«Il giorno che non conosce tramonto è già lì»: gli auguri di Pasqua dell’arcivescovo

Il messaggio per la principale delle feste cristiane domenica 5 aprile 2026. Anche in VIDEO

Per formulare gli auguri di Pasqua a direttori, dipendenti e collaboratori delle Curie di Torino e Susa, riuniti in Arcivescovado a Torino il 30 marzo 2026, il card. Roberto Repole, vescovo titolare delle due diocesi, è partito da un’omelia pasquale di San Massimo, primo vescovo di Torino tra il IV e il V secolo. Nel Sermone 53, riflettendo sul Salmo che dice «Questo è il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo in esso», San Massimo si domandava quale sia questo «giorno fatto dal Signore», notando che nella Pasqua la luce della risurrezione di Cristo illumina tutto: illumina non soltanto la Terra e il cielo ma anche il «tartaro», cioè gli inferi secondo la visione dell’epoca. E questo per San Massimo è possibile perché «il giorno senza tramonto è il Risorto, è lui stesso».

Secondo il card. Repole questa di San Massimo è «un’intuizione teologica folgorante», esplicitata in particolare nel passaggio del Sermone in cui scrive: «Egli è infatti il giorno-Figlio a cui il giorno-Padre trasmette il mistero della sua divinità. Egli, ripeto, è il giorno che dice per bocca di Salomone: “Io ho fatto sì che sorgesse in cielo una luce senza fine”. Come dunque la notte non segue assolutamente il giorno del cielo, così anche le tenebre dei peccati non tengono dietro alla giustizia di Cristo. Il giorno del cielo infatti splende, brilla e rifulge sempre, né può aver fine per il sopraggiungere di una qualche oscurità. Così anche la luce di Cristo brilla, si irradia e risplende, né può essere soffocata da qualche nebbia di colpa, per cui – dice l’evangelista Giovanni – “la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”».

Allora, ha proseguito il card. Repole, «il mio augurio di Pasqua è questo: che possiamo sperimentare che la luce del Risorto non viene meno neanche nelle oscurità del tempo che stiamo vivendo. Ci sarebbe molto di che essere pessimisti in questo tempo… ma se c’è qualcosa che ci concede la fede nella Pasqua è di dire che c’è una luce che rimane lì. Certo, attende ancora di espandersi, come ricordano le candele accese nell’oscurità della veglia pasquale; è un piccolo barlume, non è ancora la realtà totalmente illuminata, però quella luce non si spegne».

L’arcivescovo ha aggiunto che in tutte le fragilità delle nostre vite, personali ma anche ecclesiali, «a volte vediamo ancora delle nebbie, delle tenebre, ma il giorno è lì e non viene vinto». E illumina anche i nostri peccati: «Occorre una fede grande per pensare che la misericordia di Dio, che appare nella Pasqua, è più grande del mio peccato. Però è così! Posso essere anche un malfattore, posso essere anche uno che sbaglia, ma il giorno è già lì».

L’augurio, ha concluso il card. Repole, «è che, illuminati dal giorno che non conosce tramonto, diventiamo capaci di vedere sotto lo sguardo della luce del Risorto la realtà in cui abitiamo e illuminarla», perché «davvero, quando ci si colloca nel giorno che è Cristo, il Risorto, allora ogni cosa è illuminata».

QUI DI SEGUITO IL VIDEO degli auguri in forma integrale:

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