Da gennaio a marzo 2026 quattro conferenze a ingresso gratuito approfondiscono – anche da prospettive disciplinari diverse – la storia di Palazzo Madama (piazza Castello) a Torino nel suo trasformarsi da porta romana a castello e raccontano le scelte del nuovo allestimento della Corte Medievale, che riconosce e restituisce alla comunità il ruolo e le vicende costruttive del Castello dei Principi d’Acaia nella storia della città.
Conferenze a ingresso libero fino a esaurimento posti. Non è richiesta prenotazione.
PROGRAMMA:
Lunedì 26 gennaio 2026 ore 17
Il castello ritrovato. Un nuovo percorso museale
Con Giovanni Carlo Federico Villa, Direttore di Palazzo Madama e curatore della mostra, e Cristina Maritano, Conservatore Palazzo Madama
Prima di essere la dimora delle Madame Reali, prima dei Savoia, prima dei preziosi interventi dell’architetto Filippo Juvarra, Palazzo Madama era un castello. Un castello con una storia millenaria, le cui origini affondano nell’età romana, quando qui sorgeva la maestosa Porta Decumana della colonia di Augusta Taurinorum. Questa storia dimenticata e misconosciuta torna a vivere nella mostra Il castello ritrovato. Palazzo Madama dall’età romana al medioevo, visitabile nella Corte Medievale di Palazzo Madama dal 20 dicembre 2025 al 23 marzo 2026. Realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bergamo, l’esposizione restituisce al pubblico l’aspetto originario di parti dell’edificio, troppo spesso identificato solo con le regine sabaude che gli diedero il nome.
Lunedì 2 febbraio 2026 ore 17
Il cantiere permanente di un castello vulnerabile e adattivo
con Andrea Longhi, Politecnico di Torino
Palazzo Madama ha un volto e un cuore medievali: se il volto è dato dalle facciate reinventate tra Otto e Novecento che tutti conosciamo, il cuore è celato nella corte medievale, nel cui palinsesto torna ora a pulsare la vita del primo Quattrocento. Le recenti indagini sulle fonti scritte e sulle fonti materiali hanno consentito di proporre nuove ipotesi interpretative sulle fasi costruttive tre-quattrocentesche, ma soprattutto hanno aiutato a capire le continue attività di manutenzione e trasformazione, che rispondono in modo adattivo alle tante vulnerabilità delle strutture (logorate dall’acqua e del gelo, dal fuoco, dai dissesti statici). Un castello, la cui identità è forse proprio nella mutevolezza?
Andrea Longhi, architetto, è professore ordinario di Storia dell’Architettura al Politecnico di Torino, Dipartimento Interateneo Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, dove in segna Storia e critica del patrimonio territoriale. Si occupa di storia dell’architettura e dell’insediamento nel Medioevo, con attenzione ai temi dei castelli, dei centri di fondazione e dei palazzi comunali.
Lunedì 16 febbraio 2026 ore 17
Mobili, oggetti preziosi e tessuti nel castello medievale di Torino tra Tre e Quattrocento
con Simonetta Castronovo e Maria Paola Ruffino, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino
Non è purtroppo sopravvissuto nulla degli arredi medievali del castello di Porta Fibellona, residenza prima dei principi d’Acaia e poi dei duchi di Savoia. Tuttavia, è possibile ricostruire la disposizione e destinazione dei vari ambienti dell’edificio e conoscere gli oggetti presenti in quelle stanze, grazie alle fonti documentarie, oggi conservate presso l’Archivio di Stato di Torino: gli inventari dei beni mobili del castello (1419, 1431 e 1498) e i Conti della Clavaria, che registravano le spese per i lavori architettonici, le manutenzioni e il giardino, ma anche i compensi ai vari artisti, artigiani e fornitori impiegati nell’edificio al servizio dei principi. I documenti, come una macchina del tempo, permettono così di immaginare la vita nel castello nel Medioevo.
Lunedì 9 marzo 2026, ore 17.00
Dai documenti d’archivio alla ricostruzione 3D: ridare vita a un castello medievale
con Paolo Buffo e Barbara Turchetta – Università degli studi di Bergamo
È possibile raccontare il castello medievale di porta Fibellona – l’attuale Palazzo Madama – facendolo rivivere attraverso una ricostruzione visuale? La sfida è stata raccolta dall’Università degli studi di Bergamo, i cui ricercatori hanno ricreato, con le tecniche della modellazione video in 3D, quattro ambienti dell’edificio: la grande corte interna, la sala “Acaia”, la cucina e la camera del principe di Piemonte. Per farlo hanno incrociato i numerosi dati provenienti dalle strutture architettoniche sopravvissute e dalla documentazione sabauda dell’Archivio di Stato di Torino: la contabilità degli ufficiali e soprattutto una serie di inventari quattrocenteschi che enumerano gli oggetti contenuti in ciascuna stanza. Il risultato coniuga il fascino della restituzione di ambienti scomparsi o profondamente trasformati con la didattica storica attraverso il linguaggio video.
Per informazioni: www.fondazionetorinomusei.it
