Venerdì 30 gennaio 2026, in occasione della Giornata Mondiale per le Malattie Tropicali Neglette (Neglected Tropical Diseases – NTDs), la Mole Antonelliana si illuminerà nuovamente di viola e arancione. Un gesto simbolico che inserisce Torino in una mobilitazione internazionale dedicata a patologie che colpiscono oltre 1,6 miliardi di persone nel mondo e che, nonostante l’impatto sanitario e sociale, continuano a occupare uno spazio marginale nelle agende delle politiche sanitarie globali. L’illuminazione del monumento più rappresentativo della città diventa così uno strumento di informazione pubblica, pensato per riportare al centro del dibattito malattie diffuse soprattutto nei contesti di maggiore fragilità.
Che cosa sono le Malattie Tropicali Neglette e la Malattia di Chagas
Le Malattie Tropicali Neglette (NTDs) sono un gruppo di 21 patologie – tra cui lebbra, dengue, elefantiasi e schistosomiasi – strettamente legate a condizioni di povertà, esclusione sociale e accesso limitato ai servizi sanitari. Colpiscono prevalentemente le popolazioni più vulnerabili e, proprio per questo, ricevono storicamente minori investimenti in ricerca, prevenzione e cura.
Tra queste, la Malattia di Chagas rappresenta una delle NTDs di maggiore rilevanza anche in contesti non endemici come quello italiano. Trasmissibile in diverse modalità, può rimanere asintomatica per anni e causare gravi complicanze cardiache se non diagnosticata in tempo. In Italia, l’attenzione è oggi rivolta soprattutto alla diagnosi precoce, alla tutela delle persone migranti e al superamento dello stigma sociale ancora associato a queste patologie.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato l’obiettivo di eliminare almeno una NTD in 100 Paesi entro il 2030, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 3 delle Nazioni Unite, dedicato alla salute e al benessere.
Da Torino all’Europa: iniziative e percorsi di sensibilizzazione
L’azione avviata a Torino si colloca all’interno di un percorso più ampio di sensibilizzazione e collaborazione scientifica a livello nazionale ed europeo, sviluppato grazie al lavoro congiunto con la Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale (SIMET).
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