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CARD. REPOLE APRE CELEBRAZIONI 1300° ANNIVERSARIO DI NOVALESA
Comunicato stampa del 29 gennaio 2026
IL CARDINALE REPOLE ALL’ABBAZIA DI NOVALESA
APRE LE CELEBRAZIONI PER IL 1300° ANNIVERSARIO
In apertura delle celebrazioni per il 1300° anniversario dell’Abbazia di Novalesa in Valle di Susa il cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, presiederà
venerdì 30 gennaio alle 15.30 nella chiesa dell’Abbazia i solenni Vespri in memoria dell’atto di fondazione.
Sarà presente Stefano Lo Russo, Sindaco della Città Metropolitana di Torino, che è proprietaria dell’Abbazia dal 1972.
L’Abbazia di Novalesa fu fondata il 30 gennaio 726 per volontà del governatore della Moriana e di Susa Abbone. Nel corso dei secoli è stata un grande punto di riferimento spirituale e culturale per il Piemonte. Lungo tutto il 2026 si terranno iniziative rievocative a cura dalla comunità dei sei monaci benedettini che reggono l’Abbazia e della Città Metropolitana.
CONF.STAMPA. BEATO SEBASTIANO VALFRÈ: UN PERCORSO TRIENNALE DI INIZIATIVE VERSO IL QUARTO CENTENARIO DELLA NASCITA
Comunicato stampa del 28 gennaio 2026
BEATO SEBASTIANO VALFRÈ:
UN PERCORSO TRIENNALE DI INIZIATIVE VERSO IL QUARTO CENTENARIO DELLA NASCITA
Conferenza stampa di presentazione del progetto venerdì 30 gennaio alle 11,
all’Oratorio di San Filippo (via Maria Vittoria 5).
Cara/o collega,
ti segnalo che
venerdì 30 gennaio
alle ore 11,
all’Oratorio di San Filippo (via Maria Vittoria 5, Torino)
sarà presentato nel corso di una conferenza stampa il triennale progetto di iniziative dedicate alla figura del Beato Sebastiano Valfrè, colui che, con la sua opera, ha anticipato di oltre un secolo lo storico periodo torinese in cui agirono i “santi della carità”, quei religiosi, come i santi Giovanni Bosco, Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Cafasso, che furono fortemente impegnati in campo sociale.
All’incontro con i giornalisti saranno presenti padre Michele Nicolis (Procuratore Generale della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri); padre Simone Furno (Rettore della Chiesa di San Filippo Neri); don Massimo Scotto (Diocesi di Alba); Daniele Bolognini (studioso di Sebastiano Valfrè); Gian Maria Zaccone (Direttore Centro Internazionale di Studi sulla Sindone); Rosanna Purchia, (Assessore alla Cultura del Comune di Torino); Albina Malerba (Direttore Centro Studi Piemontesi), Giorgio Gagna (Presidente Centro studi Carlo Alberto); Mauro Rubat Ors (Presidente Associazione Cultores Sindonis).
Nel pomeriggio della stessa giornata alle ore 16.00, all’Oratorio di San Filippo, si svolgerà un incontro sul tema “Un Beato, un progetto e il suo perché”, con interventi di padre Michele Nicolis, Daniele Bolognini, Daniele D’Alessandro, Gustavo Mola di Nomaglio, Gian Maria Zaccone, Federico Valle e padre Simone Furno. Moderatore Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e Il Tempo.
Alle ore 18.30 si concluderà la giornata dedicata al Beato Valfrè con la Santa Messa nella Chiesa di San Filippo, presieduta dal vescovo ausiliare di Torino, mons. Alessandro Giraudo, cui seguirà una cena a buffet.
“Il recupero della figura del beato Sebastiano Valfrè, del suo messaggio e del suo esempio– sottolinea il direttore del Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, Gian Maria Zaccone – potranno rappresentare un contributo importante che la Chiesa piemontese, la Città di Torino e il Piemonte sapranno offrire alla riflessione verso il Giubileo della Redenzione del 2033, nonché alla storia del territorio e della sua cultura. Nella mattinata del 30 gennaio, memoria liturgica del Beato, presenteremo – spiega Zaccone – un percorso triennale verso il quarto centenario della nascita (1629 – 2029), con iniziative modulate sul territorio ma non solo – la sua devozione è assai sparsa nel mondo, in particolare nel continente americano – con lo scopo di giungere a celebrare in modo consono la ricorrenza, valutando nel contempo anche le possibilità di riapertura dell’iter di canonizzazione.
A Torino – aggiunge il direttore del CISS – vi sono anche altri due punti focali della devozione del Beato che connotano la storia e la realtà di Torino: la Vergine Consolata che grazie al suo intervento assurse a compatrona della Città, e la Sindone, che non cessò mai di offrire come oggetto di meditazione sul mistero dell’incarnazione”.
Diverse le realtà che hanno già aderito all’iniziativa patrocinata dalla Congregazione dell’Oratorio affiancata dall’Arcidiocesi di Torino e dalla Diocesi di Alba, tra cui Il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone, l’Associazione Cultores Sindonis, il Centro Studi piemontesi e il Centro Studi Carlo Alberto.
