MONDI SOMMERSI

Sussidio per l’animazione comunitaria per la Festa del lavoro - 1° maggio 2026

Attraverso questo primo dossier, sviluppato secondo il modello vedere-giudicare-agire, la Pastorale Sociale
e del Lavoro intende proporre sperimentalmente una modalità di animazione rivolta alle comunità
parrocchiali in occasione della Festa del Lavoro del Primo Maggio. A tal fine, si invita a utilizzare il
presente strumento e a segnalare eventuali punti di forza e aree di miglioramento. L’obiettivo è realizzare
uno strumento realmente utile ed efficace per l’animazione della comunità cristiana e civile sui temi
legati al lavoro.
Questo strumento è stato concepito per supportare la comunità nella riflessione e nella preghiera
sul tema del lavoro, nella consapevolezza che tale ambito rappresenta un elemento centrale della vita
personale, sociale e spirituale di ciascun individuo e di ogni collettività. La celebrazione di una festività
assume anche il significato di ripercorrere le origini dell’evento stesso, favorendo il recupero dello
spirito originario e la sua rilettura nel contesto sociale ed economico attuale. Il Primo Maggio è nato
come occasione per ricordare le battaglie intraprese da lavoratori e lavoratrici con l’obiettivo di rendere
il lavoro più equo, sicuro e conforme alle esigenze umane. Attualmente, persistono situazioni di disagio
e difficoltà nel contesto lavorativo, diverse da quelle della fine del XIX secolo, ma comunque rilevanti
e complesse. È necessario, pertanto, porre nuovamente l’attenzione sulle ingiustizie che si manifestano
in ambito economico e lavorativo, poiché tali dinamiche rappresentano spesso una fonte significativa di
tensione e disuguaglianza sociale.
Mondi sommersi è il titolo del dossier che state per consultare, invitando all’approfondimento secondo
le modalità che riterrete più appropriate. Attualmente, risulta complesso analizzare con precisione
le dinamiche di diseguaglianza e ingiustizia nel contesto lavorativo, poiché tale ambito è spesso poco
raccontato e meno percepibile rispetto al passato. Se in precedenza il lavoro rappresentava un pilastro
nell’organizzazione sociale, oggi esso è interessato da processi di soggettivazione che ne aumentano la
pluralità, la frammentazione e ne riducono l’identificazione con categorie sociali tradizionali.
Mondi sommersi rappresenta il nostro intento annuale di approfondire quelle realtà spesso trascurate,
sia come problematiche sia come potenziali risorse e opportunità. In occasione del Primo Maggio
2026, vogliamo focalizzarci sul fenomeno dei working poor (i cosiddetti lavoratori poveri), che evidenzia
quanto il mercato del lavoro italiano rischi di accentuare le sue storiche debolezze: giovani precari senza
prospettive di autonomia, una bassa partecipazione delle donne, e persone con background migratorio
impiegate frequentemente in condizioni ai limiti della dignità umana. Il fenomeno del lavoro povero
rappresenta una criticità che compromette i principi sociali sanciti dalla Costituzione repubblicana. In
tale contesto, il lavoro non costituisce più necessariamente un’opportunità di emancipazione o uno strumento
per la piena cittadinanza, ma può diventare fonte di tensione sia personale che sociale. Si riscontrano
numerosi casi in cui individui, pur essendo occupati, non raggiungono uno standard economico
sufficiente a garantire il mantenimento e il sostentamento fino alla fine del mese. Le recenti rilevazioni
dell’Osservatorio delle Risorse e delle Povertà della Caritas diocesana confermano l’aumento delle richieste
di assistenza presso i centri d’ascolto da parte di persone con un impiego.
Questa situazione non solo compromette le opportunità di inclusione sociale, ma influenza anche la
percezione che le persone, specialmente i giovani, hanno del lavoro. Come si può sperare che qualcuno
investa nella propria carriera quando il lavoro perde il suo ruolo di strumento per l’inclusione, la realizzazione
personale e il sostegno economico?
La questione del lavoro povero evidenzia la necessità di superare una visione frammentaria delle politiche
sociali. Al giorno d’oggi, accompagnare le persone verso l’occupazione non risulta più sufficiente;
è indispensabile integrare interventi mirati nell’ambito dell’abitazione, della formazione e dell’accesso al
credito, per rendere tali condizioni più sostenibili. Risulta fondamentale agire sia sul piano giuridico, attraverso
i processi legislativi, sia su quello economico, in collaborazione con le imprese, affinché il lavoro
recuperi la centralità che gli viene attribuita dalla dottrina sociale della Chiesa.
Mondi sommersi: è importante che nelle nostre comunità ci interroghiamo sul motivo per cui anche
i cristiani spesso subiscono queste circostanze; il nostro ruolo è quello di portare alla luce questa realtà,
offrendo spazio, ascolto e supporto.
Non solo problemi, ma anche opportunità e risorse. Seppure il lavoro povero rappresenti una distorsione
dell’autentica funzione del lavoro, necessitiamo di mantenere uno sguardo di speranza. Per questo
vorrei concludere ricordando le parole di papa Francesco in occasione del suo incontro con i lavoratori
dell’Ilva di Genova:
Il lavoro può fare molto male perché può fare molto bene. Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico
del lavoro, e per questo non è facile riconoscerlo come nemico, perché si presenta come una persona di casa,
anche quando ci colpisce e ci ferisce. Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono «unti
di dignità». Per questa ragione, attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale. Questo è il nocciolo del
problema. Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia
che entra in crisi, è tutto il patto sociale. È anche questo il senso dell’articolo 1 della Costituzione italiana,
che è molto bello: «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro». In base a questo possiamo
dire che togliere il lavoro alla gente o sfruttare la gente con lavoro indegno o malpagato o come sia, è anticostituzionale.
Se non fosse fondata sul lavoro, la Repubblica italiana non sarebbe una democrazia, perché
il posto di lavoro lo occupano e lo hanno sempre occupato privilegi, caste, rendite.
Buona lettura!
Attendiamo vostri preziosi suggerimenti e consigli.

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