«Sono terminate oggi pomeriggio le consultazioni della Diocesi di Torino con il Comune di Torino, la Città Metropolitana e la Regione Piemonte e desidero esprimere molta gratitudine al presidente Alberto Cirio e al sindaco Stefano Lo Russo per l’adesione alla proposta di candidare il “chilometro quadrato della carità” di Torino a Patrimonio dell’Unesco: è il quartiere nel quale operarono i grandi Santi dell’Ottocento, da Giovanni Bosco a Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia e Tancredi di Barolo, Giuseppe Cafasso». Questa la dichiarazione rilasciata mercoledì 𝟭𝟭 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 2026 dall’arcivescovo card. Roberto Repole, che in gennaio lanciò l’idea della candidatura internazionale per far conoscere al mondo il caso unico di Torino.
Si è costituito un primo gruppo tecnico con gli Enti locali per avviare l’iter di candidatura. Nelle prossime settimane la Diocesi, rappresentata dalla referente della Caritas Elide Tisi, avvierà il coinvolgimento degli Istituti religiosi che discendono dai Santi fondatori ed altri enti del territorio, fra essi le Fondazioni bancarie.
«I Santi che operarono nell’Ottocento – osserva il card. Repole – mobilitarono la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri, realizzarono in pochi decenni opere di avanguardia sul fronte della cura dei malati (Piccola Casa del Cottolengo), dei giovani (Salesiani, Giuseppini del Murialdo), dei carcerati (le opere dei Marchesi di Barolo e di Cafasso), della mondialità (Missionari della Consolata, ma anche Salesiani, Cottolenghini, Murialdini, Suore di Sant’Anna). Ulteriori figure si muovevano attivamente in quegli stessi anni in Torino, dal beato Faà di Bruno ai beati fratelli Boccardo. Nel piccolo quartiere alle spalle di Porta Palazzo l’ispirazione alla carità e alla solidarietà sociale mise particolari radici. Fu un’esperienza unica, oggi diremmo che fu una esperienza “di rete”, che sta continuando ad animare Torino con iniziative religiose e laiche, antiche e nuove, ultimo in ordine di tempo il Museo Frassati dedicato alla memoria storica: ci sembra possibile che l’Unesco ne valuti l’eccezionale messaggio universale».

