BUONA PASQUA!

TANTISSIMI AUGURI A VOI E AI VOSTRI CARI
Alberto, Lara, Mauro, Livio, Lorenzo
Chiude la libreria cattolica di corso Matteotti 11 “La Rosa Blu”.
Chiude la libreria cattolica di corso Matteotti 11 “La Rosa Blu”. I costi di gestione non sono più sostenibili dall’omonima cooperativa sociale, che rilevò la libreria nel 2020 dopo il ritiro delle suore Figlie di San Paolo: le vendite cesseranno a partire dalla settimana dopo Pasqua.
Ai dipendenti sarà assicurato un posto di lavoro. Sono in corso valutazioni per mantenere la destinazione culturale degli spazi liberati dalla libreria.
La Diocesi di Torino, proprietaria dei locali di corso Matteotti, esprime apprezzamento e molta riconoscenza per l’attività svolta in questi anni da “La Rosa Blu”.
“CRISTIANI IN POLITICA”, GIOVANI E PARTECIPAZIONE PER IL BENE COMUNE: INCONTRO CON IL CARDINALE ROBERTO REPOLE
Sabato 28 marzo (dalle 9.30 alle 12.30) all’Istituto Sociale di Torino
Giovani e politica, partecipazione e inclusione per la costruzione del bene comune. Ne parleranno nella mattinata di sabato 28 marzo, dalle 9.30 alle 12.30 all’Istituto Sociale (corso Siracusa 10, Torino), l’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, e il ventinovenne sindaco di Castel Maggiore (Bologna) Luca Vignoli (intervistati dal giornalista Matteo Spicuglia), l’analista politico Lorenzo Pregliasco di Youtrend, alcuni studenti degli istituti Sociale di Torino e Albert di Lanzo Torinese e altri giovani che hanno seguito i percorsi di educazione civica e formazione politica proposti dai laboratori delle “Piccole Officine Politiche”.
“La questione giovanile – spiega Alessandro Svaluto Ferro, direttore dell’Area Carità e Azione Sociale della Pastorale diocesana Sociale e del Lavoro – è stata frequentemente oggetto di approfondimento e proposta, anche da parte del cardinal Repole: dalla riflessione sul futuro di Torino (che non può essere immaginato senza un concreto coinvolgimento dei giovani) al ruolo centrale e proattivo della Pastorale giovanile nell’ambito dell’azione ecclesiale”.
Coinvolgimento dei più giovani che parte proprio dall’ascolto dei ragazzi, delle loro riflessioni, delle idee e delle opinioni che, in tema di politica e partecipazione democratica, hanno anche maturato frequentando i laboratori di educazione civica e formazione alla politica, proposti dall’Arcidiocesi nelle loro scuole.
“I giovani – aggiunge Svaluto Ferro – non sono né apatici né indifferenti, al contrario di quanto si sente non di rado affermare. Ma occorre saperli ascoltare e aiutarli a scoprire che, attraverso il fare politica, ci si può mettere al servizio della comunità in cui si vive, al fine di costruire un presente e un futuro migliore per tutti, dedicando inoltre particolare attenzione a coloro che sono più fragili e vulnerabili”.
Nel corso della mattinata all’Istituto Sociale (alle ore 10.15) Lorenzo Pregliasco di Youtrend analizzerà il rapporto tra politica, partecipazione e giovani sulla base delle recenti ricerche e dati raccolti dalla società demoscopica, mentre (alle 10.40) intervistati dal giornalista Matteo Spicuglia, il cardinale Roberto Repole parlerà del significato dell’impegno politico dal punto di vista cristiano e Luca Vignoli, sindaco di Castel Maggiore, condividerà la propria esperienza personale in relazione all’importanza della partecipazione giovanile nelle istituzioni pubbliche.

«Sono terminate oggi pomeriggio le consultazioni della Diocesi di Torino con il Comune di Torino, la Città Metropolitana e la Regione Piemonte e desidero esprimere molta gratitudine al presidente Alberto Cirio e al sindaco Stefano Lo Russo per l’adesione alla proposta di candidare il “chilometro quadrato della carità” di Torino a Patrimonio dell’Unesco: è il quartiere nel quale operarono i grandi Santi dell’Ottocento, da Giovanni Bosco a Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia e Tancredi di Barolo, Giuseppe Cafasso». Questo il commento dell’Arcivescovo card. Roberto Repole, che in gennaio lanciò l’idea della candidatura internazionale per far conoscere al mondo il caso unico di Torino.
Si è costituito un primo gruppo tecnico con gli Enti locali per avviare l’iter di candidatura. Nelle prossime settimane la Diocesi, rappresentata dalla referente della Caritas Elide Tisi, avvierà il coinvolgimento degli Istituti religiosi che discendono dai Santi fondatori ed altri enti del territorio, fra essi le Fondazioni bancarie.
«I Santi che operarono nell’Ottocento – osserva Repole – mobilitarono la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri, realizzarono in pochi decenni opere di avanguardia sul fronte della cura dei malati (Piccola Casa del Cottolengo), dei giovani (Salesiani, Giuseppini del Murialdo), dei carcerati (le opere dei Marchesi di Barolo e di Cafasso), della mondialità (Missionari della Consolata, ma anche Salesiani, Cottolenghini, Murialdini, Suore di Sant’Anna). Ulteriori figure si muovevano attivamente in quegli stessi anni in Torino, dal beato Faà di Bruno ai beati fratelli Boccardo. Nel piccolo quartiere alle spalle di Porta Palazzo l’ispirazione alla carità e alla solidarietà sociale mise particolari radici. Fu un’esperienza unica, oggi diremmo che fu una esperienza ‘di rete’, che sta continuando ad animare Torino con iniziative religiose e laiche, antiche e nuove, ultimo in ordine di tempo il Museo Frassati dedicato alla memoria storica: ci sembra possibile che l’Unesco ne valuti l’eccezionale messaggio universale».
Da Agenzia Giornali Diocesani notizie:
Gent.mi colleghi, vi segnaliamo questa nota sull’inaugurazione dell’ anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico piemontese (all’interno del link trovate anche foto e documentazione):
Inaugurato il 9° Anno Giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese
vedi: https://vocetempo.it/guerra-in-iran-paura-a-gerusalemme-al-sicuro-17-preti-torinesi
Sono al sicuro 17 preti piemontesi, in gran parte provenienti dalla Diocesi di Torino, che questa mattina erano a Gerusalemme nel giardino del Getzemani quando è scattato l’allarme su tutto il territorio di Israele e di altri Paesi mediorientali alla notizia dei bombardamenti scatenati da Israele e dagli Stati Uniti sull’Iran. Teheran ha annunciato durissime ritorsioni. I preti in viaggio con l’Opera Pellegrinaggi, che in questo momento ha due addetti a Gerusalemme insieme al clero, hanno subito riparato in luogo sicuro. Gli spazi aerei sono chiusi e al momento non ci sono certezze sui tempi di rientro in Italia, che era previsto per domani. Due giorni fa il gruppo piemontese ha incontrato il Patriarca di Gerusalemme card. Pizzaballa, portando aiuti economici.
Dichiarazione di don Giuseppe Zeppegno, presidente del Centro Cattolico di Bioetica
(Diocesi di Torino)
«Il primo suicidio assistito in Piemonte, operato con il via libera della Regione in attuazione delle prescrizioni della Corte Costituzionale, è prima di tutto, per tutti noi, partecipazione al lutto di una famiglia addolorata per la morte di una persona amata, un uomo giovane, che ha chiesto di porre fine a una sofferenza che non riusciva più a sostenere. Ora quest’uomo non soffre più, ma la sua vicenda resta una dolorosa tragedia e una sconfitta umana e sociale perché ha ottenuto questo obiettivo rinunciando alla propria vita. Mentre accompagniamo con un pensiero affettuoso coloro che stanno soffrendo, non possiamo rassegnarci a constatare che si affronta la sofferenza con l’annientamento della vita. È obiettivamente difficile comprendere perché si faccia ancora così poco nel nostro Paese per incentivare la medicina palliativa, che accompagna chi vive il dramma della malattia senza prospettiva di guarigione, alleviando il dolore fisico e prendendo in carico tutti i bisogni medici, assistenziali e spirituali. Questa, ne siamo convinti, resta l’opzione preferibile. Credo che la società debba sempre più organizzarsi con una attenta sollecitudine in funzione dei deboli. Quanto al via libera dato dalla Regione Piemonte al suicidio assistito, esso prende atto dell’esistenza di un quadro normativo vincolante anche in assenza di leggi: la partita è dunque in mano al Governo e al Parlamento, che da troppo tempo non si pronuncia pur avendo i numeri per cambiare, correggere o migliorare»
.
IL CARDINALE REPOLE ALL’ABBAZIA DI NOVALESA
APRE LE CELEBRAZIONI PER IL 1300° ANNIVERSARIO
In apertura delle celebrazioni per il 1300° anniversario dell’Abbazia di Novalesa in Valle di Susa il cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, presiederà
venerdì 30 gennaio alle 15.30 nella chiesa dell’Abbazia i solenni Vespri in memoria dell’atto di fondazione.
