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Mons. Nosiglia: una “venerazione straordinaria” che è di nuovo un punto di svolta

Intervento dell’arcivescovo sull'evento riservato ai giovani a Torino venerdì 10 agosto 2018
Mons. Nosiglia presenta in anteprima alla stampa l’allestimento per la venerazione straordinaria della Sindone riservata ai giovani – 10 agosto 2018 (foto: Renzo Bussio_Sindone.org)
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Venerdì 10 agosto 2018, incontrando i giornalisti in Duomo prima dell’arrivo dei giovani pellegrini, mons. Nosiglia ha portato «l’attenzione su alcuni aspetti particolarmente significativi di questo momento rispetto alle ostensioni del passato». Di seguito e in allegato il testo del suo intervento.

«Vorrei portare l’attenzione su alcuni aspetti particolarmente significativi di questo momento rispetto alle ostensioni del passato.

Sindone senza mercato

La prima immagine fotografica della Sindone, realizzata da Secondo Pia, compie 120 anni. Da allora il Telo è stato sottoposto a indagini di ogni genere; ed è stato oggetto di polemiche, strumento di strategie editoriali e pubblicitarie, anche in campo scientifico, lontanissime dalla vera ricerca e dai suoi obiettivi. Ma la Sindone ha rappresentato anche il terreno di confronto e di incontro, serio e rispettoso, per tanti scienziati che, ciascuno dalle proprie posizioni, hanno lavorato insieme e contribuito a conoscere meglio il Telo.

Ora, a 40 dalla prima grande ostensione del dopoguerra, ci ritroviamo qui per una «venerazione straordinaria» che è di nuovo un punto di svolta nell’esperienza della nostra Chiesa e della gente.

Una nuova modalità di visione

La modalità di esposizione scelta per questo momento di venerazione straordinaria è completamente nuova. Fino ad ora la Sindone era stata esposta nella zona dell’altare maggiore, posizionata in verticale, e in una teca apposita. In un’altra occasione, nell’anno della Misericordia (2013), venne concessa l’ostensione televisiva, in diretta mondiale. La Sindone era esposta all’interno della sua cappella sempre in posizione verticale.

Si è voluto – sempre in accordo con la Santa Sede – proporre un pellegrinaggio in cui la Sindone apparirà «ravvicinata», anche se protetta dai vetri della Cappella e della teca di conservazione. La visione dell’immagine nel suo insieme è più efficace e garantisce sia un eccellente livello di sicurezza sia il mantenimento della Sindone nelle condizioni ottimali di conservazione, all’interno della Cappella. Questo posizionamento è il frutto di una ampia riflessione e studi specifici sulla illuminazione compiuti proprio in vista di questa venerazione straordinaria.

Un nuovo allestimento

L’intero allestimento del percorso, da Palazzo Reale alla Cattedrale, è un’altra novità importante. È stato pensato espressamente per accogliere i giovani pellegrini e vuole evocare – con la suggestione delle immagini, degli oggetti e persino dei profumi – l’intera esperienza di un pellegrinaggio del corpo e dell’anima: perché questo i giovani hanno compiuto, camminando e incontrando realtà di sofferenza, di amore, di gioia. Ma non può sfuggire il significato che questa scelta contiene: la Sindone diventa il punto finale di un «cammino» che è molto più vasto, quello di una vera e propria esperienza di Chiesa, che si è snodata dalle montagne di Piemonte e Valle d’Aosta per concludersi qui, nel cuore cristiano della nostra regione. E, voglio ribadirlo, è anche significativo che per la prima volta il pellegrinaggio abbia coinvolto, in modi differenti, tutte le 17 diocesi subalpine, permettendoci un «cammino di comunione» importante, anche in vista di collaborazioni future.

Posso dirlo? Sono questi che stiamo vivendo, per il Custode e per la Chiesa, i modi in cui vorremmo sempre accedere alla Sindone, al suo mistero così profondo e sconvolgente, e insieme così pieno di speranza.

L’Amore lascia il segno

Il motto di questa venerazione potrebbe diventare una password che permette ad ogni giovane di avere la chiave di accesso personale, alle informazioni più importanti per la propria vita che la Sindone gli offre.

Esso riassume infatti i tre interventi che sulla Sindone hanno fatto il santo Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco.

Nel discorso del 24 maggio 1998 Giovanni Paolo II definiva la Sindone «specchio del Vangelo». Vedere la Sindone significa immergerci in quel profondo abisso d’amore infinito che Gesù ha avuto verso di noi subendo la prova più dolorosa della sua passione e morte. Pur non essendo oggetto di fede la Sindone aiuta dunque la fede nella passione, morte e risurrezione del Signore; la si guarda per confermare la fede e il cuore del Vangelo.

Un secondo punto fondamentale venne toccato il 2 maggio 2010 nella meditazione di papa Benedetto XVI che definì la Sindone «Icona del Sabato Santo». Questo giorno preludio della Pasqua la Chiesa lo vive nel silenzio contemplativo del crocifisso deposto nel sepolcro. Il nascondimento di Dio viene colmato dalla preghiera che apre alla speranza dell’attesa gioiosa della risurrezione. La Sindone dunque documenta non solo il dolore del Signore ma apre ad accogliere la conseguenza di questa sofferenza che sfocia nella vita del risorto fonte della nostra salvezza eterna.

Infine papa Francesco che il 27 marzo 2013 in occasione della ostensione televisiva della Sindone affermava: «stare davanti alla Sindone non è solo un osservare e venerare il sacro Telo, non è un vedere quel volto del Signore tumefatto dalle piaghe ma anche sereno e composto, ma è un lasciarsi guardare da esso che ci invita ad avere fiducia e non perdere mai la speranza. È uno sguardo che ci parla di quell’Amore più grande che nutre il nostro cuore e dà la forza di affrontare le prove più dure della vita. Quel volto ci guarda anche per dirci di guardare anche noi le tante persone che soffrono a causa di malattie, ingiustizie, soprusi, persecuzioni e persino la morte. «Passio Christi passio hominis», la passione di Cristo è la passione di ogni uomo che ci provoca a operare per farci carico di questi fratelli e sorelle. L’amore ricevuto esige l’amore donato».

Mi auguro che i giovani utilizzino spesso questa password, per entrare sempre più profondamente nella comprensione della Sindone, ne meditino e assumano il contenuto testimoniando che solo l’Amore lascia un segno che nulla potrà mai cancellare.

Mons. Cesare Nosiglia

Custode pontificio della Sindone»