“Francesco. La Saggezza del tempo”: un nuovo abbraccio tra generazioni

Vaticannews

Nel nuovo llibro di padre Antonio Spadaro prende corpo in modo inedito la realtà degli anziani e il loro ruolo rispetto al futuro delle giovani generazioni. Nella prefazione firmata dal Papa il compito che il Pontefice affida agli uni e agli altri con l’invito alla memoria, al coraggio e ad una sana utopia

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

250 interviste realizzate a persone anziane in oltre trenta paesi grazie al progetto Sharing the Wisdom of Time realizzato da un gruppo di case editrici coordinate dalla statunitense Loyola Press con l’aiuto dell’organizzazione no-profit Unbound e del Servizio dei gesuiti per i rifugiati. E’ questo il contenuto del libro “Francesco. La Saggezza del tempo. In dialogo con Papa Francesco sulle grandi questioni della vita”, curato da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica per le edizioni Marsilio.

La prefazione al volume è una riflessione del Papa, in cui, come dice il curatore, c’è una “summa del suo pensiero sul legame tra giovani e anziani” ad introdurre appunto quello che risuta un affresco corale fatto di immagini e parole tra gli anziani dei cinque continenti.

Scartare i nonni è perdere saggezza

Quello che osserva il Papa nella prefazione, attingendo anche a ricordi personali, è la privazione operata dalla nostra società della “voce” dei nonni, del loro “spazio” e dell'”opportinità di raccontarci le loro esperienze”:

Li abbiamo messi da parte e abbiamo perduto il bene della loro saggezza. Vogliamo rimuovere la nostra paura della debolezza e della vulnerabilità, ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati. Invece, dobbiamo risvegliare il senso civile di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, capace di far sentire l’anziano parte viva della sua comunità.

La missione dei nonni

Scartando i nonni, però, prosegue il Pontefice,”ci mancano i modelli, le testimonianze vissute” di chi ha perseverato nel tempo e conserva “nel cuore la gratitudiune” per ciò che ha vissuto. “Come è brutto” osserva Francesco il “cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, che disprezza i giovani, che si lamenta sempre”. E’ bello invece “l’incoraggiamento che l’anziano riesce a comunicare a una ragazza o un ragazzo in cerca del senso della vita! È questa la missione dei nonni”:

Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale per i giovani. Anche la fede si trasmette così, attraverso la testimonianza degli anziani che ne hanno fatto il lievito della loro vita. Io lo so per esperienza personale. Ancora oggi porto sempre con me, nel breviario, le parole che mia nonna Rosa mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale; le leggo spesso e mi fa bene.

L’alleanza tra giovani e anziani

Il pensiero che Francesco confessa di avere in cuore da tempo “ciò che il Signore vuole che io dica” è che “ci sia un’alleanza tra giovani e anziani”:

Solamente se i nostri nonni avranno il coraggio di sognare e i nostri giovani di profetizzare grandi cose, la nostra società andrà avanti. Se vogliamo «visioni» per il futuro, lasciamo che i nostri nonni ci raccontino, che condividano i loro sogni. Abbiamo bisogno di nonni sognatori! Sono loro che potranno ispirare i giovani a correre avanti con la creatività della profezia. Oggi i giovani necessitano dei sogni degli anziani per avere speranza, per avere un domani.

Come Anna e Simeone

Tra giovani e anziani dunque il Papa intravede un bisogno reciproco e cita le figure di Simeone e Anna che accolgono Gesù bambino al Tempio: lo avevano atteso da molti anni – commenta –  nonstante stanchezza e frustrazione e quando lo videro, “balzarono in piedi” e “scoprirono una forza interiore nuova che permise loro di rendere testimonianza”:

La mancanza di nonni capaci di essere come Simeone e Anna, invece, non permette alle giovani generazioni di avere visioni. E così rimangono ferme. Senza i sogni degli anziani i progetti dei giovani non hanno radici né saggezza, oggi più che mai, quando il futuro genera ansia, insicurezza, sfiducia, paura. Solo la testimonianza degli anziani li aiuterà ad alzare lo sguardo verso l’orizzonte e verso l’alto, per scorgere le stelle. Già soltanto sapere che è stato possibile lottare per qualcosa per cui valeva la pena, aiuterà i giovani ad affrontare il futuro.

I nonni, i memoristi della storia

Poi il Papa regala un’immagine tutta sua degli anziani che definisce, i “memoriosi della storia” e affida loro due compiti: formare insieme – dice -“nonni e nonne , un coro permanente di un grande santuario spirituale, dove la preghiera di supplica e il canto di lode sostengono la comunità che lavora e lotta”; ma anche “agire”, cioè “avere il coraggio di contrastare in ogni modo la «cultura dello scarto» che ci viene imposta a livello mondiale”. Quindi nella prefazione del Libro mostra anche come farlo:

Noi anziani possiamo ringraziare il Signore per i tanti benefici ricevuti e riempire il vuoto dell’ingratitudine che ci circonda. Non solo: possiamo dare dignità alla memoria e ai sacrifici del passato. Possiamo ricordare ai giovani di oggi, che si sentono eroi del presente, pieni di ambizioni e di insicurezze, che una vita senza amore è una vita arida. Possiamo dire ai giovani timorosi che l’angoscia del futuro può essere vinta. Possiamo insegnare ai giovani troppo innamorati di se stessi che c’è più gioia nel dare che nel ricevere, e che l’amore non si dimostra solamente a parole, ma con le azioni.

I giovani,con lo sguardo alle stelle

La stessa cosa Francesco fa, rivolgendosi ai giovani, e chiedendo loro “ascolto, vicinanza agli anziani”:

Chiedo di non mandare in pensione la loro esistenza nel «quietismo burocratico» in cui li confinano tante proposte prive di speranza e di eroismo. Chiedo uno sguardo alle stelle, quel sano spirito di utopia che porta a raccogliere le energie per un mondo migliore.

Poi la confessione finale che è anche un commento al libro che Francesco affida ai giovani. ” Mi piace molto” dice “perché dà voce alle persone che hanno esperienza alle spalle: li fa parlare, comunica le loro esperienze. È stato bello anche contemplare le immagini dei loro volti”:

Affido questo libro ai giovani perché dai sogni degli anziani traggano le loro visioni per un futuro migliore. Per camminare verso il futuro serve il passato, servono radici profonde che aiutano a vivere il presente e le sue sfide. Serve memoria, serve coraggio, serve sana utopia.
Ecco cosa vorrei: un mondo che viva un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani.

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