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Diocesi

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La nostra Arcidiocesi occupa una parte centrale nel Piemonte: il suo territorio comprende molta parte della Provincia di Torino, per complessivi 137 Comuni (il resto è distribuito fra le Diocesi di Asti, Casale Monferrato, Ivrea, Pinerolo e Susa con circa 350.000 abitanti complessivamente); si estende in 15 Comuni della Provincia di Cuneo (80.000 abitanti) e in 6 della Provincia di Asti (circa 7.000 abitanti).
Nel territorio dell'Arcidiocesi abita quasi la metà della popolazione dell'intera Regione Piemonte, che per il restante comprende altre 15 Diocesi nella Regione Pastorale Piemontese (esclusa la Diocesi di Aosta, il cui territorio coincide con la Regione autonoma Valle d'Aosta) e una porzione della Diocesi di Tortona, il cui territorio si estende in Liguria e Lombardia, ma che appartiene alla Regione Pastorale Ligure.
Attualmente l'Arcidiocesi di Torino confina in Italia con le Diocesi di Ivrea, Casale Monferrato, Asti, Alba, Fossano, Saluzzo, Pinerolo e Susa; in Francia con l'Arcidiocesi di Chambéry, Saint-Jean-de-Maurienne e Tarentaise.

Storia

Le origini
Sulle origini del cristianesimo in Torino non abbondano gli elementi storicamente documentati. Si possono probabilmente riconoscere i Santi Ottavio, Avventore e Solutore (vissuti nel secolo III) come i protomartiri torinesi o almeno quelli di cui ci è noto il nome, già venerati al tempo di San Massimo.
Le comunità cristiane dell'attuale Italia nord-occidentale si organizzarono in Chiese (ossia in Diocesi), con a capo un Vescovo, prevalentemente in epoca costantiniana.
 
Viene comunemente riconosciuta a Vercelli, con Sant'Eusebio, la qualifica di prima Diocesi piemontese. Soltanto nella seconda metà del secolo IV Torino, la romana Augusta Taurinorum, si presenta come Chiesa organizzata, smembrata da quella di Vercelli dopo la morte di Sant'Eusebio, durante gli episcopati dei suoi immediati successori San Limenio (371-396) o Sant'Onorato (396-415); comunque gli storici non sono concordi se le origini della Diocesi torinese siano eusebiane o ambrosiane.
Quasi certamente primo Vescovo di Torino fu San Massimo, membro - secondo la tradizione - del cenobio clericale-monastico fondato da Sant'Eusebio di Vercelli nella sua città.
Il 22 settembre 398 si celebrò in Torino un Sinodo di Vescovi delle Gallie, presieduto da San Simpliciano, immediato successore di Sant'Ambrogio di Milano: di questo Sinodo vi è traccia anche nelle omelie di San Massimo.
 
Il medioevo
Nel medioevo la Diocesi si estendeva praticamente a gran parte del Piemonte occidentale, con sconfinamenti oltre le Alpi e nella Liguria. Ad arricchire il volto della Chiesa torinese giunsero, a partire dal secolo XIII, gli Ordini mendicanti: Domenicani, Francescani, Agostiniani, Carmelitani e Servi di Maria, che legarono anche il loro nome alla Facoltà di Teologia dell'Università torinese fondata nel 1404. Dal secolo XIII i Valdesi si rifugiarono nelle vallate alpine, in particolare pinerolesi.
 Il Quattrocento vede una fioritura di testimonianze di santità: accanto ai martiri Beati Antonio Neyrot (1423-1460) e Bartolomeo Cerveri (1420-1466), troviamo il Beato Aimone Taparelli (1398-1495) e il Beato Cherubino Testa (1451-1479); conclude la sua vita a Moncalieri il Beato Bernardo di Baden (1428-1458); tra i Savoia emergono le Beate Margherita (1382-1464) e Ludovica (1462-1503) ed il Beato Amedeo (1435-1472).
Il Card. Domenico Della Rovere (1482-1501) si assunse l'iniziativa di rinnovare la Cattedrale ormai vetusta e fatiscente: nel 1491-92 si demolirono le tre chiese intercomunicanti (SS. Salvatore, S. Giovanni Battista e S. Maria de dompno) che costituivano l'antica Cattedrale e nel 1498 si iniziò a funzionare nel nuovo edificio, l'attuale, che ricevette la solenne dedicazione il 21 settembre 1505.
La nostra Diocesi fece parte della Provincia ecclesiastica di Milano fino all'inizio del sec. XVI. Il Papa Leone X, con bolla del 21 maggio 1515, eresse la sede torinese in metropolitana, assegnandole come suffraganee le Chiese di Mondovì e di Ivrea. Al presente appartengono alla Provincia ecclesiastica torinese le Diocesi di Acqui, Alba, Aosta, Asti, Cuneo, Fossano, Ivrea, Mondovì, Pinerolo, Saluzzo e Susa.
 
