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I battisteri torinesi dopo il Concilio/1

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A trent’anni dall’approvazione della costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum concilium (1962-65), la costruzione di luoghi per il culto non è più condizionata dall’emergenza. Le innovazioni apportate dal Concilio Vaticano II, seppur con molta lentezza, cominciano ad essere assorbite nelle diverse comunità parrocchiali.

 
Sul fronte degli addetti ai lavori – architetti, ingegneri, artisti e liturgisti – la Nota pastorale della Conferenza episcopale italiana in materia di «Progettazione di nuove Chiese» del febbraio del 1993 si pone come orientamento «pratico» alla progettazione. Così, nei progetti torinesi redatti a partire dagli anni ’90, si avverte una maggiore attenzione alla definizione del luogo del battistero.
 
L’art. 11 della Nota pastorale sembra aver ben guidato l’operato dei professionisti, che nella redazione dei loro progetti prevedono, quasi sempre, il luogo per il battesimo (anche se nella forma di semplice fonte collegato all’aula), visibile dall’assemblea e non sovrapposto alla pedana plenaria. Tuttavia l’identificazione di tale spazio non sempre tiene presente che il rito del battesimo si articola in luoghi distinti, con i relativi percorsi che devono essere tutti agevolmente praticabili.
 
Alcuni esempi, relativi alle chiese costruite dopo gli anni ’90. Nella chiesa di Santa Rosa da Lima (1993-1998) il fonte battesimale è collocato nella zona presbiteriale anche se non nelle immediate vicinanze dell’altare. L’importanza del suo ruolo appare immediata nella redazione del progetto iniziale, che prevedeva il suo posizionamento al fondo della chiesa, ovvero dalla parte opposta della zona presbiteriale per meglio sottolineare «una simbolica corrispondenza tra la purezza del battesimo e la rinnovata remissione dei peccati ad ogni confessione». Oggi però l’aula liturgica presenta un fonte mobile posizionato all’occorrenza davanti all’altare.
 
Una configurazione simile è prevista per la parrocchia Pier Giorgio Frassati (1990-93): qui il fonte è un’appendice della pedana plenaria ma posto a ridosso dell’assemblea (foto 1). L’architetto Dante Salmè progetta il fonte come polo liturgico permanente, come conferma l’utilizzo della pietra. Nella chiesa intitolata a San Leonardo Murialdo (1998-2003), invece, l’indicazione dello stesso progettista nel posizionare il fonte battesimale ai fianchi del presbiterio, sul lato opposto alla cantoria, non è stata presa in considerazione. L’aula liturgica non presenta attualmente un fonte: in caso di battesimo si utilizza un fonte mobile, posto in sacrestia.
 
Negli ultimi anni si assiste anche a nuovi adeguamenti liturgici, per gli edifici di culto realizzati negli anni ’60-70. Nella parrocchia della Risurrezione l’ampliamento completato nel 2006 vede il rinnovo dell’organizzazione interna e dei poli liturgici. Il fonte battesimale, collocato a destra dell’entrata e illuminato naturalmente, denuncia finalmente la sua specifica funzione, anche grazie al materiale utilizzato, permanente e duraturo nel tempo (foto 2).
 
Possiamo in sintesi affermare che la riflessione contemporanea sul fonte battesimale rappresenta certamente un tema attuale, ma non ancora risolto, soprattutto dal punto di vista della celebrazione. La sfida conciliare del rinnovamento liturgico è alla ricerca di una soluzione capace di decifrare la liturgia del battesimo, consentendo al contempo un’adesione della comunità al rito (la «participatio actuosa»).
Carla ZITO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 21 aprile 2013