Archivi della categoria: comunicati stampa
CARD. ZUPPI AL FESTIVAL DELLA MISSIONE: IL 19/9 AL SERMIG
Incontro con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, la prima di una serie di anteprime settimanali con cui si apre ufficialmente la terza edizione del “Festival della Missione”: iniziativa nazionale promossa da Fondazione Missio e Conferenza degli istituti missionari in collaborazione con l’Arcidiocesi di Torino, che il capoluogo piemontese ospiterà dal 9 al 12 ottobre. Il card. Zuppi parlerà di pace e speranza.
venerdì 19 settembre alle ore 18, il Sermig Arsenale della Pace (piazza Borgo Dora 61, Torino) ospiterà un incontro con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, e l’analista politico, Dario Fabbri, sul tema “Conquistare la pace e organizzare la speranza”. Moderatrice la giornalista di Repubblica, Francesca Caferri.
L’appuntamento è una delle “anteprime” settimanali del Festival della Missione 2025, che vivrà il suo momento clou dal 9 al 12 ottobre: quattro giornate in cui Torino sarà infatti teatro di dibattiti, performance, concerti, animazioni, spettacoli teatrali, laboratori, mostre, presentazione di libri, momenti spirituali e vari spazi della città saranno palcoscenico per incontri con numerosi ospiti provenienti dai mondi missionario, della fede, della cultura, dell’economia e del giornalismo.
Eventi che si svolgeranno a San Filippo Neri, alla Facoltà Teologica, in piazza Castello e in altre sedi, pensati per raccontare che cosa vuol dire fare missione, essere vicini, ovvero prossimi (“IlVoltoProssimo” è il titolo del Festival) a chi vive o proviene da luoghi feriti e martoriati da guerra, fame, violenza o soffre anche per gli effetti prodotti sulla natura dal riscaldamento globale del pianeta. Ma, soprattutto, tutte occasioni per portare l’attenzione su persone, luoghi e temi troppo spesso relegati all’estrema periferia del dibattito pubblico.
Il programma del Festival della Missione per le giornate dal 9 al 12 ottobre, con i vari appuntamenti, i partecipanti e le diverse iniziative, sarà presentato nel corso di una conferenza stampa, martedì 30 settembre alle 11.30, alla Facoltà Teologica di Torino in via XX Settembre 83 (seguirà nei prossimi giorni specifica comunicazione dell’Arcidiocesi di Torino).
L’incontro del 19 settembre al Sermig su “Conquistare la pace e organizzare la speranza”, con il cardinal Matteo Maria Zuppi e Dario Fabbri, sarà anche trasmesso in diretta streaming e potrà essere seguito sul sito web del Festival della Missione (www.festivaldellamissione.it) e sul canale YouTube del Sermig (www.youtube.com/sermig).
ON LINE IL NUOVO PORTALE DELL’UFFICIO STAMPA DELLA DIOCESI
Informativa del 13 settembre 2025
FESTIVAL DELL’ACCOGLIENZA 2025: PRESENTAZIONE A PALAZZO CIVICO
Comunicato stampa dell'11 settembre 2025
Martedì 16 settembre alle ore 10.30,
nella Sala Colonne di Palazzo di Città
piazza Palazzo di Città 1 – Torino
l’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, interverrà alla presentazione dell’edizione 2025 del “Festival dell’Accoglienza*: l’ormai tradizionale appuntamento d’autunno dedicato ai temi della migrazione e della multiculturalità, organizzato dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’associazione Generazioni Migranti, in collaborazione con Fondazione Migrantes e il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.
Intitolato quest’anno “La speranza è una radice”, il Festival dell’Accoglienza (dal 16 settembre al 31 ottobre) propone oltre cento eventi (con più di 150 ospiti) tra incontri e dibattiti, spettacoli teatrali e musicali, laboratori, proiezioni cinematografiche, mostre fotografiche, presentazioni di libri, iniziative dedicate ai giovani, viaggi lungo percorsi di spiritualità.
All’incontro con i giornalisti interverranno, insieme al cardinale Roberto Repole:
- il sindaco di Torino Stefano Lo Russo;
- il direttore della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo;
- la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi;
- la delegata della Fondazione Compagnia di San Paolo, Marzia Sica;
- il responsabile del Festival dell’Accoglienza, Sergio Durando.
Conduce Laura de Donato, giornalista.
Ulteriori informazioni su: https://festivalaccoglienzatorino.it
BARRIERA DI MILANO, LETTERA APPELLO DEI PARROCI AI GIORNALI
Comunicato Stampa del 10 settembre 2025
«Gentile Direttore,
siamo don Andrea Bisacchi, don Marco Vitale e don Alessandro Rossi della Fraternità del Sermig, parroci nelle parrocchie Maria Regina della Pace e San Gioacchino, quartieri Barriera di Milano e Porta Palazzo. Le scriviamo perché la violenza dei fatti di cronaca che interessano i nostri quartieri spaventa la gente: la situazione sta peggiorando – molto, troppo velocemente – eppure noi siamo convinti che, anche attraverso il suo giornale, Torino possa trovare il modo di ragionare su questi quartieri non solo in termini di paura, ma di percorsi possibili e molto concreti per una convivenza pacifica. Esistono spiragli di speranza che noi parroci, senza negare le grandi difficoltà, stiamo toccando con mano.
