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Morte di Anxela, abusi e violenze sulle donne: mons. Nosiglia dice no all’indifferenza

«La tratta dei deboli è un “nostro” problema». Preghiera interreligiosa domenica 17 giugno 2018 nella chiesa di San Rocco
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Nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2018, lungo la tangenziale Sud di Torino, tra Stupinigi e La Loggia, Anxela Mecani, ragazza di nazionalità albanese, 20 anni, è rimasta uccisa in modo violento e drammatico. Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, a margine dell’accaduto.

«Dopo venti secoli la morte violenta delle donne rimane un “incubo sociale” con cui dobbiamo continuare a confrontarci. Anxela, la ragazza straziata sulla tangenziale mi richiama al cuore e alla mente un’immagine vivida del Vangelo di Giovanni (8, 2-11): la donna sorpresa in adulterio, e destinata alla lapidazione. Perché non è molto cambiata, dai tempi di Gesù ad oggi, l’ipocrisia di una società che, da una parte, proclama di volere la piena “libertà” per ogni donna; e dall’altra non fa nulla per combattere il “mercato della carne” che, sul corpo delle donne più povere e meno difese, continua a fiorire lungo le nostre strade. Un mercato che porta con sé, inevitabilmente, la droga e la criminalità organizzata, le devianze di ogni genere e le importanti somme di denaro che vengono messe in circolo.

Questo non è un problema di ordine pubblico, e non è soltanto una storia di cronaca nera: se riduciamo la morte di Anxela nelle nostre comode categorie continueremo a credere che gli unici problemi, in questo campo, siano il “buon costume” e il “decoro della città”… Invece l’indifferenza dell’opinione pubblica è il cuore del dramma. Perché così si continua a considerare queste persone (donne, anche minorenni) una merce; e perché si offrono giustificazioni al sopruso e alla violenza, e alibi allo sfruttamento. Non c’è “filosofia” che possa conciliare il bene comune, la responsabilità sociale e l’etica personale con l’individualismo sfrenato di chi cerca e vuole solo il proprio piacere e si fa scudo dei soldi con cui lo paga…

Oggi la denuncia non basta, come non basta da sola l’opera doverosa di controllo del territorio da parte delle autorità preposte. Contribuire o accettare supinamente l’erosione del costume morale di un popolo e della dignità della persona umana significa, come la storia ha sempre insegnato, portare al degrado anche culturale e sociale di una civiltà e alla sua inevitabile autodistruzione.

L’azione continua dell’associazione Papa Giovanni XXIII e delle Suore Missionarie di Madre Teresa e di altre realtà cattoliche e laiche che operano nella nostra città a favore di queste donne dovrebbe essere sostenuta in modo molto più adeguato anche sul piano dell’accompagnamento e delle normative oggi carenti o non osservate come si dovrebbe.

Oggi preghiamo per Anxela, perché il Signore della vita accolga nel suo Regno di giustizia e di pace questa nostra sorella. Ma preghiamo anche per la nostra città e per ciascuno di noi: per non dimenticare che la tratta delle donne e dei ragazzi, dei deboli e degli indifesi, è un “nostro” problema».

In riferimento alla tragedia di Anxela, la Comunità di San Rocco e la Comunità Papa Giovanni XXIII hanno organizzato un evento di sensibilizzazione e preghiera interreligiosa domenica 17 giugno 2018 alle 17 presso la chiesa di San Rocco, in via San Francesco 1- Torino (angolo via Garibaldi, Municipio).