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SCHEDA:
Il Beato Sebastiano Valfrè: maestro del clero, missionario e padre dei poveri
Il 30 gennaio 1710, assistito personalmente dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia, spirava nella sua povera stanza della Congregazione dell’Oratorio annessa alla chiesa di san Filippo a Torino Sebastiano Valfré, prete dell’istituzione fondata un secolo e mezzo prima da san Filippo Neri a Roma. Nato in una numerosa famiglia contadina di Verduno, Diocesi di Alba, studiò tra molte difficoltà, ma con risultati che lo condussero a divenire anche membro della Facoltà teologica nell’Università. Fu uno dei protagonisti della vita ecclesiale in Torino e nel Piemonte: maestro del clero, missionario, catechista, organizzatore dell’apostolato laicale, padre dei poveri.
Venne proposto come Arcivescovo di Torino dal re Vittorio Amedeo II, che lo stimava e ne gradiva i consigli, ma egli umilmente rifiutò fedele al suo motto “non cercare di essere perfetto facendo cose straordinarie. Piuttosto, adempi ai tuoi compiti quotidiani in modo allegro e coscienzioso».
Il suo campo di impegno fu di una vastità impressionante, attento sia alle necessità spirituali ma anche materiali della popolazione torinese e saggio consigliere nelle travagliate vicende politiche del suo tempo. Predicatore instancabile con uno stile semplice, dottrinalmente irreprensibile sebbene libero da intellettualismi e sottigliezze teologiche – che per altro ben conosceva – offre ancora oggi insegnamenti e istruzioni per coltivare una devozione sana e corretta, rivolta in primo luogo ai laici. In questo senso seppe coniugare mirabilmente gli insegnamenti di san Filippo e san Francesco di Sales.
Ma anche padre dei poveri, degli emarginati, delle persone in difficoltà e in situazioni difficili: bisognosi, carcerati, prostitute, ragazzi sbandati, militari di truppa. Tutti aiutava sia con visite, sia con supporto spirituale, materiale e personale – fu visto più volte caricarsi sulle spalle nottetempo dei miserabili per portarli là ove potevano essere accuditi. Ma in particolare fu capace di tessere una rete di carità che attraverso la sua mediazione consentiva passaggi di aiuti imponenti da chi aveva le possibilità verso coloro che nulla avevano. In questo senso certamente si può vedere nel Valfrè il capostipite di quella stirpe di preti santi, che, mossi dalla Carità – l’amore verso Dio e il prossimo, cuore del messaggio cristiano – si sono impegnati nel campo sociale non per uno spirito di mera solidarietà ma per amore compassionevole. Non è un caso che tra di essi la fama e l’esempio del Valfrè fossero ben noti e ciascuno di essi, pur con forme e accenti diversi, raccolse la sua eredità spirituale.
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La cartella stampa con testi e immagini è disponibile, dalle ore 11 del 30 gennaio, all’indirizzo
https://www.sindone.it/2026/beato-sebastiano-valfrè
O scaricabile inquadrando il QR code:

CARD. REPOLE: CANDIDARE ALL’UNESCO LA CITTADELLA DEI SANTI SOCIALI
Comunicato stampa del 17 gennaio 2026
“A GIULIA DI BAROLO”, IL PRIMO MONUMENTO DEDICATO A UNA DONNA DELLA STORIA TORINESE
Comunicato dell'Opera Barolo del 14 gennaio 2026
Tre giorni di festa, dal 17 al 19 gennaio, con iniziative culturali, spettacoli e visite guidate tra Palazzo Barolo e il Distretto sociale Barolo per la nuova scultura posizionata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane.
Voluto dall’Opera Barolo per la sua fondatrice e patrocinato da Città di Torino e Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, il monumento è stato realizzato con il sostegno della famiglia Abbona, titolare dell’azienda vitivinicola “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” e il Gruppo Iren ne ha curato l’illuminazione.
Realizzato da Gabriele Garbolino Rù con la curatela artistica di Enrico Zanellati, il monumento è una scultura in bronzo in cui sono raffigurate due donne, Giulia di Barolo e una carcerata che lei tiene tra le braccia. L’autore dell’opera, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – ha potuto studiare i ritratti custoditi a Palazzo Barolo, lasciandosi inoltre guidare dalle “Memorie sulle carceri” scritte in prima persona dalla marchesa e realizzando una reinterpretazione contemporanea della sua figura, in dialogo con la maestosa facciata del Palazzo che sostiene la scultura.
Giulia di Barolo (1786-1864) fu instancabile nel suo servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi, fondò il Distretto Sociale Barolo, come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, e tante altre realtà di servizio sociale ed educativo, che l’Opera Barolo ha tutt’oggi il compito mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per Giulia e Carlo Tancredi è in atto il processo di beatificazione.