Negli ultimi mesi la morte violenta ha segnato due volte le strade di Barriera e Aurora. Il 2 maggio ha perso la vita Mahmood, 19 anni, a un centinaio di metri dalla parrocchia Maria Regina della Pace. Il 30 luglio a fianco alla parrocchia San Gioacchino è morto Courage di 30 anni, padre di una bambina di 3 anni. Ci siamo accorti subito che queste vicende riguardano vite «invisibili».
Nelle ore successive abbiamo provato ad ascoltare la gente. Qualcuno chiudeva il discorso pensando che se la sono cercata. Qualcun altro pensa che, finché succede «tra di loro», non ci riguarda. Altri ne approfittano per dare sfogo alla propria paura e per accusare le istituzioni di non fare abbastanza. E intanto le vite perdute restano invisibili.
Abbiamo provato a camminare nelle strade: la prima impressione è stata di vuoto. Nei luoghi della morte ci ha colpito il silenzio, negozi e bar chiusi, passanti che abbassavano la voce e passavano oltre con rispetto. Poco più in là continuava a vivere la città di sempre, con le sue contraddizioni.
Nei giorni successivi abbiamo organizzato due veglie di preghiera per ricordare chi ha perso la vita e per cercare di dare una risposta diversa alla paura che tutti sentiamo crescere in noi e attorno a noi. Contro ogni aspettativa sono stati incontri molto partecipati, centinaia di persone molto diverse tra loro: cristiani e musulmani, credenti e non credenti, parrocchiani, comitati di quartiere, associazioni, italiani e stranieri, amici e parenti dei giovani che hanno perso la vita ma anche tanta, tanta gente che non li conosceva. Ci è sembrato un segnale importante: sconosciuti che si incontravano per un dolore che chiede di non rimanere invisibile, chiede un gesto di bene, chiede di vincere l’indifferenza.
Nella preghiera ci siamo fatti guidare dalle Beatitudini e dal Vangelo che esorta a ricambiare il male con il bene. Era presente tutta la comunità cristiana di Barriera e Aurora: i Salesiani, il Cottolengo e le suore di San Gaetano; gli altri sacerdoti dell’Unità pastorale; le persone che ogni giorno fanno della strada la loro chiesa, come fra Luca Minuto, suor Paola Pignatelli e suor Julieta Esperanca; tanti parrocchiani, i ragazzi dell’Oratorio, Ernesto Olivero e la Fraternità del Sermig con tanti giovani.
Ecco, in quei momenti abbiamo visto le vite invisibili diventare «visibili» in piccoli gesti di bene. Abbiamo respirato l’aria di una Chiesa dai confini sfumati, che può aiutare a costruire ponti e ad accogliere tutti, ognuno nella sua diversità. La preghiera è diventata occasione per respirare questa accoglienza e per piangere insieme, condividere la paura e non sentirsi soli. Guardavamo la folla, uomini e donne che camminavano su una strada di luce, fatta di solidarietà e condivisione.
Gentile Direttore, i problemi sono sotto gli occhi di tutti, ma Barriera e Aurora non sono solo problemi. La ringraziamo se potrà dare spazio anche ad una narrazione diversa di questi luoghi, perché vicino al buio noi abbiamo visto tanta luce, ed è proprio questa luce che ogni giorno ci spinge a vivere e ad amare questo territorio.
don Andrea Bisacchi, don Marco Vitale e don Alessandro Rossi»
Qui Il link per l’allegato:
lettera appello parroci barriera di milano
FUNERALE DI MONS. NOSIGLIA: DUOMO GREMITO
Comunicato stampa del 29 agosto 2025
“L’arcivescovo Cesare non tollerava i vuoti. La sua agenda non poteva prevedere delle pagine bianche. Riempiva i giorni, riempiva le ore, riempiva i minuti. Era sempre in movimento, sentiva l’urgenza dell’azione pastorale, sentiva l’impellenza del servizio del prete e del pastore. Ma dietro questa urgenza, dietro questa impellenza c’era l’attesa dell’ulteriorità e dell’altrove del Volto lucente di Cristo. Anche se forse non sempre appariva in modo netto, immediato, perché – lo sappiamo tutti, chi lo ha conosciuto lo sa – il suo carattere era schivo, riservato. Ma questo c’era, questo c’era!”. Sono le parole con cui il card. Roberto Repole arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, ha tratteggiato nell’omelia per le esequie di mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo emerito di Torino, la figura del pastore morto il 27 agosto all’Hospice del Cottolengo a Chieri.
La celebrazione dei funerali in una cattedrale di Torino gremita ha visto la partecipazione dei Vescovi – molti anche gli emeriti – del Piemonte. Presieduta dal Cardinale Repole e concelebrata con il card. Giuseppe Betori, mons. Vincenzo Paglia, e il vescovo di Vicenza mons. Giuliano Brugnotto, attuale vescovo di Vicenza Sempre da Vicenza presenti mons. Beniamino Pizziol, vescovo emerito di Vicenza, successore di mons. Nosiglia, mons. Adriano Tessarollo, vescovo emerito di Chioggia, ordinato vescovo da Nosiglia, originario del vicentino che è tornato a vivere in diocesi, mons. Lodovico Furian, vicario generale di Nosiglia dal 2007 al 2010, e mons. Massimo Pozzer, segretario di Nosiglia a Vicenza.