Sarà presente Stefano Lo Russo, Sindaco della Città Metropolitana di Torino, che è proprietaria dell’Abbazia dal 1972.
L’Abbazia di Novalesa fu fondata il 30 gennaio 726 per volontà del governatore della Moriana e di Susa Abbone. Nel corso dei secoli è stata un grande punto di riferimento spirituale e culturale per il Piemonte. Lungo tutto il 2026 si terranno iniziative rievocative a cura dalla comunità dei sei monaci benedettini che reggono l’Abbazia e della Città Metropolitana.
*************
*************
O scaricabile inquadrando il QR code:

Tre giorni di festa, dal 17 al 19 gennaio, con iniziative culturali, spettacoli e visite guidate tra Palazzo Barolo e il Distretto sociale Barolo per la nuova scultura posizionata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane.
Voluto dall’Opera Barolo per la sua fondatrice e patrocinato da Città di Torino e Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, il monumento è stato realizzato con il sostegno della famiglia Abbona, titolare dell’azienda vitivinicola “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” e il Gruppo Iren ne ha curato l’illuminazione.
Realizzato da Gabriele Garbolino Rù con la curatela artistica di Enrico Zanellati, il monumento è una scultura in bronzo in cui sono raffigurate due donne, Giulia di Barolo e una carcerata che lei tiene tra le braccia. L’autore dell’opera, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – ha potuto studiare i ritratti custoditi a Palazzo Barolo, lasciandosi inoltre guidare dalle “Memorie sulle carceri” scritte in prima persona dalla marchesa e realizzando una reinterpretazione contemporanea della sua figura, in dialogo con la maestosa facciata del Palazzo che sostiene la scultura.
Giulia di Barolo (1786-1864) fu instancabile nel suo servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi, fondò il Distretto Sociale Barolo, come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, e tante altre realtà di servizio sociale ed educativo, che l’Opera Barolo ha tutt’oggi il compito mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per Giulia e Carlo Tancredi è in atto il processo di beatificazione.
Tre giornate di eventi tra Palazzo Barolo e il Distretto Sociale
Con la collocazione della scultura prende il via un lungo week-end con iniziative culturali, spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo, la seicentesca dimora nobiliare torinese dei marchesi con le sue opere d’arte e sale dove soggiornarono personaggi celebri del Risorgimento italiano, come Silvio Pellico, e che oggi ospita anche il MUSLI, Museo della Scuola e Pop-App Museum. In quei giorni è inoltre visitabile il Distretto Sociale Barolo, complesso storico e oggi sede di diverse associazioni di volontariato che, quotidianamente, offrono servizi di assistenza e beni di prima necessità a persone e famiglie, molte delle quali povere, fragili e in condizioni vicine alla marginalità sociale. La tre giorni di festa, si apre sabato 17 gennaio con le visite guidate “Sulle orme di Giulia …” e lo spettacolo di Palazzo Barolo con la Società di Danza Torinese e i rievocatori dell’associazione “Le vie del tempo”. Prosegue domenica con le attività musicale per famiglie con bambine di “Crescendo in Sol”, le attività per bambini e ragazzi proposte dal MUSLI Museo della Scuola e Pop-App Museum e con le visite guidate. Conclusione lunedì 19 gennaio con, in mattinata alla Chiesa di Santa Giulia, la celebrazione eucaristica in suffragio della marchesa e, nel pomeriggio, a Palazzo Barolo con il concerto “Sulle note di Giulia”. (nel file word allegato programma_iniziative_a_giulia_
Dall’azienda “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” i fondi per il progetto
La Famiglia Abbona, proprietaria a Barolo delle Cantine che un tempo erano dei Marchesi e che – fedele a una tradizione nata con i Marchesi Giulia e Carlo Tancredi, che coniuga attività imprenditoriale a promozione della cultura e impegno nel campo del sociale – ha sostenuto economicamente il progetto del monumento a Giulia di Barolo.
