \u201cCasa- Torre\u201d della sua famiglia, e lasciati i suoi abiti ad un povero, visse per vent\u2019anni sulle strade dell\u2019Europa, campando di elemosina e sempre pi\u00f9 convinto che Dio lo chiamasse ad \u201caiutare le anime\u201d, a partire dalla sua propria esperienza spirituale che andava facendo (cosa che gli valse otto processi con varie incarcerazioni da parte dell\u2019Inquisizione, da cui usc\u00ec sempre assolto); la vita di \u201cpellegrino\u201d \u2013 come egli si autodefinisce nella sua autobiografia &#8211; fu per lui assolutamente fondamentale, ed anche i suoi primi compagni vivevano in questo modo e si facevano chiamare cos\u00ec; uno di loro defin\u00ec la Compagnia di Ges\u00f9 \u201cpellegrinaggio nella vita religiosa\u201d e un altro disse che la casa dei gesuiti \u00e8 la strada; infatti l\u2019azione apostolica del gesuita \u00e8 caratterizzata dall\u2019essere inviato dovunque nel mondo c\u2019\u00e8 pi\u00f9 urgenza e universalit\u00e0, a disposizione del Papa, come Ignazio e i primi compagni a poco a poco compresero, dopo un tentativo fallito di andare a Gerusalemme, e vivere l\u00ec, sulle orme di Ges\u00f9, il loro aiuto alle anime. \u201cOvunque nella Chiesa, anche nei campi pi\u00f9 difficili e di punta, nei crocevia della ideologie, nelle trincee sociali, vi \u00e8 stato e vi \u00e8 il confronto tra le esigenze brucianti dell\u2019uomo e il perenne messaggio del vangelo, l\u00e0 vi sono stati e vi sono i gesuiti\u201d, disse Papa Paolo VI ai membri della XXXII Congregazione Generale, che, nel 1974-75 attualizz\u00f2 per la Compagnia la svolta del Concilio Vaticano II, e ridefin\u00ec cos\u00ec la sua vocazione: \u201cCosa vuol dire essere compagno di Ges\u00f9 oggi? Vuol dire impegnarsi, sotto il vessillo della croce, nella battaglia cruciale del nostro tempo, la battaglia per la fede e la lotta, che essa include, per la giustizia\u201d. Tra i membri della Congregazione Generale, guidata dal Padre Generale Pedro Arrupe, c\u2019era anche il giovane Superiore Provinciale dell\u2019Argentina Jorge Mario Bergoglio, che \u2013 ora Papa Francesco \u2013 ha ripetuto recentemente ai suoi confratelli quelle parole di Paolo VI, durante la celebrazione del 27 settembre 2014 per i 200 anni della ricostituzione della Compagnia (1814), che era stata soppressa nel 1773.<\/div>\n<div>Ignazio ha consegnato la sua esperienza spirituale (ed educativa) ad un libricino che non \u00e8 assolutamente da leggere ma da \u201cfare\u201d; infatti &#8211; usando la metafora di una scalata in montagna \u2013 \u00e8 come uno zaino in cui trovi bussola, corde, moschettoni, cartine, perch\u00e9 un altro (che ha gi\u00e0 fatto a sua volta la scalata) ti aiuti a vivere in prima persona un\u2019avventura diretta di Dio, nel rapporto imprevedibile con lui; questo libricino si chiama \u201cEsercizi Spirituali\u201d e colui che guida (pu\u00f2 essere uomo, donna, gesuita, religioso\/a, prete, laico\/a) si dice che \u201cd\u00e0\u201d (non \u201cpredica!\u201d) gli Esercizi. Nell\u2019esperienza di Ignazio \u2013 oggettivata in questo testo \u2013 Dio \u00e8 il Creatore e il Signore, il solo assoluto; ogni altra realt\u00e0 proviene da lui \u201ccome i raggi dal sole, l\u2019acqua dalla fonte\u201d, e deve essere concretamente scelta solo nella misura in cui \u201cpi\u00f9\u201d ci conduce a lui; egli poi \u00e8 presente nella nostra vita \u201caffaticandosi per noi e comunicandosi a noi\u201d in ogni cosa. Ognuno \u2013 nella misura che compie un vero cammino di liberazione evangelica \u2013 pu\u00f2 \u201ccercare e trovare Dio in tutte le cose\u201d, proprio perch\u00e9 la realt\u00e0, ed in particolare la realt\u00e0 quotidiana e \u201claica\u201d (la famiglia, il lavoro, i movimenti sociali, i meccanismi economici, la politica\u2026) non \u00e8 un diaframma che inevitabilmente ci separa da lui e ci disperde, ma al contrario \u00e8 proprio il luogo dell\u2019incontro: ognuno pu\u00f2 cos\u00ec \u201cen todo amar y servir\u201d, diventando \u201ccontemplativo nell\u2019azione\u201d. Questo spiega anche perch\u00e8 i gesuiti non hanno un campo specifico di apostolato, ma ogni realt\u00e0 (dall\u2019astronomia e dall\u2019arte all\u2019educazione, dal servizio della Parola e dall\u2019accompagnamento spirituale all\u2019impegno per i rifugiati, per i senza fissa dimora e per i diritti umani\u2026) pu\u00f2 essere il modo in cui incarnare la missione. Inoltre per Ignazio ogni uomo \u00e8 personalmente conosciuto e amato da Dio, e questo amore invita ad una risposta, che Ignazio esprime come lode, riverenza e servizio, le forme concrete dell\u2019amore; una risposta, per essere autenticamente umana, deve nascere da una radicale libert\u00e0, a cui la stessa esperienza di Dio conduce; la pedagogia ignaziana mette perci\u00f2 l\u2019accento sul cammino personalizzato di ciascuno, sulla massima valorizzazione dei doni di ciascuno e sul profondo rispetto del percorso di ciascuno, coi suoi