Tre giornate di eventi tra Palazzo Barolo e il Distretto Sociale
Con la collocazione della scultura prende il via un lungo week-end con iniziative culturali, spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo, la seicentesca dimora nobiliare torinese dei marchesi con le sue opere d’arte e sale dove soggiornarono personaggi celebri del Risorgimento italiano, come Silvio Pellico, e che oggi ospita anche il MUSLI, Museo della Scuola e Pop-App Museum. In quei giorni è inoltre visitabile il Distretto Sociale Barolo, complesso storico e oggi sede di diverse associazioni di volontariato che, quotidianamente, offrono servizi di assistenza e beni di prima necessità a persone e famiglie, molte delle quali povere, fragili e in condizioni vicine alla marginalità sociale. La tre giorni di festa, si apre sabato 17 gennaio con le visite guidate “Sulle orme di Giulia …” e lo spettacolo di Palazzo Barolo con la Società di Danza Torinese e i rievocatori dell’associazione “Le vie del tempo”. Prosegue domenica con le attività musicale per famiglie con bambine di “Crescendo in Sol”, le attività per bambini e ragazzi proposte dal MUSLI Museo della Scuola e Pop-App Museum e con le visite guidate. Conclusione lunedì 19 gennaio con, in mattinata alla Chiesa di Santa Giulia, la celebrazione eucaristica in suffragio della marchesa e, nel pomeriggio, a Palazzo Barolo con il concerto “Sulle note di Giulia”. (nel file word allegato programma_iniziative_a_giulia_
Dall’azienda “Marchesi di Barolo. Antiche Cantine in Barolo” i fondi per il progetto
La Famiglia Abbona, proprietaria a Barolo delle Cantine che un tempo erano dei Marchesi e che – fedele a una tradizione nata con i Marchesi Giulia e Carlo Tancredi, che coniuga attività imprenditoriale a promozione della cultura e impegno nel campo del sociale – ha sostenuto economicamente il progetto del monumento a Giulia di Barolo.
“Quando si orienta lo sguardo verso la straordinaria figura di Giulia e quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo emergono tanti tasselli, tra questi – osserva il curatore artistico di Palazzo Barolo, Enrico Zanellati – la storia del vino Barolo, oggi celebre in tutto il mondo, nato proprio nelle Antiche Cantine che ancora oggi custodiscono e producono lo stesso prezioso patrimonio enologico. È proprio da questi celebri luoghi che arriva la principale linfa per la realizzazione del monumento. Da quasi un secolo la Famiglia Abbona è proprietaria, a Barolo, delle Storiche Cantine un tempo appartenute ai Marchesi. Oggi, guidata da Ernesto e Anna insieme ai figli Valentina e Davide, prosegue con la stessa passione che animò la Marchesa Giulia nella produzione del “re dei vini e vino dei re”, con il prestigioso marchio “Marchesi di Barolo” (https://marchesibarolo.com). Ed è con questo stesso spirito che la famiglia ha scelto di affiancare l’Opera Barolo, finanziando l’iniziativa”.
La scultura in numeri
Dimensioni: l’opera è alta 2 metri e 30 centimetri, pesa 170 chilogrammi, sviluppa una superficie di 4 metri quadrati ed è posizionata a un’altezza di 4 metri da terra.
Tempi di realizzazione: 2 anni di lavoro che comprendono le fasi relative a ricerca e realizzazione del progetto, creazione del modellato in gesso e cera, fusione in bronzo, assemblaggio delle parti e patinatura finale.
Opera Barolo, da due secoli vicina ai più fragili
L’Opera Barolo è stata fondata per disposizione testamentaria di Giulia Colbert Falletti di Barolo (1786-1864), come strumento operativo per continuare l’azione di carità, di impegno sociale politico e culturale iniziata con suo marito, Carlo Tancredi di Barolo (1782-1838).
I Marchesi Giulia e Carlo Tancredi resero disponibili le loro risorse economiche e impegnarono la propria posizione sociale per migliorare le condizioni di vita dei più poveri di Torino, e svilupparono cultura con i più importanti pensatori dell’epoca. Non ebbero figli, ma dimostrarono grande capacità di generare, lasciando il loro patrimonio culturale ed economico alla città e al Paese.
Giulia di Barolo, attraverso il suo testamento, in piena armonia con il lascito del marito, fondò l’Opera Barolo perché fosse l’erede universale di questo patrimonio, assumendosene la responsabilità perpetua. Essa stessa stabilì le strategie, messe in atto alla morte della Marchesa, perché le proprietà fossero gestite come un bene comune: per un triennio l’Opera sarebbe stata amministrata dalla più alta carica della magistratura, nel triennio successivo dalla più alta carica ecclesiale e così via.
Attualmente l’Opera Barolo è presieduta dall’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole.
Destinatarie dell’impegno dell’Opera sono le fasce di popolazione più bisognose di attenzione: ieri le donne detenute, oggi in particolare le persone più fragili, le famiglie italiane in difficoltà, quelle di migranti e profughi, i bambini malati e le loro famiglie. Soprattutto l’educazione delle giovani generazioni e lo sviluppo integrale del capitale umano sono i temi a cui i Marchesi avevano voluto prestare più cura, insieme a quello della cooperazione pubblico e privato, civile ed ecclesiale.
