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Mons. Nosiglia per il 1 maggio: lavoro è “snodo cruciale per acquisire dignità e speranza”

Invito dell'Arcivescovo ad agire "facendo sistema" a livello produttivo e di offerta di servizi. Testo integrale del messaggio per la festa di San Giuseppe Lavoratore
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Pubblichiamo di seguito e in allegato il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, in occasione della solennità di san Giuseppe Lavoratore – festa dei lavoratori, Torino 1° maggio 2016.
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«Ad un anno di distanza dalla visita di Papa Francesco a Torino, la festa di tutti i lavoratori del mondo mi sembra un’occasione opportuna per richiamare ciò che il Santo Padre ha saputo comunicare su questo tema alle diverse componenti della nostra città. Egli ha ribadito con forza la necessità di considerare il lavoro «non solo necessario all’economia, ma anzitutto per la persona umana, per la sua dignità, per il senso di appartenenza che procura e per l’inclusione sociale». In questo giorno di festa per tutti i lavoratori del mondo, nel ricordo di San Giuseppe Lavoratore, desidero anch’io unirmi nuovamente al suo invito a considerare fondamentale l’importanza del lavoro per ogni uomo e donna di questo mondo, a maggior ragione in una città che ha la responsabilità di riproporsi, con il suo stile e la sua storia, come protagonista di una stagione di cambiamenti che stimolano a riflettere su un nuovo modello di sviluppo, capace di integrare la dimensione economica con quella sociale.

La vocazione manifatturiera e artigianale di Torino si conferma all’interno di una nuova spinta all’innovazione che stiamo vivendo e che fa ben sperare per il futuro. Fra le buone notizie non possiamo certamente trascurare il miglioramento del mercato del lavoro – anche se non tutti ne beneficiano, in particolare i giovani che ne costituiscono una parte considerevole. Molto resta ancora da fare e tante sono purtroppo le persone e famiglie che soffrono la carenza del lavoro come vero dramma esistenziale che distrugge la dignità della persona, getta un pesante fardello sulla famiglia che rischia così di sfaldarsi, apre il gravissimo capitolo degli sfratti incolpevoli, tarpa le ali della speranza nei giovani. La crescente dispersione scolastica e la sfiducia di tanti di loro che né studiano più, né cercano un lavoro, perché scoraggiati e lasciati soli senza una prospettiva positiva per il loro futuro, comporta che si promuova al più presto un sussulto di responsabilità da parte di tutte le componenti politiche, economiche e sociali, puntando a investimenti massicci, sia pubblici che privati, in questo campo.

Non bastano le pur migliori iniziative sporadiche o anche settoriali di nicchia ma una strategia condivisa che avvii un progetto complessivo aggredendo con forza la separazione delle generazioni che impedisce di ascoltarsi, collaborare e operare insieme per il loro comune futuro. Sarà importante, anche per questo motivo, favorire l’alternanza scuola-lavoro, secondo le nuove normative, per far acquisire le competenze trasversali necessarie ai più giovani, il trasferimento di saperi ed esperienze e la valorizzazione dei talenti che rispondono meglio alle necessità che i nuovi sistemi produttivi richiedono.
Su questo aspetto le parole del Santo Padre risuonano ancora con forza: «è necessario investire nella formazione dei giovani cercando di invertire la tendenza che ha visto calare negli ultimi tempi il livello medio di istruzione e molti ragazzi abbandonare la scuola». La Chiesa torinese sta rispondendo a questo invito attraverso l’Agorà del Sociale, con lo scopo di stimolare l’attenzione di tutti al fenomeno dei giovani, sempre più numerosi, che non studiano, non lavorano e vivono con rassegnazione questo momento della loro vita. Quel patto sociale e generazionale, richiamato dal Papa e ripreso dall’Agorà, è ancora oggi necessario ed è doveroso «assumersi la responsabilità di decisioni coraggiose in tutti gli ambiti della vita sociale».

Desidero, per tale motivo, richiamare l’attenzione di tutti coloro che a livello istituzionale e formativo già si occupano di questo complesso problema, offrendo tutto il mio sostegno e incoraggiamento. Dentro una logica di sistema, è importante che i giovani siano trattati da protagonisti e che, nella filiera dell’istruzione, della formazione, dell’orientamento e accompagnamento nella ricerca del lavoro, anche le istituzioni siano capaci rispondere alle nuove esigenze, offrendo modalità innovative di accompagnamento all’ingresso nel mercato del lavoro, in una situazione troppo spesso connotata dalla precarietà.