Tra i tanti sacerdoti e diaconi torinesi e segusini anche il rettore del Santuario di Maria Ausiliatrice, don Michele Viviano, e il padre Generale della Piccola Casa don Carmine Arice. Tra le autorità il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, la Vice Sindaca di Torino Michela Favaro, sindaci di Rossiglione e Campo Ligure, l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Presenti anche autorità militari, il mondo delle associazioni cattoliche.
In prima fila le due religiose suor Ruby e suor Elisa che, come ha ricordato il card. Repole ringraziandole «non solo lo hanno accompagnato nel tempo del ministero a Torino ma sono state vicine a lui anche nel momento di fatica della malattia, e sono state la sua famiglia insieme a don Mauro Grosso e don Enrico Griffa i suoi segretari».
All’inizio della celebrazione il cardinale Repole ha ricordato i tanti messaggi di affetto e cordoglio giunti tra cui quello di Papa Leone XIV che lo ha definito “pastore mite e saggio, sempre fedele al popolo e sollecito verso le persone più fragili”. Altri messaggi dai cardinali Zuppi presidente della Cei con il segretario mons. Baturi, Marengo, Antonelli, Battaglia, Reina, Ruini. Cordoglio anche delle altre confessioni cristiane, della comunità islamica ed ebraica torinesi.
Sempre il cardinale ha sottolineato la grande vicinanza del Vescovo Cesare agli ultimi: “Ha avuto cura che tutti potessero essere sfamati, che ciascuno – a cominciare dai più fragili, da chi perdeva il lavoro, da chi era in ospedale, da chi era povero, da chi era migrante, a cominciare da loro – che ciascuno potesse sperimentare in modo concreto, materiale, tangibile, la vicinanza di Dio. Perché sapeva molto bene che soltanto se si riceve il pane materiale, allora il pane dell’Evangelo non può essere frainteso, diventa autentico e vero. Lo sapeva sin dall’inizio e lo manifestava nell’incontro con i tanti poveri che ha voluto incontrare sempre, fino alla fine. Mi colpiva la spontaneità che monsignor Nosiglia aveva quando incontrava delle persone fragili. Una spontaneità, francamente, che forse non gli era così immediata in altre circostanze. Mi sono chiesto tante volte perché era così. Forse perché i più fragili, i più poveri sono senza difese. E quando tu li incontri sul serio, scopri che anche tu sei fragile e senza difese, non devi mascherarti, puoi essere quello che sei”.
Lunghi applausi all’uscita del feretro dalla cattedrale.
Nell’omelia il card. Repole ha ripreso tra gli altri il testo che mons. Nosiglia pronunciò in occasione del 25° di ordinazione episcopale 9 anni fa, “parole tra le più toccanti, forse, del suo ministero, di quelle vere, che rimangono scolpite e che dicono tanto del suo impegno indefesso, del suo servizio diuturno”.
Il testo dell’omelia è scaricabile dal sito della diocesi di Torino https://www.diocesi.torino.it/wp-content/uploads/2025/08/Repole_omelia_funerali_mons_Nosiglia_Cattedrale_29-08-25.pdf
La messa di trigesima sarà celebrata il 30 settembre alle 18 al Santuario della Consolata di Torino dove è sepolto.
Foto di Alessandro Valabrega:




FUNERALE DI MONS. NOSIGLIA: SEGNALAZIONE
Comunicato stampa del 28 agosto 2025
1 – Vi segnaliamo che i funerali dell’arcivescovo emerito Mons. Cesare Nosiglia, celebrati nel Duomo di Torino domani alle 15.30, saranno trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube della Diocesi di Torino, all’indirizzo https://youtube.com/live/a0YTq83gCek
2 – La camera ardente (presso il Santuario della Consolata) domani, venerdì 29, sarà ancora aperta dalle ore 8 alle 13,30.
MORTO L’ARCIVESCOVO EMERITO NOSIGLIA, GUIDÓ LE DIOCESI DI TORINO E SUSA
Comunicato stampa del 27 agosto 2025
[In coda breve biografia]
Il 14 settembre 1991, nominato da Giovanni Paolo II, viene consacrato vescovo dal cardinale Camillo Ruini.
attento alle condizioni difficili degli emarginati, in particolare i senza casa e i nomadi.
Nel 2003 viene trasferito alla diocesi di Vicenza, dove continua l’impegno con il mondo giovanile e per la solidarietà.
La forte sensibilità ai temi sociali, maturata fin da ragazzo, lo porta a prendere posizioni pubbliche
impegnative nelle numerose aree di crisi che caratterizzano le vicende di Torino e del Piemonte negli anni del «lungo
addio» della Fiat. A questo «magistero di strada» mons.
visiterà per due volte tutte le comunità della diocesi, incontrando anche realtà che non fanno parte del «mondo
cattolico» in senso stretto. È sua l’immagine delle «due città»: la Torino dei benestanti e dei garantiti e quella,
silenziosa e sempre più numerosa, dei fragili e degli emarginati.
A un particolare mondo di «lontani», sovente guardato con diffidenza e scarsa simpatia, mons. Nosiglia ha invece
sempre dedicato molta attenzione, fino a dedicare loro (2012) una Lettera pastorale, «Non stranieri ma
concittadini e familiari di Dio»: sono i nomadi, nelle loro varie etnie, che Nosiglia aveva conosciuto e frequentato
fin dagli anni romani.