La Sindone  a Torino
 Nel 1563 Torino divenne capitale del Ducato per iniziativa di Emanuele Filiberto di Savoia, il quale nel 1578 vi fece trasferire la Sindone da Chambéry. Non si può non evidenziare, in questo secolo, la figura della Beata Caterina de' Mattheis (1486-1547), di Racconigi.
Il Seicento torinese va ricordato soprattutto per due figure di grande prestigio religioso: il filippino Beato Sebastiano Valfrè (1629-1710) e la carmelitana Beata Maria degli Angeli (1661-1717), del Carmelo di S. Cristina, sostegni morali dei torinesi durante l'assedio del 1706.
Con la politica grandiosa ed astuta di Vittorio Amedeo II, al cui nome è legata la Basilica di Superga, Torino acquistò prestigio anche a livello europeo. Secolo dell'illuminismo e del giansenismo, che non risparmiarono Torino a motivo dell'influsso francese, il Settecento cattolico torinese - in cui emerge la figura del cappuccino Beato Ignazio da Santhià (1686-1770) - registrò progressi qualitativi soprattutto per merito di due insigni Arcivescovi: Francesco Luserna Rorengo di Rorà (1768-1778) e Vittorio Gaetano Costa d'Arignano (1778-1796). Furono smembrate da Torino le Diocesi di Pinerolo nel 1748 e di Susa nel 1772.
 
La rivoluzione e i Santi
La rivoluzione francese e la politica di Napoleone I, che nel 1802 annesse il Piemonte alla Francia, sconvolsero le strutture ecclesiastiche e la vita religiosa, senza però sradicarla.
 L'Ottocento sotto il profilo ecclesiastico fu un secolo bifronte: davanti alle ricorrenti soppressioni religiose, sorsero numerose nuove Congregazioni (i Salesiani di Don Bosco sono i più noti con le Figlie di Maria Ausiliatrice, ma anche le Suore del Cottolengo, quelle di S. Anna e varie altre Famiglie religiose tuttora operanti); lo scontro tra Chiesa e liberalismo (emblematizzato dall'esilio a Lione dell'Arcivescovo Luigi Fransoni), con un diffuso e pesante anticlericalismo, trovò anche quel cattolicesimo sociale che ebbe la sua migliore espressione in San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842) con la Piccola Casa della Divina Provvidenza, San Giuseppe Cafasso (1811-1860) con il Convitto Ecclesiastico di San Francesco, San Giovanni Bosco (1815-1888) e San Leonardo Murialdo (1828-1900) con la pastorale giovanile; è il secolo di parroci esemplari come i Beati Federico Albert (1820-1876), Clemente Marchisio (1833-1903) e Giovanni Maria Boccardo (1848-1913); di testimoni di una pastorale anche per il mondo della cultura con il Beato Francesco Faà di Bruno (1825-1888); di presenze femminili preziose nel campo dell'educazione giovanile e della carità con le Beate Maria Enrichetta Dominici (1829-1894), Anna Michelotti (1843-1888), Maria Francesca Rubatto (1844-1904) e Giuseppina Gabriella Bonino (1843-1906).
 
Nella scia di Don Bosco, anche solo in terra piemontese, troviamo una promettente fioritura di santità: oltre a San Domenico Savio (1842-1857) e a Santa Maria Domenica Mazzarello (1837-1881), tra i Beati vi sono il torinese Michele Rua (1837-1910) e Filippo Rinaldi (1856-1931), tra le Figlie di Maria Ausiliatrice la Beata Maddalena Morano (1847-1908) e si culmina nel martire cuorgnatese San Callisto Caravario (1903-1930), missionario in Cina.
 
Il Beato Giuseppe Allamano (1851-1926), quasi a cerniera tra due secoli, rilanciò pastoralmente il santuario della Consolata e fondò i Missionari e le Missionarie della Consolata.
 
La città operaia
 Ormai città industriale e operaia, dalla fine dell'Ottocento Torino si sviluppa rapidamente con le barriere operaie: città di Gramsci e Gobetti, ma anche del Beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925).
Nel secondo dopoguerra, le esigenze della ricostruzione e le ondate migratorie del Sud - Torino, per un periodo, giunge a superare il milione di abitanti - sollevano grandi problemi pastorali e richiedono numerose nuove chiese.
 
Nel lunghissimo episcopato dell'Arcivescovo Maurilio Fossati (1930-1965) si trovano risposte generose e tempestive a queste emergenze inedite con l'opera di qualificati e preziosi collaboratori tra cui bisogna ricordare i monsignori Giuseppe Garneri (poi Vescovo di Susa), Pompeo Borghezio, Vincenzo Barale e Carlo Chiavazza. A loro e ad altri numerosi operai del Vangelo si devono l'Opera per la costruzione di nuove chiese (nota come "Torino-chiese"), la puntuale testimonianza di solidarietà durante il secondo conflitto mondiale, l'impegno dei cappellani del lavoro, la promozione della stampa cattolica e dei settimanali diocesani, con la fondazione de "il nostro tempo" e una nuova conduzione de "La Voce del Popolo".
 
La promettente stagione conciliare e post-conciliare è vissuta a Torino, con le sue contraddizioni, sotto la guida degli Arcivescovi Michele Pellegrino (1965-1977) e Anastasio Alberto Ballestrero (1977-1989). Con l'Arcivescovo Giovanni Saldarini, negli anni 1994-97, dopo oltre un secolo l'Arcidiocesi torinese celebra nuovamente un Sinodo diocesano, dedicato alla comunicazione della fede.
Con l'Arcivescovo Severino Poletto si realizzano le 'missioni diocesane' mirate alle varie età e situazioni di vita e nascono le Unità pastorali.
 
Tradizione storica dei Vescovi e degli Arcivescovi della Chiesa torinese
 
Sinodi