II programma dettagliato della “tre giorni” e altre informazioni sono disponibili nelle pagine del sito web dell’Opera Barolo, all’indirizzo www.operabarolo.it
IN ALLEGATO FOTOGRAFIE E PROGRAMMA
Clikka qui per il programma_iniziative_monumento_a_giuliadibarolo
L’IMMAGINE DELLA SINDONE SUI TELEFONI DI TUTTO IL MONDO
Comunicato stampa del 10 gennaio 2026

FESTA DEI POPOLI CON IL CARD. REPOLE: 6/1 AL S. VOLTO
Comunicato stampa del 3 gennaio 2026
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
comunicato del 22 dicembre 2025
DOMANI CARD. REPOLE: CONFERENZA STAMPA DI NATALE
Comunicato stampa del 17 dicembre 2025
CARD. REPOLE: CONFERENZA STAMPA DI NATALE (corretto)
Comunicato stampa del 12 dicembre 2025
CARD. REPOLE SU FUTURO GIORNALI TORINESI
Dichiarazione dell'arcivescovo dell'11 dicembre 2025
CARD. REPOLE: SABATO 6/12 (ore 10) VISITA IL RIFUGIO “MASSI” A OULX
Comunicato stampa del 4 dicembre 2025
Vi segnaliamo che sabato 6 dicembre alle ore 10, l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, il cardinale Roberto Repole, visiterà il centro di accoglienza Rifugio Fraternità “Massi” di Oulx (corso Ortigara 14/D): una struttura nata per far fronte all’emergenza migranti dal punto di vista umanitario, offrendo, 24 ore su 24, un servizio di accoglienza e assistenza a donne, uomini, bambini che, sfidando il freddo e la montagna, intendono proseguire il proprio cammino verso altri Paesi europei.
Le attività del centro di accoglienza di Oulx coinvolgono istituzioni, associazioni e un gran numero di volontari provenienti da tanti comuni della Val di Susa.
IL PAPA A TORINO PER LA SINDONE? REPOLE: “SIAMO PRONTI AD ACCOGLIERLO”
Dichiarazione del card. Repole del 27 novembre 2025
IL PAPA A TORINO PER LA SINDONE?
REPOLE: “SIAMO PRONTI AD ACCOGLIERLO”
Dichiarazione del cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e custode della Sindone:
“La Chiesa torinese, e credo l’intera città, sono pronte ad accogliere Leone XIV con grande gioia, se confermerà il suo desiderio di visitare Torino e la Sindone. Dal primo giorno del suo Pontificato Leone XIV ha portato l’attenzione sullo sguardo di Gesù, unica e vera fonte della pace che il mondo sta invocando con tanta trepidazione. La Sindone rimanda alla morte e alla sofferenza, ma soprattutto alla risurrezione di Gesù e alla vittoria della vita, un segno che da Torino si diffonde in tutto il mondo”
GIOVEDI’ AL CIRCOLO DEI LETTORI: PRESENTAZIONE XXXIV RAPPORTO IMMIGRAZIONE CARITAS-MIGRANTES
Comunicato stampa del 28 ottobre 2025
FESTIVAL DELL’ACCOGLIENZA 2025: GIOVEDI’ (ORE 10) AL CIRCOLO DEI LETTORI, LA PRESENTAZIONE DEL XXXIV RAPPORTO IMMIGRAZIONE CARITAS-MIGRANTES
Giovedì 30 ottobre alle ore 10, al Circolo dei Lettori (via Bogino 9, Torino), nell’ambito del Festival dell’Accoglienza 2025, appuntamento con la presentazione del XXXIV Rapporto Immigrazione curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes e intitolato “Giovani, testimoni di speranza”.
DICHIARAZIONE DEL CARD. ROBERTO REPOLE SULLA TRAGICA MORTE DI UN OPERAIO NEL CANTIERE DI TORINO ESPOSIZIONI
Comunicato stampa del 18 ottobre 2025
DICHIARAZIONE DEL CARD. ROBERTO REPOLE, ARCIVESCOVO DI TORINO, SULLA TRAGICA MORTE DI UN OPERAIO NEL CANTIERE DI TORINO ESPOSIZIONI
<<Non riusciamo a reggere il pensiero di un altro padre di famiglia morto questa mattina per l’incidente nel cantiere di Torino Esposizioni. Andy Mwachoko, 42 anni, arrivava dalla Nigeria, aveva tre figli e una moglie che non lo vedranno tornare a casa. Non abbiamo elementi per comprendere se vi siano responsabilità in questa ennesima morte bianca a Torino, che sconvolge anche i datori di lavoro, ma scorrendo l’elenco dei caduti nei cantieri e al di là della tragedia di questa mattina è doloroso constatare che le vittime sono spesso persone fragili e poco pagate. La morte di un altro lavoratore ci impone di compiere un esame di coscienza collettivo, se il benessere di cui godiamo non sia spesso pagato soprattutto dai fragili: le persone valgono immensamente più del denaro, molto più delle cose materiali e credo che su questo punto abbiamo tutti l’urgente dovere di vigilare.>>
“LA PENA E LA SPERANZA: IL CARCERE RESTITUISCE AI CITTADINI?” E DOCUFILM “DUSTUR”
Comunicato stampa del 17 ottobre 2025
L’edizione 2025 del Festival dell’Accoglienza – la kermesse organizzata da Arcidiocesi di Torino, Pastorale diocesana Migranti e Associazione Generazioni Migranti – fa tappa anche quest’anno a Palazzo Barolo (via delle Orfane 7/a) con un doppio appuntamento nel pomeriggio di martedì 21 ottobre.
