Guerra in Iran: ancora bloccati i 16 preti piemontesi in pellegrinaggio a Gerusalemme

Sabato 28 febbraio 2026 il bombardamento da parte israeliana. Incertezza sul rientro in Italia

I cieli restano chiusi in Terra Santa, i voli aerei interrotti: tutti i pellegrini per ora restano a Gerusalemme. Anche il gruppo partito lunedì 23 febbraio 2026 con l’Opera diocesana pellegrinaggi: 19 persone 16 preti (la maggioranza della diocesi di Torino, due di Susa) un diacono e due laici dell’Opera. Non si fanno previsioni, ma il contatto è continuo con l’Ambasciata Italiana per organizzare il rientro appena sarà possibile. Attendono a Gerusalemme anche altri gruppi di pellegrini italiani, più di 200, fra essi alcune decine di giovani della diocesi di Lucca con il loro Vescovo e un gruppo di 70 lucani.

Gerusalemme non è toccata dalla guerra che oppone l’Iran e Israele da sabato 28 febbraio. Al di là del clima di apprensione per la crisi internazionale, nella città santa la vita è normale e senza pericoli. Gli scoppi uditi domenica sera nell’estrema periferia della città dipendono dall’intercettazione di un missile in volo dall’Iran verso Tel Aviv.

Dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti, Teheran sta compiendo dure ritorsioni, con missili che hanno colpito Dubai, Riad e addirittura Cipro alle porte dell’Europa. Ai missili sparati dal Libano (Hezbollah) contro Haifa sta rispondendo l’esercito israeliano, pare con movimenti di truppe anche a terra. Si contano morti in località israeliane, ma non a Gerusalemme, dove la vita è tranquilla.

Meno di 48 ore prima dell’inizio della guerra (sabato 28 febbraio) il gruppo piemontese aveva incontrato il card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme. L’incontro era atteso, fortemente desiderato da tutti i partecipanti e inserito dall’Opera Pellegrinaggi nel programma di quello che, allo stesso tempo, era un pellegrinaggio e un corso di aggiornamento per guide già in servizio e per i «nuovi». Un percorso voluto da tempo e rimandato tante volte, realizzato in un momento in cui le cose sembravano in via di miglioramento.

Uno spazio importante ha avuto l’aggiornamento in diretta della situazione a Gaza dove, come ha detto Pizzaballa, al momento il problema principale non è più quello della fame, ma quello della mancanza di altri aiuti fondamentali per la sopravvivenza ed in particolare dei medicinali e attrezzature mediche. Un pezzo importante di quel cammino verso la ricostruzione della Striscia che nessuno, al momento, sa definire in modo preciso.

Fonte: “La Valsusa” del 5 marzo 2026

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