Altro campo forte di impegno è la Sindone. L’arcivescovo promuove (2013) la prima ostensione dedicata in modo
speciale ai malati e alle persone in sofferenza.
e poi per l’incontro europeo delle comunità di Taizé, nel tempo travagliato del Covid (Nella primavera 2020, Nosiglia
promuove un’ostensione straordinaria alla presenza delle autorità civili di Torino e del Piemonte, come momento
comune di preghiera nel tempo del contagio).
È però con l’ostensione pubblica e generale del 2015 che la Sindone viene collegata a un’azione pastorale che coinvolge
tutti, con la visita di due giorni di papa Francesco a Torino. Bergoglio, dopo il saluto silenzioso alla Sindone
in Duomo, si recherà nei luoghi da cui erano partiti per l’Argentina i suoi antenati, e incontrerà i giovani a
Valdocco e poi nella grande celebrazione eucaristica in piazza Vittorio.
Giovani, mondo del lavoro, Sindone – e, sempre, grande attenzione ai problemi delle persone: sono le linee di
continuità lungo cui si muove il magistero di Nosiglia come del suo successore. Con, ancora, un’attenzione «obbligata»
al tema del ripensamento della presenza della Chiesa sul territorio (accorpamenti di parrocchie, riorganizzazione di
servizi, richiamo alla corresponsabilità di tutte le componenti della comunità ecclesiale).
SINDONE: ANALISI DELL’ARTICOLO “IMAGE FORMATION ON THE HOLY SHROUD – A DIGITAL 3D APPROACH” DI CICERO MORAES AGOSTO 2025
Comunicato stampa del Centro Internazione di studi sulla Sindone
CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI SULLA SINDONE:
Analisi dell’articolo “Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach” di Cicero Moraes, Agosto 2025.
L’autore ha realizzato modelli 3D di un corpo umano e di un bassorilievo, utilizzando software open source e simulazioni fisiche per analizzare i punti di contatto di un telo con le superfici. Il risultato indica che i punti di contatto tra telo e bassorilievo corrispondono ad un’immagine meno deformata rispetto ai punti di contatto con un corpo tridimensionale, in quanto quest’ultimo genera l’effetto di deformazione cosiddetto di Maschera di Agamennone, ben noto in letteratura. In altre parole, nella figura 6 dell’articolo l’autore conferma un risultato noto sin dai primi studi di Vignon e Delage del 1902, per cui l’immagine sindonica si configura come proiezione ortogonale. Non si ravvisa nessun elemento di novità in questa conclusione dell’articolo.
In aggiunta, a partire dagli studi in situ del gruppo STuRP (1978) e dalle successive analisi chimico-fisiche, è stata esclusa la formazione dell’immagine per mezzo di pittura, frottage con bassorilievo, o contatto con una statua/bassorilievo riscaldata.
In sintesi, il risultato dell’articolo in questione sull’assenza dell’effetto Maschera di Agamennone e relativa proiezione verticale dell’immagine sindonica è già noto da oltre un secolo, e la conseguenza ipotizzata dall’autore sulla origine pittorica o strinata da contatto della Sindone su un bassorilievo è ampiamente smentita da numerosi studi fisico chimici, in primis STuRP e confermati da misure più recenti, di cui esiste ampia letteratura su riviste scientifiche accreditate.
Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS) ribadisce l’importanza di un approccio rigoroso e interdisciplinare, che distingua nettamente tra dati certi e ipotesi, integrando i risultati di tutte le discipline coinvolte.
APPROFONDIMENTO:
Gli strumenti e i formati utilizzati nell’articolo in questione rientrano tra quelli comunemente impiegati nella modellazione 3D. Blender, ad esempio, è un software affidabile per la produzione di contenuti multimediali e ricreativi, ma non specificamente progettato per scopi scientifici. Il motore fisico usato per simulare il comportamento del telo sul modello tridimensionale agisce secondo modelli che imitano gravità e adattamento del tessuto a una superficie, rappresentata dal corpo 3D.
Questa impostazione presuppone che il telo sia stato adagiato sul corpo, ma il modello digitale non prevede un piano di appoggio: sotto il corpo vi è vuoto, come se fosse sospeso nello spazio. Tale condizione influenza il comportamento simulato del tessuto e non corrisponde a un contesto fisico reale. L’inserimento di un piano rigido su cui il corpo fosse appoggiato avrebbe modificato in modo significativo il risultato.
Lo strumento “OrtoOnBlender”, utilizzato per generare il bassorilievo, è descritto dall’autore come centrale nel processo. Esperienze precedenti (Balossino – Rabellino ) con tecnologie simili hanno evidenziato risultati sensibili alle proprietà del tessuto simulato, variando da un comportamento “rigido” a uno “morbido” in base ai parametri impostati. La replicabilità di una procedura è condizione necessaria ma non sufficiente per convalidarne la correttezza: un aspetto su cui l’articolo insiste, ma che di per sé non garantisce la validità scientifica delle conclusioni.
Questo tipo di simulazioni, pur interessanti e potenzialmente efficaci in ambito divulgativo o multimediale, presentano difficoltà significative nell’essere considerate prova scientifica, men che mai conclusiva.