Alle ore 17.45 obiettivo puntato sul tema “La pena e la speranza: il carcere restituisce ai cittadini?”. Nella nostra società è possibile pensare alla detenzione come parte di un processo di restituzione alla comunità? E’ la domanda a cui, nel corso dell’incontro moderato dalla giornalista Cristina Zagaria, sono chiamati a rispondere il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, Elena Lombardi Vallauri, direttore del penitenziario Lorusso e Cutugno, l’ex Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, e l’ex giudice Francesco Gianfrotta.
“L’incontro – spiega Sergio Durando, referente della Pastorale dei Migranti e organizzatore del Festival – senza ignorare i problemi del sistema penitenziario nel suo complesso, vuol essere un dialogo tra rappresentanti delle istituzioni, esperti e magistrati su che cosa può fare il carcere: cioè se può essere o no un luogo dove educare, accompagnare, rigenerare, accogliere storie spezzate, creare percorsi di responsabilità per costruire un futuro che, una volta scontata la pensa, possa consentire di essere e sentirsi pienamente reintegrati nella società delle persone libere”._
“Nel solco del tema guida del Festival, “La speranza è una radice” – aggiunge Durando – l’obiettivo del confronto è inoltre quello di esplorare la possibilità che anche “dentro” il carcere si possa coltivare libertà: non come assenza di mura, ma come speranza, opportunità e cammino verso quella meta di libertà, anche fisica, da vivere pienamente e consapevolmente quando verrà il momento di poterlo fare. Anche perché – sottolinea il referente della Pastorale dei Migranti – ogni pena, se non è vendetta, è impegno civile per una Giustizia che cura e costruisce relazioni”.
L’incontro “La pena e la speranza: il carcere restituisce ai cittadini?” è preceduto, alle ore 15.30, sempre a Palazzo Barolo, dalla proiezione del docufilm “Dustur”, una parola araba che significa Costituzione. Nella pellicola è raccontata una vicenda che tra i protagonisti ha proprio la Carta costituzionale del nostro Paese, oggetto di un corso tenuto da alcuni volontari laici e da religiosi per detenuti, per lo più musulmani. Tra di loro vi è Bannak Samad, ex recluso marocchino che sta iniziando una nuova vita, divisa tra il lavoro e gli studi universitari. Girato nel penitenziario Dozza di Bologna, il docufilm narra di un percorso che intreccia attesa, libertà e desiderio di un futuro possibile.
Con la proiezione previsti gli interventi del protagonista, Bannak Samad, e di Wally Falchi, responsabile del Centro di ascolto “Le due tuniche” della Caritas diocesana torinese.
Il doppio appuntamento a Palazzo Barolo è organizzato in collaborazione con Opera Barolo, Festival Women & the City e Festival LiberAzioni.
Maggiori informazioni e i link per le iscriversi ai due eventi nelle pagine web del Festival dell’Accoglienza all’indirizzo www.festivalaccoglienzatorino.
FESTIVAL DELLA MISSIONE: DOMANI ALLE 17, IN PIAZZA CASTELLO, “DISARMATI. VOLTI DELLA RESISTENZA”
Comunicato stampa del 10 ottobre 2025
Appuntamento sabato 11 ottobre alle ore 17, in piazza Castello, con l’evento centrale del Festival della Missione, “Disarmati. Volti della resistenza”. Un grande momento pubblico condotto da Chiara Buratti che metterà in dialogo storie e volti che hanno scelto la non violenza come forma di resistenza. Un appuntamento che vuole essere una risposta concreta alla “globalizzazione dell’indifferenza” e dell’ “impotenza”, come denunciato da papa Francesco e ripreso da papa Leone XIV, indicando nella cultura dell’incontro l’unico antidoto possibile.
A testimonianza della forza generatrice del dialogo, interverranno Badel Adra, regista del documentario No Other Land, e Yonatan Zeigen, attivista per la pace e figlio della pacifista israelo-canadese Vivian Silver, uccisa nell’attacco del 7 ottobre. Accanto a loro, Mohammad Huraini, attivista palestinese, giornalista indipendente e difensore dei diritti umani originario di Masafer Yatta. Parteciperanno, inoltre, don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea Saving Humans; Kim Aris, figlio della leader birmana Aung San Suu Kyi; e Taghi Rahmani, marito e padre dei figli dell’attivista iraniana Narges Mohammadi, entrambe Premi Nobel per la Pace oggi private della libertà. A seguire, gli interventi di don Luigi Ciotti, voce libera e instancabile contro le mafie, e di suor Azezet Habtezghi Kidane, missionaria comboniana da anni accanto alle vittime della tratta di esseri umani.
