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Prima del nuovo urgono i servizi

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Con un progetto di riqualificazione del quartiere Falchera, Torino si è aggiudicata 11 milioni di euro del Piano nazionale delle Città stanziati dal Ministero per le Infrastrutture e i Ttrasporti. Erano 457 i Comuni partecipanti al bando e la Città di Torino è rientrata tra i 28 enti locali finanziati con un intervento di ampio respiro che contribuirà a cambiare il volto dell’aera nord est della città.
 
«Questo finanziamento – ha spiegato Ilda Curti, Assessore all’urbanistica della Città – si aggiunge agli interventi sull’area legati alla variante 200, al progetto Urban e a quelli di riqualificazione pensati dai comuni di Settimo e San Mauro». Quattro gli assi principali di intervento: nuova edilizia abitativa e riqualificazione energetica di edifici scolastici, promozione della mobilità sostenibile e miglioramento dell’accessibilità infrastrutturale al quartiere, progetti di inclusione sociale in un area ancora segnata da marginalità e degrado.
 
La presidente della Circoscrizione, Nadia Conticelli e l’assessore Curti hanno spiegato che «concretamente alcune delle opere sono già ‘cantierabili’, prima fra tutte il secondo accesso a Falchera, che collegherà il quartiere allo snodo di viale Romania e la trasformazione della zona laghetti a parco ludico e sportivo». Partiranno subito anche la bonifica e la ricollocazione degli orti urbani e per i giardini di via delle Betulle, Ulivi e Volgograd è previsto un nuovo look. «Importanti – ha argomentato la Conticelli – saranno gli interventi immediati di riqualificazione energetica sulle scuole Luxemburg, Da Vinci e Ambrosini, con la sostituzione degli infissi, l’isolamento termico esterno e delle coperture, mentre per le residenze di Falchera Nuova e dell’area Snia c’è il rinnovo e la centralizzazione degli impianti di riscaldamento».
 
A questo si aggiungono importanti opere sull’ex palazzina dei vigili di corso Vercelli che diventerà un ostello sociale per famiglie. È previsto il restyling della piazza Astengo e la ristrutturazione completa dei locali che, insieme alla nuova biblioteca, garantiranno finalmente spazi adeguati per le numerose attività legate al tessuto associativo. «Infine nel progetto – ha concluso la Presidente – c’è l’idea di un quartiere in sviluppo, destinato ad ospitare anche nuovi insediamenti commerciali e abitativi in edilizia convenzionata in via degli Ulivi e via Cavagnolo e servizi e terziario in zona Cebrosa».
 
In questa pioggia di milioni, di interventi e bonifiche restano inevasi i grossi mali del quartiere: alta concentrazione di case popolari, età media elevata dei residenti e carenza di servizi sociali e sanitari legati all’ultima età della vita.
«Come parroco di san Michele Arcangelo e come moderatore dell’Unità pastorale – ha spiegato don Antonio Amore – su questi punti delicati appena verremo interpellati saremo pronti a fare la nostra parte. Le comunità cristiane, le associazioni e gli oratori sparsi sul territorio possono rappresentare le gambe e le braccia per dar vita alle buone intenzioni. Anziani e persone prossima alla soglia di povertà devono essere le priorità umane di questi progetti. Come punto di riferimento per tanti non posso non segnalare la necessità di ripristinare al più presto il buon corso delle falde acquifere, danneggiate dai cantieri ferroviari e che allagano le cantine della zona e inviterei l’amministrazione a ripensare l’insediamento di nuove case popolari in via Cavagnolo dove già sono concentrati interi palazzi dell’Atc».
 
Per don Antonio nonostante le buone notizie contenute nel piano, restano alcune perplessità sulle nuove colate di cemento in zona Cebrosa a danno di cooperative agricole che lavoravano lì e la costruzione di nuovi palazzi in un area in realtà priva di servizi. «Ad esempio nell’area tra Falchera e Stura – ha spiegato il sacerdote – ci sono un macellaio, una latteria, tre bar e una farmacia comunale, punto di riferimento e servizio importante per migliaia di anziani. A quanto pare questo presidio sanitario si trasferirà all’Achaun di corso Romania perché più remunerativo. I piani città prima di costruire il nuovo dovrebbero contemplare la diffusione di servizi prossimi a persone con sempre maggiori problemi di mobilità».
 
Il rischio è che tutto questo «nuovo e bello» possa far dimenticare sempre più problemi noti e mai risolti, trasformando le parti più vecchie di queste periferie i luoghi sempre più ai margini della Città.
Michelangelo TOMA
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 22 settembre 2013