La discussione proposta si inserisce in un tema noto e ancora aperto: la natura della proiezione dell’immagine sindonica. Il passaggio da una proiezione cilindrica (telo avvolto al corpo, con inevitabili deformazioni laterali, assenti sul telo) a una ortogonale (trasferimento verticale dei dettagli, con minime distorsioni, ma non in grado di spiegare la presenza dell’immagine nelle parti non in contatto) comporta implicazioni significative per le ipotesi di formazione. I modelli digitali possono contribuire alla riflessione, ma non sostituiscono l’analisi fisica e chimica del reperto, la quale finora ha escluso la compatibilità dell’immagine con metodi pittorici, contatto con bassorilievo o strinatura da bassorilievo caldo.
Sul piano metodologico, il CISS ritiene fondamentale:
- La rigorosa distinzione tra dati accertati e ipotesi, evitando di presentare come certe affermazioni non dimostrate.
- La collaborazione interdisciplinare, che integri e rispetti i risultati di tutte le discipline coinvolte, evitando interpretazioni parziali o settoriali.
Come ricordava il Premio Nobel Richard Feynman:
“Quando si effettua un esperimento, bisogna riferire tutto ciò che potrebbe invalidarlo, e non soltanto quel che sembra corretto, nonché le altre cause che potrebbero originare gli stessi risultati. Bisogna riferire tutti i punti superati con precedenti esperimenti, e cosa sia avvenuto di nuovo, e come, nonché accertarsi che tutti possano capirlo… dovete accertarvi che i fenomeni che la teoria spiega non siano soltanto quelli che vi hanno fatto venire l’idea originale: la teoria, una volta completata, deve quadrare anche con altri fenomeni.”
SINDONE: COMUNICATO DEL CUSTODE PONTIFICIO
Comunicato del 4/8/2025
«Ancora una volta assistiamo al lancio di nuove “rivelazioni” sulla Sindone e i suoi misteri. Oggi si tratta dell’ipotesi che il Telo sindonico sia stato steso non sul cadavere di un uomo ma su un “modello” artefatto, che riprodurrebbe le caratteristiche dell’immagine.
Il Custode della Sindone non ha motivo di entrare nel merito delle ipotesi formulate liberamente da scienziati più o meno accreditati. Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino, che statutariamente assicura il suo supporto scientifico al Custode, pubblica un documento che analizza in dettaglio metodo e risultati di questa “scoperta”.
Se non ci si può stupire più di tanto del clamore che certe “notizie”, vere o verosimili, nuove o datate, possono suscitare in un circuito mediatico che ormai è globale e istantaneo, rimane la preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono a un esame più attento del lavoro presentato. E rimane da ribadire l’invito a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato.
FRASSATI DAY: SABATO 5 LUGLIO (ORE 12) INAUGURAZIONE DI “VERSO L’ALTRO”, NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO MULTIMEDIALE DEDICATO AL FRASSATI
Comunicato Stampa del 3 luglio 2025
ALLUVIONE, LA TRAGICA MORTE DI BARDONECCHIA: CORDOGLIO DEL CARDINALE ROBERTO REPOLE
Comunicato Stampa del 1 luglio 2025
Questo il messaggio di cordoglio del card. Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa.
“La drammatica perdita di una vita nell’alluvione che ha colpito Bardonecchia turba profondamente la Valle e la comunità cristiana, che in queste ore si stringe con grande affetto ai famigliari di Franco Chiaffrino. Sgomenta pensare che la tragedia possa giungere così improvvisa e insensata nella vita di un uomo e dei suoi cari, preoccupa constatare che la natura sta divenendo sempre più pericolosa e imprevedibile. Bardonecchia è colpita dall’alluvione per la seconda volta in due anni, alla cara sindaca Chiara Rossetti un pensiero di particolare amicizia e sostegno”
GRAVE LUTTO DEL SINDACO, IL CORDOGLIO DELLA CHIESA TORINESE
Comunicato stampa del 27 giugno 205
L’Arcivescovo di Torino card. Roberto Repole, il Vescovo ausiliare mons. Alessandro Giraudo e tutta la Chiesa torinese partecipano al lutto di Stefano Lo Russo per la morte del caro papà Mario.
Per l’affetto e per l’amicizia cresciuta in questi anni, per la grande riconoscenza al servizio generoso del Sindaco, abbracciano Stefano e la sua famiglia assicurando ricordo e preghiera costante in queste loro faticose giornate di dolore.
CARD. R. REPOLE: OMELIA ALLA FESTA DI S. GIOVANNI BATTISTA
Comunicato Stampa del 24 giugno 2025
Card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa.
Omelia san Giovanni Battista 2025. Duomo di Torino, 24 giugno 2025. La celebrazione è iniziata alle 10,30.
(riferimento: Lc 1,57-66.80)
Nel riportare la notizia della natività di Giovanni il Battista, l’evangelista Luca non spende molte parole. Gliene bastano pochissime. Liquida la questione in un solo versetto.
