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Commento lunedì 31 marzo 2014

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Lunedì 4ª settimana di Quaresima (Is 6517-21; Sal 29; Gv 4, 43-54)

«Va’, tuo figlio vive» (Gv 4, 51)

Cana di Galilea è il luogo mitico dei miracoli di Gesù: prima la trasformazione dell’acqua in vino, ora la guarigione del figlio del funzionario del re. Forse, proprio perché luogo dei miracoli, si ritiene non sia esistito geograficamente, e di fatto nessuno sa dove si trovasse.

Come Emmaus è il luogo dell’incontro con Gesù risorto che non esiste su nessuna carta geografica. Forse perché i miracoli avvengono in ogni luogo senza che neppure ce ne accorgiamo e Gesù risorto possiamo incontrarlo soprattutto nella nostra coscienza. Basta cercarlo e volerlo vedere.

Il funzionario cerca il miracolo ma non si fida ciecamente: è un atteggiamento umano più che comprensibile, perché la posta in gioco è troppo alta per permettersi delle leggerezze: si tratta della vita di suo figlio. Esattamente come Marta, nel momento prima della risurrezione di Lazzaro, esprime qualche dubbio sull’atteggiamento di Gesù (Gv 11,39).

Ed ecco che vita e fede si incontrano, vita espressa dalla malattia del figlio e fede che trova forma nella richiesta di guarigione. Ma, come la vita non è mai quella che ci attendiamo, così la fede non può essere perfetta come d’altronde è incompleto l’uomo che la esprime.

Ma se l’uomo incompleto si mette in cammino, va a Cana, riconosce il suo bisogno di Dio, ecco che allora l’imperfezione diventa perfetta in Cristo, il quale può ricapitolare in sé tutte le cose (Ef 1,10).

Il vero miracolo non è la guarigione del figlio, ma la povera fede del padre che supplica Dio perché il miracolo avvenga.