“Quando si orienta lo sguardo verso la straordinaria figura di Giulia e quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo emergono tanti tasselli, tra questi – osserva il curatore artistico di Palazzo Barolo, Enrico Zanellati – la storia del vino Barolo, oggi celebre in tutto il mondo, nato proprio nelle Antiche Cantine che ancora oggi custodiscono e producono lo stesso prezioso patrimonio enologico. È proprio da questi celebri luoghi che arriva la principale linfa per la realizzazione del monumento. Da quasi un secolo la Famiglia Abbona è proprietaria, a Barolo, delle Storiche Cantine un tempo appartenute ai Marchesi. Oggi, guidata da Ernesto e Anna insieme ai figli Valentina e Davide, prosegue con la stessa passione che animò la Marchesa Giulia nella produzione del “re dei vini e vino dei re”, con il prestigioso marchio “Marchesi di Barolo” (https://marchesibarolo.com). Ed è con questo stesso spirito che la famiglia ha scelto di affiancare l’Opera Barolo, finanziando l’iniziativa”.
La scultura in numeri
Dimensioni: l’opera è alta 2 metri e 30 centimetri, pesa 170 chilogrammi, sviluppa una superficie di 4 metri quadrati ed è posizionata a un’altezza di 4 metri da terra.
Tempi di realizzazione: 2 anni di lavoro che comprendono le fasi relative a ricerca e realizzazione del progetto, creazione del modellato in gesso e cera, fusione in bronzo, assemblaggio delle parti e patinatura finale.
Opera Barolo, da due secoli vicina ai più fragili
L’Opera Barolo è stata fondata per disposizione testamentaria di Giulia Colbert Falletti di Barolo (1786-1864), come strumento operativo per continuare l’azione di carità, di impegno sociale politico e culturale iniziata con suo marito, Carlo Tancredi di Barolo (1782-1838).
I Marchesi Giulia e Carlo Tancredi resero disponibili le loro risorse economiche e impegnarono la propria posizione sociale per migliorare le condizioni di vita dei più poveri di Torino, e svilupparono cultura con i più importanti pensatori dell’epoca. Non ebbero figli, ma dimostrarono grande capacità di generare, lasciando il loro patrimonio culturale ed economico alla città e al Paese.
Giulia di Barolo, attraverso il suo testamento, in piena armonia con il lascito del marito, fondò l’Opera Barolo perché fosse l’erede universale di questo patrimonio, assumendosene la responsabilità perpetua. Essa stessa stabilì le strategie, messe in atto alla morte della Marchesa, perché le proprietà fossero gestite come un bene comune: per un triennio l’Opera sarebbe stata amministrata dalla più alta carica della magistratura, nel triennio successivo dalla più alta carica ecclesiale e così via.
Attualmente l’Opera Barolo è presieduta dall’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole.
Destinatarie dell’impegno dell’Opera sono le fasce di popolazione più bisognose di attenzione: ieri le donne detenute, oggi in particolare le persone più fragili, le famiglie italiane in difficoltà, quelle di migranti e profughi, i bambini malati e le loro famiglie. Soprattutto l’educazione delle giovani generazioni e lo sviluppo integrale del capitale umano sono i temi a cui i Marchesi avevano voluto prestare più cura, insieme a quello della cooperazione pubblico e privato, civile ed ecclesiale.
II programma dettagliato della “tre giorni” e altre informazioni sono disponibili nelle pagine del sito web dell’Opera Barolo, all’indirizzo www.operabarolo.it
IN ALLEGATO FOTOGRAFIE E PROGRAMMA
Clikka qui per il programma_iniziative_monumento_a_giuliadibarolo

Vi segnaliamo che sabato 6 dicembre alle ore 10, l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, il cardinale Roberto Repole, visiterà il centro di accoglienza Rifugio Fraternità “Massi” di Oulx (corso Ortigara 14/D): una struttura nata per far fronte all’emergenza migranti dal punto di vista umanitario, offrendo, 24 ore su 24, un servizio di accoglienza e assistenza a donne, uomini, bambini che, sfidando il freddo e la montagna, intendono proseguire il proprio cammino verso altri Paesi europei.
Le attività del centro di accoglienza di Oulx coinvolgono istituzioni, associazioni e un gran numero di volontari provenienti da tanti comuni della Val di Susa.
IL PAPA A TORINO PER LA SINDONE?
REPOLE: “SIAMO PRONTI AD ACCOGLIERLO”
Dichiarazione del cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e custode della Sindone:
“La Chiesa torinese, e credo l’intera città, sono pronte ad accogliere Leone XIV con grande gioia, se confermerà il suo desiderio di visitare Torino e la Sindone. Dal primo giorno del suo Pontificato Leone XIV ha portato l’attenzione sullo sguardo di Gesù, unica e vera fonte della pace che il mondo sta invocando con tanta trepidazione. La Sindone rimanda alla morte e alla sofferenza, ma soprattutto alla risurrezione di Gesù e alla vittoria della vita, un segno che da Torino si diffonde in tutto il mondo”