Sembra decisamente più interessato a rilevare quali siano i sentimenti e le reazioni di chi fa i conti con l’assolutamente inedito di quella nascita: gli astanti, i parenti, i vicini. Quasi a dirci che la natività di Giovanni come quella di ogni cucciolo d’uomo avviene solo laddove si crei uno spazio di attesa, di accoglienza calda, di apertura fattiva alla novità imprevedibile che ogni nuovo nato rappresenta e porta con sé. Quasi a dire che non ci può essere sopravvivenza di nessun infante se non c’è riconoscimento, cura e presa in carico da parte del mondo degli adulti. Quasi a rimarcare ciò che non avrebbe neppure bisogno di essere rimarcato, tanto è inscritto nelle fibre del nostro essere, ma che può essere oscurato ad ogni generazione dal peccato degli uomini, quello che Bonhoeffer descrive in maniera lucida come il cor in se curvum: che, cioè, la vita umana, perché si dia e ci sia, perché cresca e perché si esprima, domanda che qualcuno vi si chini sopra benevolmente, vi si accosti con meraviglia, la accolga con senso di responsabilità, con attesa indifesa e con la decisione ferma e tenace di mettere a disposizione ad ogni passo tutto ciò che quella vita richiede per essere custodita, protetta, alimentata, fatta crescere, educata.
Quasi a dire, in definitiva, che solo se ci sono donne e uomini adulti capaci di non avere paura e di accogliere la libertà inedita che ogni nuovo nato rappresenta, solo allora può esserci davvero e fino in fondo la nascita e la presa in carico di un nuovo essere umano.
Forse per questo Luca è così spiccio nell’annotare la natività del Battista, mentre si sofferma più a lungo a rimarcare il senso di gratitudine e di profonda gioia che essa inietta attorno a sé. Una gratitudine e una gioia tanto più intense quanto più esprimono il riconoscimento della straordinarietà di quella nascita: Giovanni è infatti il frutto dell’attenzione e della misericordia di Dio verso il suo popolo.
Non solo. L’evangelista riassume tutta la fanciullezza del Battista con parole altamente simboliche. Il fanciullo cresce e si fortifica nello spirito, abitando regioni desertiche, luoghi cioè che per lungo tempo lo rendono invisibile agli occhi dei più. Ma questo tempo non è infinito. Arriva il giorno in cui si manifesta davanti a Israele. Il verbo, nel testo greco originale, è molto significativo: indica il momento del manifestarsi, ma anche del prendere il proprio compito, dell’assumere la propria funzione pubblica.
Se letta con superficialità, questa pagina di vangelo potrebbe essere rubricata a mero resoconto storico, in fondo anche molto distante da quella che è la cronaca della nostra città di Torino e dalle sfide che essa si trova a vivere oggi. Quando la si accosti invece nella sua profondità, ci si rende conto che essa non solo è uno squarcio di luce su un fenomeno così misterioso come il nascere di una nuova vita umana, ma è un faro acceso su alcune delle contraddizioni più profonde della nostra amata città.
La notizia durissima di questi giorni è infatti che a Torino il calo demografico sta svuotando le scuole, ormai anche le superiori: l’anno prossimo le scuole della città avranno 1.147 allievi in meno (senza considerare il calo aggiuntivo negli asili); a livello piemontese saranno 7.300 in meno. Sempre meno bambini “crescono, si fortificano” a Torino e si preparano ad essere gli adulti di domani.
Siamo alle prese con un fallimento culturale epocale. Stupido che sia stato sempre deriso e snobbato, considerato bigotto o di destra, l’insegnamento della Chiesa a sostegno della maternità. Miope che per sostenere, com’è necessario, i diritti fondamentali delle donne siano stati presentati come antitetici al bisogno sociale di natalità. Triste e molto inquietante, per la tenuta stessa della democrazia, che il termine “pro vita” sia ormai diventato quasi un insulto da affibbiare ai movimenti che pongono il problema della natalità: scritte violente e insultanti sono comparse ancora pochi mesi fa sui muri di Torino. Essere pro vita sembra una cosa medioevale; invece essere pro morte (combattere per l’eutanasia) suona moderno. Ci stiamo suicidando.
A determinare tutto ciò c’è il concorso massiccio di un iperliberismo che sta trasformando il lavoro in una merce disprezzabile: c’è il problema delle aziende che spostano la produzione lontano dalla città, mentre qui a Torino il 75% dei giovani (quelli che restano) trova solo più lavori precari, contratti di pochi mesi o addirittura giorni: come pretendiamo che mettano su famiglia e facciano figli? Forse è lo stesso iperliberismo che porta ad un fenomeno tutto torinese di immobilizzazione del denaro accumulato dai grandi proprietari di patrimoni, che preferiscono tenerlo nelle banche, in quantità immense, piuttosto che investirlo nel circuito delle imprese e nello sviluppo dell’economia reale. Non si può certo pretendere che i proprietari di patrimoni investano senza prospettive di reddito adeguato. Ma allora bisogna convincerli, bisogna portarli dalla parte della città. Il problema è una città che non riesce a convincerli. Torino ha immense sacche di povertà ma paradossalmente è anche la terza città d’Italia per numero di famiglie benestanti, che l’anno scorso hanno incrementato i patrimoni privati di un altro +6%: 76 miliardi di euro sono chiusi nelle banche.
Per non dire che c’è il problema di valutare una buona volta se i nostri sistemi di welfare siano tutti efficienti come amiamo credere. Rispetto alle famiglie giovani funzionano? Come mai nei Paesi del Nord Europa (o anche più vicino: nella provincia di Bolzano) i servizi di welfare ottengono che le donne lavorino con soddisfazione e le nascite non calino?
