Lunedì 13 aprile la salma di don Michele Pessuto, sacerdote fidei donum della nostra diocesi a Formosa (Argentina) dal 1977 fino alla morte, avvenuta lo stesso giorno del 2018, è stata spostata dalla cattedrale di Formosa alla chiesa della Madonna di Lourdes.
Don Michele aveva espresso il desiderio di essere sepolto all’interno di questa chiesa, ma per vari motivi giuridici al momento della sua morte questo non era stato possibile: risolti questi impedimenti, a esattamente 8 anni dalla sua morte è stato possibile spostare la salma dalla cattedrale, luogo iniziale di sepoltura, alla cappella, che “padre Miguel” Pessuto aveva costruito quando è andato in pensione ed era co-parroco nella parrocchia della Sagrada Familia.
Il percorso dalla cattedrale alla cappella della Madonna di Lourdes ha avuto varie tappe: dal centro polifunzionale per convegni e corsi professionali “Giovanni Paolo II” di cui don Michele è stato direttore, alla parrocchia Maria Nostra Signora della Speranza, con saluto da parte dei vigili del fuoco e dagli alunni della scuola. Alla destinazione finale, la celebrazione dell’Eucarestia presieduta dal vescovo della diocesi di Formosa, mons. José Vicente Conejero Gallego.
Dopo il pranzo comunitario, nel tardo pomeriggio la benedizione della targa che intitola a padre Miguel Pessuto la strada che porta alla chiesa della Madonna di Lourdes, alla presenza delle autorità e del gruppo scout intitolato a lui.
Ancora oggi la gente delle comunità che lo hanno conosciuto lo ricorda come un “santo sacerdote”, grazie alla sua umiltà e generosità è arrivato al cuore di tutti e a tutti ha trasmesso l’amore per il lavoro; lui che aveva sempre tempo per le persone, anche se di fatto il suo tempo era già molto pieno. Di don Michele raccontano che fu un servitore e un profeta, un missionario, un uomo fedele a Dio e alla sua vocazione e per tutto questo è amato dalla gente. La sua semplicità e concretezza nell’insegnare, la sua lotta per i diritti dei contadini, dei docenti e degli operai, il suo accompagnamento nei confronti di chi non aveva una casa lo fanno ancora ricordare per il suo coraggio e la sua semplicità nello stare con le persone.
Come ha raccontato la nipote Daniela, nonostante i tanti anni vissuti lontano, questi solchi don Michele è riuscito a tracciarli anche qui: per lei stessa lo zio è stato un esempio, un padre che le ha insegnato il valore della preghiera e l’amore per i poveri, con la priorità data al prossimo piuttosto che a se stesso.
Ringraziamo don Tonino Borio e le nipoti di don Michele, che hanno presenziato alle celebrazioni e hanno portato il saluto della nostra diocesi, nel segno di una fraternità che non si è esaurita con la scomparsa del sacerdote.
Qui sotto trovate alcune foto delle celebrazioni (in aggiornamento).




















