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11 Aprile 2022

Emergency al confine ucraino in aiuto dei rifugiati anziani

Vaticannews
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Sono oltre 300 i rifugiati accolti dalle strutture di Emergency in Moldavia, al confine con l’Ucraina. Tra loro numerose famiglie e molti anziani. Questi ultimi vengono indirizzati al personale medico moldavo, per rispondere ai bisogni legati a patologie già presenti prima della guerra

Alessandro Guarasci e Andrea De Angelis – Città del Vaticano 

Ci sono momenti in cui l’emozione deve lasciare spazio alla lucidità, attimi nei quali occorre comprendere il rischio ed intervenire. Prima che sia troppo tardi. In uno scenario di guerra simili sensazioni sono all’ordine del giorno, così come al confine tra un Paese caratterizzato da un conflitto e un altro nel quale accorrono migliaia di rifugiati. Intere famiglie, molti bambini, soprattutto donne. Tra loro numerosi sono anche gli anziani, verso i quali è necessaria un’attenzione particolare.

Il lavoro di squadra

Per essere utili, in simili scenari, è bene operare in gruppo. Emergency ha esplorato il confine tra la Romania e la Moldavia, decidendo poi di operare, d’accordo con il governo di Chișinău, a Bălți, città dove le autorità moldave hanno allestito tre centri di accoglienza. “Ci troviamo ovviamente in una zona di confine, dove in questi giorni stiamo vedendo numerose macchine provenire dall’Ucraina”, spiega Andrea Bellardinelli, membro del programma emergenze e migrazioni di Emergency.

Ascolta l’intervista ad Andrea Bellardinelli

“Sono circa 300 le persone che hanno trovato rifugio nelle nostre strutture, molte sono anche quelle – prosegue – che hanno deciso di recarsi in alberghi o abitazioni private, nella viva speranza che l’orrore della guerra cessi presto e possano così tornare in Ucraina”.

La richiesta di informazioni

Il disorientamento riguarda tutte le famiglie. “Le mamme non sanno di poter avere un medico di base, compresi i pediatri. Stiamo cercando di dare queste informazioni non solo a chi si trova nelle strutture di accoglienza, ma anche ai tanti che dormono altrove”, spiega ancora Bellardinelli. Odessa dista solo 40 chilometri da Bălți, dunque arrivano anche feriti dall’Ucraina? “Al momento non abbiamo visto feriti, ma siamo pronti a muoverci anche in tal senso, di certo – conclude – va sottolineato come il sistema sanitario moldavo stia rispondendo benissimo ad una criticità che richiede il contributo di tutti, ed è per questo che siamo qui, nella speranza di dare il nostro”.

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