Per Torino non c’è emergenza più grande di questa, dei bambini e dei giovani. Sappiamo che nel prossimo futuro, senza giovani, sarà difficile mandare avanti la città e per esempio sarà difficile pagare le pensioni agli anziani. Ma attenzione: i giovani non sono contrapposti agli anziani, è vero l’esatto contrario. Solo curando con ogni premura i nostri anziani, solo investendo nell’assistenza dei malati, noi dichiariamo alle famiglie che in questa società conviene vivere e avere figli che saranno trattati con amore in ogni passaggio della loro vita. Così come dichiariamo che conviene vivere quando siamo capaci di trattenere i già pochi giovani che prepariamo all’università, magari provenienti da altrove, mentre dobbiamo dolorosamente constatare che tanti di questi giovani si laureano e poi ci abbandonano, vanno a cercare lavoro in altre città.
Perché tutto questo? Perché in altre parti del mondo ben più povere di noi l’apertura alla vita, ai bambini, ai giovani continua ad essere normale, mentre da noi è il problema per eccellenza?
È qui che il vangelo continua a illuminare. Il problema è principalmente culturale. Non è difficile vedere come alla radice dei diversi fenomeni che ho provato a inanellare ci sia un modo di rapportarsi all’esistenza fatto di dominio, di controllo totale della realtà, di crescente manipolazione di tutta la vita, in tutte le sue dimensioni. Ci possiamo illudere che questa modalità di approccio al reale – che in certa parte è necessaria e pure legittima – ci porti alla piena illuminazione di tutto. Dobbiamo riconoscere che ci fa sprofondare, invece, nelle tenebre più fitte. Ci porta a trattare paradossalmente ciò che è all’origine di ogni possibilità di dominio e di controllo, e cioè la vita, come qualcosa da temere, di cui avere paura. Con un tale approccio, la novità e la libertà di una nuova esistenza non può che rappresentare una minaccia, invece che un motivo di gratitudine e di gioia. Con un tale approccio, la responsabilità, l’attenzione e la cura che ogni nuovo nato richiede – con il decentramento che tutto ciò domanda – finiscono per rappresentare un ostacolo invece che una benedizione.
Abbiamo la possibilità di vedere fino in fondo le nostre contraddizioni. Abbiamo la possibilità di cambiare rotta. Il vangelo continua ad essere anche per noi, a Torino, qualcosa di nuovo e di rinnovatore. Possiamo smettere di avere paura della libertà che ogni nuovo essere umano rappresenta. Possiamo cominciare a vedere davvero e fino in fondo i bambini che crescono nel deserto, lontano dai riflettori, ma che come Giovanni Battista sono il futuro. Un giorno questi bambini diventeranno adulti e si manifesteranno, assumeranno la loro funzione. Possiamo cominciare a chiederci: quale volto avranno? chi stiamo crescendo?
Soprattutto, noi adulti ed anziani che abbiamo in mano le redini della Chiesa, della politica e dell’economia – ognuno per la sua parte – possiamo ridiventare intelligenti in modo pieno e compiere sempre ogni scelta, in ogni contesto, nella prospettiva dei bambini che stanno preparandosi alla vita, che domani si manifesteranno e prenderanno il loro posto e la loro funzione.
Perché da quel posto e da quella loro funzione, domani ci giudicheranno.
☩ Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa
[trovate qui sotto, in allegato, il testo in .pdf]
Card R Repole omelia S Gio Battista 2025
FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA: IL 24 GIUGNO MESSA SOLENNE IN DUOMO PRESIEDUTA DAL CARDINAL REPOLE
Comunicato stampa del 23 giugno 2025
Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo sarà lieto di incontrare i giornalisti
Cara/o collega,
martedì 24 giugno alle ore 10.30, nella cattedrale di San Giovanni Battista, l’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, presiederà la Messa solenne per la festa liturgica della Natività di San Giovanni Battista, patrono della Città di Torino.
Al termine della celebrazione Eucaristica, nella sacrestia della cattedrale, il cardinale Repole sarà lieto di incontrare i giornalisti (secondo le indicazioni che saranno fornite dall’Ufficio stampa dell’Arcidiocesi alle/ai colleghe/i presenti in cattedrale).
Per garantire spazi di lavoro adeguati alle necessità professionali di fotografi e operatori video, all’interno della cattedrale di San Giovanni Battista sarà riservata loro una postazione nella navata laterale destra presso il transetto.
L’Ufficio stampa dell’Arcidiocesi di Torino garantirà assistenza alle colleghe e ai colleghi per tutta la durata della celebrazione religiosa e durante l’incontro con il cardinal Repole.
“FRASSATI DAY”: UNA TRE GIORNI DI INIZIATIVE NEL CENTENARIO DELLA MORTE DEL BEATO PIER GIORGIO FRASSATI
Comunicato del 20 giugno 2025
Dal 3 al 5 luglio, momenti di preghiera, celebrazioni eucaristiche ed eventi culturali, tra cui l’inaugurazione di una mostra permanente nella ex canonica della chiesa di Santa Maria di Piazza, dedicati a colui che sarà proclamato Santo domenica 7 settembre.