MUSICA PER LA PACE
Il pomeriggio di sabato in piazza Castello sarà accompagnato dalla musica del gruppo iraniano Hello Baba, che fonde fonde musica sufi, melodie folk, improvvisazione e stili fusion moderni per creare performance dal vivo multistrato. Radicato nelle tradizioni mistiche e nella musica dell’Iran, l’ensemble trascende i confini culturali con una visione aperta verso il mondo. A seguire, l’energia e la voce di Chris Obehi. Nato in Nigeria nel 1998, Obehi è costretto nel 2015 a fuggire dal suo Paese a causa delle persecuzioni religiose perpetrate da Boko Haram. Dopo un lungo e difficile viaggio attraverso la Libia e Lampedusa, è approdato infine a Palermo. Qui ha intrapreso gli studi di contrabbasso al conservatorio Alessandro Scarlatti e maturato un grande interesse per la musica tradizionale siciliana. Nel gennaio 2020 vince il XIX Premio Rosa Balistreri e Alberto Favara e nel 2024 si è esibito all’Arena di Pace. E poi seguirà il Free Voices Gospel Choir, formazione nata nel 1997 a Beinasco e oggi composta da 80 coristi, ballerini e musicisti. “Voci libere” di nome e di fatto, i Free Voices interpretano il gospel come un canto di libertà e speranza, erede degli spiritual afroamericani e capace di parlare ancora oggi a tutte le “piccole schiavitù” dell’animo umano. In oltre venticinque anni di attività, il coro si è esibito in centinaia di concerti in tutta Italia, diventando promotore di solidarietà e fondatore della rassegna nazionale Gospel Sotto le Stelle.
“Disarmati. Volti della Resistenza” sarà preceduto, a partire dalle ore 15, da “Aspettando Disarmati. Strade di pace”, animazione di piazza organizzata da Sermig e Casa Missione in collaborazione con Balla Torino Social Dance.
“DISARMATI. VOLTI DELLA RESISTENZA”, NOTE BIOGRAFICHE SUI RELATORI
BASEL ADRA
Basel Adra (Masafer Yatta, 1996) è un avvocato, giornalista e regista palestinese. È cresciuto sulle colline a sud di Hebron, nel villaggio di al-Tuwani, in una comunità di circa quattromila pastori e agricoltori minacciata da decenni da sgomberi, demolizioni e violenze sistematiche da parte delle autorità israeliane. Non ha mai scelto l’esilio: sente il dovere di restare e continuare a documentare gli abusi subiti dal suo popolo. Il suo nome è noto a livello internazionale grazie a No Other Land, il documentario realizzato con gli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor e il collega palestinese Hamdan Ballal, che ha vinto l’Oscar nel 2024 come miglior documentario.
Ma prima ancora che regista premiato, Adra è un testimone: da adolescente ha iniziato a filmare demolizioni, violenze dell’esercito e attacchi di coloni, trasformando la telecamera in uno strumento di difesa civile. Il suo attivismo si fonda sulla nonviolenza. Niente armi, niente vendetta: corpi disarmati messi davanti ai bulldozer, parole e immagini usate come strumenti di resistenza. È la stessa via scelta dalla comunità di Masafer Yatta nel 1999, quando, dopo uno sgombero che coinvolse settecento persone, diversi villaggi si unirono per creare il Comitato di resistenza nonviolenta. Con azioni legali, manifestazioni e il coinvolgimento dei media, il Comitato ottenne dopo tre mesi una vittoria significativa: la Corte Suprema israeliana sospese l’evacuazione e permise il ritorno delle famiglie espulse. Per oltre vent’anni, pur tra tensioni e demolizioni, quella scelta ha permesso di continuare a vivere e coltivare le proprie terre. Ma l’equilibrio si è spezzato con il nuovo verdetto del 2022, che ha confermato l’espulsione di dodici villaggi, e dopo il 7 ottobre 2023 la situazione si è ulteriormente aggravata. Adra è legato anche alla presenza di Operazione Colomba, il corpo civile di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII che dal 2004 vive ad al-Tuwani: «Sono stati i miei scudi umani quando da bambino portavo il gregge al pascolo. Gli devo, e gli dobbiamo tutti, tanto», racconta. Oggi Basel Adra continua a vivere a Masafer Yatta, a filmare, a denunciare. «Arrendersi non è un’opzione», ripete spesso Adra. Oltre al cinema, scrive per la testata indipendente +972 Magazine, dove giornalisti palestinesi e israeliani lavorano insieme.
YONATAN ZEIGEN
Yonatan Zeigen (Kibbutz Be’eri, 1983) è un attivista israeliano per la pace, assistente sociale e mediatore. È cresciuto nel kibbutz fondato dai suoi nonni nel deserto del Negev, una comunità che il 7 ottobre 2023 è stata devastata dall’attacco di Hamas, in cui ha perso la vita sua madre, Vivian Silver, storica attivista israeliana di 74 anni, con passaporto canadese. Figura di primo piano nei movimenti pacifisti, Silver aveva fondato l’associazione Women Wage Peace e l’Arab-Jewish Center for Women Equality, Empowerment and Cooperation, dedicando l’intera esistenza alla difesa dei diritti dei palestinesi e alla costruzione di alternative nonviolente al conflitto che da oltre settantacinque anni segna il Medio Oriente.
La morte della madre ha segnato per Zeigen un punto di svolta: dopo un periodo in cui si era allontanato dall’impegno politico, ha deciso di ridedicare la propria vita alla pace e alla riconciliazione tra israeliani e palestinesi. Padre di tre figli, vive oggi a Tel Aviv-Jaffa. Ha studiato giurisprudenza e si è poi specializzato in servizio sociale clinico, ambito in cui lavora come terapeuta e facilitatore. La sua formazione da mediatore lo porta a cercare spazi di dialogo anche nei momenti più drammatici, convinto che solo il riconoscimento reciproco possa aprire vie di convivenza.
