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16 Giugno 2010

Parola: la preghiera dei fedeli

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Tutta la Liturgia della Parola si svolge nel ritmo dell’ascolto e della risposta. La parola di Dio infatti è viva: bussa per essere accolta, attende per suscitare una risposta, scuote per provocare una conversione. Dopo averla udita essa scende nel cuore per toccarlo, così da rivoltarlo nello Spirito. A volte consola, a volte ferisce.

La sua corsa, poi, risale sulle labbra per suscitare una risposta e raggiungere le mani, ispirando gesti di amore, di perdono, di laborioso lavoro nel campo della vita. Sono molti i modi per rispondere alla parola di Dio: la prima e fondamentale risposta è costituita dall’ascolto; a questo si aggiunge il silenzio, lo spazio in cui si genera la risposta; raggiunge poi le labbra per schiuderle alla lode o all’invocazione (salmo responsoriale), all’esultanza e alla gioia (canto dell’alleluia).

Vi è, infine, la risposta che si fa preghiera, invocazione, supplica: è la preghiera universale o dei fedeli. Essa, «collocata tra la proclamazione della parola e la grande Prece eucaristica, si nutre della sapienza delle Scritture, aprendosi agli orizzonti immensi del Cristo sacerdote e mediatore» (Orazionale, premesse, n° 1). Si chiama così non solo perché abitualmente viene proposta da alcuni fedeli ma, principalmente, perché ne è la voce, l’espressione viva ed efficace. Essa sgorga dall’ascolto e risale a Dio. In questo movimento discendente e ascendente, essa trascina tutti con sé, perché la Parola attende il suo compimento «e non ritorna a Dio senza aver operato ciò per cui è stata mandata» (Is 55).

La preghiera diventa la voce che tende a colmare la distanza tra l’annuncio e il compimento, la promessa e la realizzazione. Al ritmo di questa danza, trascina tutti con sé, avvolgendo la Chiesa sparsa nel mondo, i poveri e i sofferenti, i malati e gli emarginati. Ogni uomo e ogni donna viene raggiunto dalla voce della preghiera per essere trascinato davanti al volto Dio. Questa preghiera è il sacrificio che il popolo sacerdotale offre a Dio perchè la Parola affretti la sua corsa e porti a tutti gli uomini la salvezza.

Purtroppo, troppo spesso, essa viene delegata a testi pre-stampati, sussidi o proposte offerte su internet che, anche se ben preparate, scadono facilmente in luoghi comuni, intenzioni generiche e astratte. Allo stesso risultato rischiano di giungere le preghiere improvvisate, là dove la comunità non è educata ad un respiro universale ed ecclesiale. La preghiera dei fedeli, invece, richiederebbe l’impegno della comunità parrocchiale che saprà ispirarla per un verso, alla liturgia della Parola del giorno e, nello stesso tempo, concretizzarla alle reali necessità del momento presente. Va sottolineato, inoltre, come la preghiera dei fedeli deve mantenere sempre il suo carattere invocativo.

Essa è, appunto, una preghiera di domanda a Dio e mai una lode o una espressione di ringraziamento, o peggio una riflessione personale. Infine, la preghiera dei fedeli ha sempre un respiro universale: non scade in particolarismi, né prega solo per lenecessità della propria comunità. L’ecclesialità della celebrazione domanda di aprire il cuore verso l’umanità intera, per accoglierne le gioie e i dolori e così prendere il mondo nelle mani per presentarlo al Padre per mezzo del Cristo, come preludio della grande azione di grazie (cfr. Orazionale, n°1). Preparare la preghiera dei fedeli richiede, infine, una certa cura nella forma letteraria. Essa deve risultare semplice, comprensibile, armonica. Si sconsiglia perciò di affidare le preghiere a persone diverse, poiché questo indurrebbe, inevitabilmente, a ripetizioni o a formulazioni troppo diverse tra loro.