tempi, coi suoi ritmi, con la sua originalit\u00e0; fino a chiedere a colui che accompagna negli Esercizi \u201cdi lasciare direttamente operare il Creatore con la creatura e la creatura con il suo Creatore e Signore\u201d; contro ogni indottrinamento, massificazione e omologazione <sup>(2)<\/sup>\u00a0. La visione del mondo di Ignazio \u00e8 poi centrata sulla persona storica di Ges\u00f9 (ci\u00f2 port\u00f2 i primi compagni a presentarsi come \u201cla compagnia di Ges\u00f9\u201d, ancor prima della fondazione dell\u2019Ordine); durante il cammino degli Esercizi Ignazio conduce gli uomini e le donne ai piedi della Croce perch\u00e9, sperimentandosi salvati dentro le loro storie concrete di male e di morte, possano chiedersi in un colloquio col Crocifisso \u201cda amico ad amico\u201d: \u201cCosa ho fatto per Cristo, cosa faccio per Cristo, cosa far\u00f2 per Cristo?\u201d. Ges\u00f9 ci invita a seguirlo e a condividerne la missione, appunto \u201csotto il vessillo della Croce\u201d, che consiste nella povert\u00e0 contro la ricchezza, nel disprezzo contro la vanagloria, nell\u2019umilt\u00e0 contro l\u2019autosufficienza; sono questi i criteri che, assimilati nella contemplazione affettiva della vita di Ges\u00f9, possono condurre al \u201cdiscernimento degli spiriti\u201d e a scelte veramente evangeliche, al di l\u00e0 di ogni buona intenzione. Questo parte dalla presa di coscienza che nel profondo di noi si muovono desideri e paure, resistenze ed aperture, fiducia e sfiducia, consolazione e desolazione: \u00e8 l\u00ec che il Signore ci incontra e ci parla; il \u201cdiscernimento\u201d \u00e8 appunto l\u2019arte di distinguere la sua voce da quella contraria, ed \u00e8 soprattutto discernimento della gioia, perch\u00e9 lui \u00e8 \u201cplenificaci\u00f2n desbordante\u201d. Ignazio e i suoi compagni giungevano alle decisioni attraverso questo continuo processo di discernimento personale e comunitario (ad esempio la stessa decisione di fondare un nuovo ordine religioso, che originariamente non era affatto prevista); una analoga riflessione, nella preghiera, sui risultati della loro attivit\u00e0, guidava i compagni a rivedere decisioni precedenti e ad adattare i metodi da loro utilizzati, nella costante ricerca di un servizio di Dio \u201cdi maggior valore\u201d, senza fermarsi e cristallizzarsi mai; \u00e8 il \u201cmagis, il di pi\u00f9\u201d, cuore della spiritualit\u00e0 ignaziana, in risposta a un Dio che \u201c\u00e8 sempre pi\u00f9 grande, sempre oltre\u201d. Lo fecero i gesuiti nella loro storia, quando per esempio realizzarono nel XVII e XVIII secolo le \u201cRiduzioni\u201d con gli indios della foresta amazzonica o, gi\u00e0 dalla fine del \u2018500, l\u2019inculturazione del vangelo in India e in Cina, con i Padri De Nobili, Ricci e Valignano. Con grandi incomprensioni, contrasti e persecuzioni, che furono tra le cause della soppressione. Ricostituiti duecento anni fa, ci provano ancora oggi.<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<div><span style=\"font-size: smaller\"><em><sup>(1) <\/sup>I primi due \u2013 che condividevano la stessa camera di Ignazio al Collegio di Sainte-Barbe &#8211; furono Pierre Favre, originario dell\u2019Alta Savoia, caratterizzato da una grande dolcezza e affabilit\u00e0 nelle relazioni con tutti, anche i pi\u00f9 lontani e gli avversari, recentemente santificato da Papa Francesco (che lo sente come suo speciale modello di vita), e Francisco de Jassu y Xavier, di una famiglia della Navarra (che all\u2019epoca di Pamplona combatteva dalla parte filo-francese), conosciuto col nome latinizzato di Francesco Saverio, che si spinse nel suo slancio missionario fino all\u2019India, alle Molucche ed al Giappone, morendo nell\u2019isola di Sancian, alle porte della Cina che voleva raggiungere.<\/em><\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-size: smaller\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/div>\n<p><span style=\"font-size: smaller\"><em><sup>(2)\u00a0<\/sup>Oggi come agli inizi caratterizza i gesuiti l\u2019appartenenza a paesi e culture differenti, ed anche la forte diversit\u00e0 tra di loro, che viene molto valorizzata. Alcuni anni fa l\u2019allora Padre Generale P.H.Kolvenbach disse che i gesuiti esprimono \u201cuna sconcertante diversit\u00e0\u201d.<\/em><\/span><\/div>\n<\/div>\n<div>\n<div>\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<div>Sito Internet <a href=\"http:\/\/gesuiti.it\/\">gesuiti.it\/<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 maggio 1521, durante l\u2019assedio della cittadella di Pamplona (episodio marginale delle guerre tra Francesco I di Francia e Carlo V di Asburgo) un giovane cadetto della nobilt\u00e0 basca di provincia, Inigo de Loyola \u2013 che aveva trascinato la guarnigione spagnola a non arrendersi nonostante la situazione disperata \u2013 viene colpito da una palla di cannone che gli spappola una gamba. 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