KIM ARIS
Kim Aris (Regno Unito, 1977) è il figlio minore di Aung San Suu Kyi, la leader della Lega nazionale per la democrazia birmana, premio Nobel per la pace nel 1991 e simbolo mondiale della resistenza nonviolenta alla dittatura militare in Myanmar. Cresciuto in Inghilterra, Paese del padre, lo storico britannico Michael Aris, ha vissuto gran parte della sua vita lontano dalla madre, costretta a decenni di arresti domiciliari e oggi detenuta in isolamento nella prigione di Naypyidaw dopo il colpo di Stato del 2021.
Dal Regno Unito, Aris mantiene viva l’eredità politica e morale della madre, richiamando l’attenzione internazionale sulla repressione in Myanmar e sulla crisi umanitaria che ne è seguita. Si impegna in raccolte fondi per sostenere le comunità colpite dalla guerra civile e dai disastri naturali, e partecipa a iniziative pubbliche per tenere alta l’attenzione sulla condizione dei prigionieri politici, a cominciare da quella della madre.
Il suo impegno ha assunto dimensione internazionale attraverso viaggi e incontri con le comunità della diaspora birmana, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, dove ha ricevuto premi e riconoscimenti a nome di Aung San Suu Kyi. Attraverso queste attività, Aris contribuisce a trasformare la solidarietà verso la madre in sostegno concreto alla popolazione civile, oggi in gran parte ridotta in povertà e sotto i bombardamenti dell’esercito.
TAGHI RAHMANI
Taghi Rahmani (Takestan, 1959) è un giornalista indipendente, scrittore e attivista politico iraniano, riconosciuto come uno dei volti più autorevoli della resistenza civile alla Repubblica islamica. Cresciuto in una famiglia della classe media, iniziò l’impegno politico a soli quindici anni. Da allora ha dedicato la sua vita alla libertà di espressione, ai diritti umani e al rinnovamento intellettuale dell’Iran.
Per questa scelta ha pagato un prezzo altissimo: oltre sedici anni trascorsi nelle prigioni iraniane, spesso in isolamento, vittima di torture e processi farsa. Amnesty International lo ha designato come prigioniero di coscienza e Reporters Without Borders lo ha definito “il giornalista più frequentemente incarcerato d’Iran”. Tra gli anni Ottanta e Duemila è stato più volte arrestato per la sua attività nei giornali clandestini (Pishtazan, Movahed) e in testate legali come Iran-e-Farda e Omid Zanjan. La sua voce critica, tuttavia, non è mai stata ridotta al silenzio.
Vive in esilio in Francia, insieme dei figli gemelli, Kiana e Ali. Con loro, nel dicembre 2023, ha preso parte alla cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace assegnato alla moglie, in carcere, Narges Mohammadi per la sua lotta contro l’oppressione delle donne in Iran e per promuovere i diritti umani e la libertà per tutti. Attivista sin dagli anni universitari, è stata vicepresidente del Defenders of Human Rights Center fondato da Shirin Ebadi e ha guidato campagne contro la pena di morte, la tortura bianca – l’isolamento nelle carceri iraniane – e l’obbligo del velo. Arrestata dodici volte, condannata complessivamente a trent’anni di carcere.
Il programma completo del Festival è disponibile su www.festivaldellamissione.it
Il Festival della Missione è realizzato in partnership con il Festival dell’Accoglienza (16 settembre – 31 ottobre).
Buona giornata
Mauro Gentile, ufficio stampa Arcidiocesi di Torino
Costanza Oliva, comunicazione Festival della Missione
DOMANI A TORINO SI APRE IL FESTIVAL DELLA MISSIONE 2025
Comunicato stampa 8 ottobre 2025
Quattro giorni con oltre sessanta eventi in diversi luoghi della città. Momento clou della manifestazione, sabato alle 17 in piazza Castello, con “Disarmati. Volti della resistenza”, incontro con Kim Aris (figlio di Aung San Suu Kyi), Taghi Rahmani (marito della Nobel per la Pace Narges Mohammadi), il regista palestinese Badel Adra (No Other Land) e l’attivista israeliano Yonatan Zeigen, figlio della pacifista Vivian Silver, insieme a don Luigi Ciotti e suor Azezet Habtezghi Kidane.
Da domani, giovedì 9 ottobre, il via a Torino del Festival della Missione 2025: quattro giorni di iniziative e oltre sessanta appuntamenti dedicati al tema del “fare missione” come esperienza universale, con decine di ospiti da ogni parte del mondo.
Ad aprire la kermesse – promossa da Fondazione Missio e Conferenza degli Istituti Missionari in Italia con Arcidiocesi di Torino e organizzata in partnership con il Festival dell’Accoglienza – alle ore 18, nella Chiesa di San Filippo Neri, Luciana Littizzetto che, raccogliendo lo spirito del “pellegrinaggio laico per le periferie umane”, conduce la narrazione di sette cammini che attraversano la città, passando per luoghi e storie segnati da migrazione, educazione mancata, dipendenze, reclusione, abbandono e solitudine, per poi approdare alla Chiesa di via Maria Vittoria.
