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Borgaro. Famiglie, ragazzi, anziani: tutti protagonisti!

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Un ragazzo che parte per una missione salesiana in Africa. Un’associazione di volontariato civile. Una festa per aggregare i nuovi residenti arrivati in città. Una «banca del cibo» sempre in funzione. Cos’hanno in comune queste diverse esperienze? A considerarle una per una, forse poco: ma se dietro a queste iniziative mettete la parola «parrocchia» tutto acquista un senso, una coerenza, una prospettiva. «L’obiettivo della parrocchia è quello di far incontrare alle persone Gesù, ma Cristo ha incontrato gli uomini nei loro ambienti di vita, mentre lavoravano o facevano festa, bambini e adulti, come può la comunità dei credenti rimanere ferma e non coinvolgersi nella vita delle persone?».
 
Il parroco don Osvaldo Maddaleno spiega così, semplicemente, il senso della multiforme attività parrocchiale borgarese. Una sola parrocchia di 12 mila abitanti in città (la frazione Mappano ha una sua Parrocchia e fa parte della stessa Unità Pastorale), che diventa quasi naturalmente la casa di tutti. Un luogo che prima ancora di essere un punto di riferimento per la crescita e la maturazione dell’esperienza di fede è un luogo di incontro, dialogo, proposta, e del «fare», anche fuori da ciò che si può immaginare come il canone della vita di una parrocchia. «Se qualcuno mi dice che la nostra comunità fa la «Pro Loco» – scherza il viceparroco don Giuseppe Ghirardo- io rispondo che non rubiamo il mestiere a nessuno, ma che se c’è bisogno facciamo anche la Pro Loco, cioè animiamo il territorio, collaborando con tutti: perché le persone, per sentirsi amate, accolte e valorizzate, hanno prima di tutto bisogno si incontrarsi, dialogare, conoscersi. Solo su queste basi poi potranno nascere scelte mature di fede e in ogni ambito di vita».
 
«È stato bello vedere la comunità parrocchiale contribuire alla mia esperienza di missione con i Salesiani in Africa – ci racconta Federico, giovane ingegnere e animatore dell’oratorio – perché sono partito solo io, ma con il sostegno e il contributo concreto di tutta la parrocchia». L’associazione Progetto LaBo è invece un esempio di come dall’esperienza di un gruppo Famiglia della parrocchia, dopo anni dedicati alla formazione, si sia deciso di passare ad un’azione più concreta sul territorio. Un’iniziativa autonoma e indipendente, ma che ha trovato nella parrocchia l’humus giusto per germogliare: «Il Progetto Laboratorio Attivo Borgarese nasce dall’iniziativa di un gruppo di famiglie unite dall’interesse per rendere migliore la vita sul territorio cittadino, alla luce di una serie di valori e principi fondamentali condivisi, con l’obiettivo di superare l’individualismo, per creare una cultura di condivisione e favorire lo spirito di iniziativa nella comunità» precisano i volontari. La città di Borgaro è giovane, molti residenti sono nuove famiglie, arrivate negli ultimi anni: come farle sentire «di casa»?
 
«Tante famiglie giovani vuol dire tanti bambini e tanti… passeggini! -chiarisce una delle animatrici della Festa dei Passeggini – da alcuni anni facciamo una sfilata per le vie del paese e una festa con centinaia di bambini e famiglie, per dire «ci siamo anche noi», per creare reti di conoscenza, amicizie nuove, occasioni di dialogo». La crisi economica ha colpito duramente e la Caritas parrocchiale lo sa bene: negli ultimi anni la raccolta viveri si è dovuta trasformare in un servizio ben strutturato perché il problema dei bisogni essenziali «arriva a colpire sempre più famiglie, e sempre più le necessità primarie sono soddisfatte a fatica: almeno -precisano i volontari che una volta al mese di occupano di ricevere e catalogare i cibi e i beni che vengono donati- possiamo contare su una rete di solidarietà abbastanza consolidata e diffusa in paese».
 
I volontari che in parrocchia si occupano di programmare l’attività rivolta a tutti i residenti, la cosiddetta «pastorale delle moltitudini», sono convinti: «Papa Francesco ha insegnato che il pastore per essere “buono” deve avere addosso l’odore delle sue pecore. Anche la parrocchia per svolgere bene il suo compito deve avere addosso l’odore umano, la sensibilità del territorio in cui è immersa».
Eugenio BERTUOL
 
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 23 marzo 2014