Chiedo pertanto con insistenza, come ho già fatto in questi mesi, che questo problema sia preso in seria e convinta considerazione da tutte le componenti del mondo del lavoro e della società, a cominciare dalla politica, e non solo, come spesso si usa, con promesse o riferimenti a impegni pure importanti promossi nel nostro territorio, ma con un comune progetto concreto, fattibile e realizzabile nel breve periodo, da parte di quanti hanno attivamente partecipato all’Agorà del sociale negli anni scorsi. Occorre un’ampia alleanza strategica e convergente su alcuni obiettivi concreti e precisi. Ognuno è chiamato a fare la propria parte operando insieme con gli altri; solo così si possono perseguire obiettivi comuni al di là dei rispettivi interessi o programmi di parte. Ci stiamo giocando il futuro di intere generazioni di giovani, per cui è necessario dare loro la prova che, come mondo degli adulti, ci sentiamo responsabili insieme con loro dei problemi che li assillano.

Le questioni che siamo chiamati ad affrontare, seppure complesse, possono essere interpretate e vissute in termini positivi come un’occasione di crescita e non di chiusura in difesa. Dare spazio al discernimento sulle cose da fare insieme, anche a livello istituzionale, rimane fondamentale, dentro dinamiche molto veloci alle quali sempre più spesso ci costringe il sistema globalizzato. Questo significa creare luoghi di pensiero che permettano un reciproco ascolto fra generazioni, nate sul nostro territorio o provenienti da altri paesi, nella ricerca di nuovi modelli di rappresentatività delle stesse parti sociali, ancora una volta attori importanti della società civile, e di opportunità di partecipazione indispensabile per favorire il senso di appartenenza e l’esercizio attivo della cittadinanza. La loro presenza e impegno sono indispensabili come elemento insostituibile della democrazia che va riconosciuto, apprezzato e promosso non solo quando ci sono situazioni difficili di qualche azienda, ma anche nella progettazione dei piani industriali e in una politica del lavoro basata sulla partecipazione, rappresentanza, contrattazione e integrazione.

Siamo consapevoli che queste problematiche non riguardano solo le imprese presenti sul nostro territorio, molte delle quali fortemente innovative. Mi riferisco invece a tutte le componenti della società, invitate ad agire “facendo sistema” a livello produttivo e di offerta di servizi, con l’obiettivo di tendere al benessere di tutti e alla coesione sociale, indispensabili in un momento di veloci cambiamenti che si manifestano, con sempre maggiore evidenza, anche dal punto di vista demografico: le nascite stanno scalando di volta in volta nuovi traguardi negativi, per cui tale problema è diventato una vera e propria emergenza per l’intera nazione.
Di questo percorso comune devono far parte le persone che provengono da paesi stranieri e anche i poveri, che ormai purtroppo costituiscono una parte numerosa della popolazione. Tutto  ciò ha suscitato l’estendersi sul territorio di quelle scelte di accoglienza e adattamento che sono parte della tradizione della nostra terra. Proprio quando si è progettato e operato, non solo in termini economici, ma di volontà di fare e lavorare, quell’asse portante fondamentale di un’integrazione intelligente e non sempre e solo basata su un approccio assistenziale, si sono compiuti importanti passi in avanti. La quarta rivoluzione industriale che stiamo vivendo non può non tenere conto di queste nuove presenze, derivanti sia da coloro che sono stati costretti a fuggire dal loro paese, sia dai poveri nelle diverse forme di precarietà, ma anche di quei giovani, ormai numerosi, che vengono a studiare nei nostri atenei, famosi in tutto il mondo per la qualità della formazione offerta.

Il lavoro sarà sempre, secondo l’insegnamento sociale della Chiesa e l’esperienza di tutti gli uomini di buona volontà, lo snodo fondamentale dentro il quale le persone acquistano dignità e speranza nel vivere questa nostra storia da protagonisti e non da spettatori. È con tali sentimenti che desidero far pervenire a tutti i lavoratori e alle loro famiglie, a tutte le persone che in questo momento vivono con preoccupazione la ricerca di un nuovo lavoro o la creazione di una nuova opportunità di lavoro, a tutte le categorie di uomini e donne impegnate nella formazione, nell’accompagnamento e orientamento al lavoro, la mia benedizione e il mio forte incoraggiamento.

Mons. Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino»