83 anni, sacerdote dal 1967, don Marino Gabrielli è mancato il 12 gennaio a Città del Guatemala, nella casa di riposo “San Vicente de Paul” che aveva fondato nel 2000 e dove ha vissuto negli ultimi anni.
Secondo l’usanza guatemalteca, martedì 13 e mercoledì 14 gennaio si tiene la veglia funebre presso la casa di riposo mentre i funerali vengono celebrati giovedì 15 gennaio alle 11 (ora locale) presso la parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola, a Città del Guatemala.
A Settimo, presso la chiesa di San Pietro in Vincoli, verrà celebrata una messa in suo suffragio alle ore 18 di giovedì 15 gennaio (in contemporanea al funerale in Guatemala); sempre a Settimo, la trigesima verrà celebrata presso la parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli sabato 14 febbraio alle ore 18.00 e domenica 15 febbraio alle ore 10.00.
La storia missionaria di don Marino inizia nei primi anni ’80 del secolo scorso, quando si reca in Perù a visitare una religiosa italiana: da qui la sua richiesta di servire come fidei donum, che si concretizza nella sua prima partenza per il Guatemala, dove rimarrà 14 anni. Poi una pausa in Italia e un ritorno in America Latina, in Brasile nella missione diocesana di Belém, per 5 anni.
Nel 2016 ritorna definitivamente in Guatemala, prima nella diocesi di Jutiapa e poi di nuovo a Città del Guatemala, dove è rimasto fino alla fine.
La sua maggiore convinzione era che la vocazione del sacerdote sia quella di “evangelizzare”, con la consapevolezza che “l’evangelizzazione non può prescindere dalla promozione umana. Non si può parlare di Dio a chi ha la pancia vuota o non ha la possibilità di comunicare perché analfabeta”, racconta nella sua testimonianza che possiamo leggere nel libro “Doni di Fede” (EMI). Da qui la fondazione della casa di riposo e di una scuola parrocchiale per i bambini, oltre all’avvio delle adozioni a distanza per sostenere gli studi degli alunni della scuola e di alcuni seminaristi.
Siamo grati al Signore per il dono di don Marino alla nostra Chiesa di Torino e alle Chiese del Guatemala e del Brasile e sentiamo risuonare dentro di noi questa sua riflessione, sempre tratta dal libro “Doni di Fede”:
“In questi anni ho maturato quale dovrebbe essere lo “stile” del prete diocesano: lo chiamo delle “3 A”: saper accogliere, ascoltare e amare. (…) Sono convinto che è la strada corretta perché aumentino le vocazioni, perché i laici siano responsabilizzati veramente e perché anche la vita del prete sia felice e segno di una presenza viva del Dio Misericordioso”.
Grazie don Marino!