Tra gli altri appuntamenti del Festival, venerdì 10 ottobre alle ore 11, sempre a San Filippo Neri, spazio al ruolo delle donne e alle prospettive diverse di fede, impegno sociale e diritto, con la teologa Teresa Forcades (Intra omnes, dialogo sull’inclusione e la fraternità universale).
Nel pomeriggio, alle ore 14, si parla di crisi globale, conversione ecologica e giustizia economica con Jeffrey Sachs e Luigino Bruni, a partire dalla campagna Caritas per il condono del debito (Cambiamo la rotta). Alle ore 16 luci sulle storie di chi non ha posto sulla ribalta globale con racconti di giornalisti e attivisti su guerre dimenticate, migrazioni e discriminazioni (Le vite che nessuno vede). Poi, alle ore 18.30, con Gaël Giraud e Leonardo Becchetti dialogo su economia, solidarietà e nuove possibilità di fraternità globale (Tempore famis. Opportunità per tornare umani).
La sera alle 21, alla Facoltà Teologica di via XX Settembre 83, Carola Susani, con il giornalista Matteo Spicuglia, presenta il libro C’é un’altra!, raccolta di poesie che esplorano temi come l’amore, la separazione, il tempo che passa.
Nella terza giornata del Festival, sabato 11 ottobre alle ore 10.45, a San Filippo Neri, in programma l’incontro con Diane Foley, madre del giornalista James Foley ucciso dall’Isis, che nel 2021 ha scelto di incontrare uno degli assassini del figlio (Dio non uccide).
Nel pomeriggio di sabato il momento clou della manifestazione in piazza Castello alle ore 17, con “Disarmati. Volti della resistenza”, con protagonisti Kim Aris (figlio di Aung San Suu Kyi), Taghi Rahmani (marito della Nobel per la Pace Narges Mohammadi), il regista palestinese Badel Adra (No Other Land) e l’attivista israeliano Yonatan Zeigen, figlio della pacifista Vivian Silver, insieme a don Luigi Ciotti e suor Azezet Habtezghi Kidane.
Nella giornata di chiusura, domenica 12 ottobre alle 11.30, nella chiesa di via Maria Vittoria, dialogo con Leonardo Di Costanzo, regista di Elisa, presentato alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia 2025 e vincitore del Premio Signis, su scrittura e cinema come strumenti per immaginare nuovi orizzonti (L’arte di sperare).
Sempre domenica alle ore 15, nella Chiesa di San Filippo Neri, Santa Messa presieduta dall’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole.
ACCREDITI MEDIA
Cara/o collegato,
ti ricordiamo che puoi richiedere il “pass stampa” (che consente di accedere a tutti gli eventi del Festival della Missione) scrivendo a comunicazione@festivaldellamissione.it , comunicando – oltre nome e cognome, recapiti telefonici e mail – anche la testata per la quale lavori e il numero di tessera OdG (oppure tipo e numero di un documento d’identità).
Ricevuta la mail di conferma dell’accreditamento puoi ritirare il tuo pass – a partire dalla mattina di giovedì 9 ottobre, allo spazio “Accoglienza ospiti” della Chiesa di San Filippo Neri (lato via Accademia delle Scienze).
FESTIVAL MISSIONE: COME ACCREDITARSI
Comunicato stampa del 3 ottobre 2025
NOTA DI SERVIZIO PER GIORNALISTI, FOTOGRAFI E OPERATORI VIDEO
MODALITÀ DI ACCREDITO PER LE INIZIATIVE DEL FESTIVAL DELLA MISSIONE 2025
Cara/o collega,
nell’invitarti a seguire gli eventi del Festival della Missione ospitati a Torino dal 9 al 12 ottobre, nella chiesa di San Filippo Neri (via Maria Vittoria, 5), alla Facoltà Teologica (via XX Settembre, 83) e in piazza Castello, cogliamo l’occasione per fornirti alcune informazioni di servizio che, ci auguriamo, possano risultare utili allo svolgimento della tua attività professionale.
ACCREDITO: come chiederlo, dove ritirarlo e a cosa serve
Il “pass stampa” consente di accedere a tutti gli eventi del Festival della Missione e lo puoi richiedere scrivendo a comunicazione@festivaldellamissione.it , comunicando – oltre nome e cognome, recapiti telefonici e mail – anche la testata per la quale lavori e il numero di tessera OdG (oppure tipo e numero di un documento d’identità).
Ricevuta la mail di conferma dell’accreditamento puoi ritirare il tuo pass – a partire dalla mattina di giovedì 9 ottobre, allo spazio “Accoglienza ospiti” della Chiesa di San Filippo Neri (lato via Accademia della Scienze).
MATERIALE STAMPA: comunicati, immagini e altre informazioni
Gli accreditati, oltre a ricevere i comunicati stampa relativi alla manifestazione, possono scaricare dalla sezione “Press” del sito internet www.festivaldellamissione.it (accedendo con una password ricevuta insieme alla mail di conferma dell’accreditamento) fotografie, video e altro materiale.
Naturalmente, prima e per tutta la durata del Festival, siamo a disposizione per fornirti assistenza e informazioni.