Da giovedì 3 a sabato 5 luglio appuntamento con il “Frassati Day”: una “tre giorni” di celebrazioni religiose e iniziative culturali per ricordare la figura del Beato Pier Giorgio (del quale è prossima la canonizzazione, prevista nella giornata di domenica 7 settembre), l’opera e il suo impegno umano, sociale e, naturalmente, spirituale ad un secolo esatto dalla sua morte, avvenuta il 4 luglio del 1925.
Il 3 luglio, il via nel biellese alle tre giornate dedicate a Pier Giorgio Frassati, a Pollone (luogo d’origine della famiglia e dove la salma ha riposato prima di essere traslata nel Duomo di Torino) con la Messa, alle ore 18.30, presieduta dal vescovo di Biella, mons. Roberto Farinella, e seguita, alle 21.30, da una veglia con Adorazione Eucaristica.
Venerdì 4 luglio il “Frassati Day” si sposta a Torino. Alle 10, nella Cattedrale di San Giovanni Battista, è previsto un momento di preghiera guidato dal vescovo ausiliare della diocesi torinese, mons. Alessandro Giraudo, e un’ora dopo è programmata la partenza (proprio dalla Cattedrale) del “Frassatour”: un percorso di visita in centro città ai luoghi del Beato Pier Giorgio, un’iniziativa dedicata ai giovani che partecipano alle attività estive organizzate negli oratori, un modo per presentare a misura di ragazzo colui che sarà presto Santo.
La sera, la Cattedrale del capoluogo piemontese ospita, alle ore 20, lo spettacolo per “Voci e parole su Pier Giorgio Frassati” e, alle 21, la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Roberto Repole.
La “tre giorni” si chiude sabato 5 luglio con l’inaugurazione, nella ex canonica della chiesa torinese di Santa Maria di Piazza (via Santa Maria, 4) di uno spazio espositivo permanente dedicato a Pier Giorgio Frassati. L’allestimento multimediale a Santa Maria di Piazza, un luogo molto caro a Frassati dove spesso si recava per Adorazione Eucaristica, è curato dall’agenzia Mediacor e realizzato con il sostegno della Fondazione CRT.
memo: “CARCERE MINORILE E DECRETO CAIVANO. PUNIRE O RIEDUCARE?” DOMANI 6/6 A PALAZZO BAROLO
Recall del 5 giugno 2025
OPERA BAROLO. Sede istituzionale: Via delle Orfane 7, 10122 Torino. Tel. 011 26 36 111 – 011 20 71 427; E-mail info@palazzobarolo.it
Con l’incontro “Carcere minorile e decreto Caivano. Punire o rieducare? Le nuove misure tra inasprimento delle pene e crisi dei percorsi riabilitativi” si apre a Palazzo Barolo (via delle Orfane 7/a, Torino),
venerdì 6 giugno alle ore 17,
il nuovo ciclo di conferenze sulle tematiche del carcere organizzato da Opera Barolo, in collaborazione con il settimanale diocesano La Voce e Il Tempo.
Comunicato stampa a questo indirizzo: https://bit.ly/43ml0Ib ;
trovate la locandina qui: https://bit.ly/43kQ0s7
Anche sul sito istituzionale dell’Opera Barolo: https://bit.ly/3FhdANn
“CARCERE MINORILE E DECRETO CAIVANO. PUNIRE O RIEDUCARE?” SE NE PARLA A PALAZZO BAROLO IL 6 GIUGNO
Comunicato del 31 maggio 2025
OPERA BAROLO. Sede istituzionale: Via delle Orfane 7, 10122 Torino. Tel. 011 26 36 111 – 011 20 71 427; E-mail info@palazzobarolo.it
Con l’incontro “Carcere minorile e decreto Caivano. Punire o rieducare? Le nuove misure tra inasprimento delle pene e crisi dei percorsi riabilitativi” si apre a Palazzo Barolo (via delle Orfane 7/a, Torino),
venerdì 6 giugno alle ore 17,
il nuovo ciclo di conferenze sulle tematiche del carcere organizzato da Opera Barolo, in collaborazione con il settimanale diocesano La Voce e Il Tempo.
Comunicato stampa a questo indirizzo: https://bit.ly/43ml0Ib ;
trovate la locandina qui: https://bit.ly/43kQ0s7
Anche sul sito istituzionale dell’Opera Barolo: https://bit.ly/3FhdANn
ODV “CAMMINARE INSIEME”: PORTE APERTE
Comunicato di "Camminare Insieme" OdV
Gent.mi,
trovate il comunicato stampa di Opera Barolo – associazione Camminare Insieme sulla festa del 5 giugno. Partecipano
- Sergio Chiamparino, Presidente
- Giulio Fornero, Direttore Sanitario
- Rappresentanti Istituzionali
- Rappresentanti di fondazioni ed enti sostenitori
Conduce : Francesco Giorda, attore e presentatore.
PER INFORMAZIONI: Camminare Insieme ODV, Via S. Giuseppe Cottolengo 24/A – 10152 Torino, Tel. 011.4365980 – 375.675494 – email ufficiocomunicazione@camminare-insieme.it web: www.camminare-insieme.it
FONDAZIONE OPERTI. PRECISAZIONE
Link per accedere al comunicato della Fondazione Operti
Gent.mi,
A questo link:
trovate un comunicato della Fondazione Don Mario Operti.
È una precisazione sul mercato della locazione.