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Nella pace della campagna alla ricerca della dimensione comunità

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Lasciando Torino lungo la tangenziale, oppure risalendo dal traforo del Pino fino a Chieri e oltre ci si immerge in una dimensione diversa da quella urbana della città metropolitana. La campagna ti avvolge nel percorso che porta verso il territorio della Unità Pastorale 60, un crogiuolo di comunità formato da donne e uomini, che vivono in una dimensione decisamente diversa dal contesto post moderno dei grandi centri. Le piazze e i campanili, le colline e la pianura danno un senso di pace e serenità, ma naturalmente non devono illudere: come in ogni famiglia ci sono gioie e sofferenze. Anche in queste terre esistono problemi e disagi, prospettive da costruire per capire cosa saranno domani questi piccoli e storici centri dove la dimensione rurale è ancora il segno distintivo di una identità.
 
Da Aramengo a Sciolze, quindici comunità, ovvero quindici chiese (di cui riproponiamo nelle pagine interne le foto) che fanno corona al Colle don Bosco, il luogo dove nacque il Santo Giovanni. Un territorio al confine con la Diocesi di Asti, che è limitrofo alla comunità chierese e si perde in tanti piccoli paesi, che i torinesi ricordano come luoghi di provenienza dei propri genitori, nonni e avi. Il tempo pare essersi fermato da alcuni decenni, ma è sufficiente entrare nella dimensione dell’incontro e del dialogo con i preti che guidano le comunità per comprendere che anche qui, come altrove, esistono problematiche molto simili alla grande città. Intanto si registra un progressivo svuotamento e depauperamento demografico: i giovani vanno in città o comunque emigrano per trovare lavoro e solo una piccola parte decide di restare per tentare di occuparsi professionalmente di agricoltura un ritorno alla «terra» che è florida e fonte di vita. Molti lavorano a Torino o nei centri più grandi: un tempo il territorio era florido e vi operavano industrie tessili e tante erano le imprese edili. Oggi tutto è ridimensionato, resiste l’agricoltura e la produzione viti vinicola. Cresce anche in questo territorio la povertà e aumentano le richieste di aiuto e sostegno, anche se in misura molto ridotta rispetto ad altre zone della diocesi torinese. Vi sono piccole comunità di immigrati che svolgono l’opera di cura delle persone anziane e in generale lavoro in campo infermieristico nell’edilizia e in campagna. Resiste una religiosità tradizionale e abitudinaria, comunque vera e profonda.
 
Le celebrazioni sono molto frequentate, la dimensione spirituale e di fede resiste alla secolarizzazione. Certo, come accade in molte altre zone fuori dalla grande città, famiglie e piccole comunità, negli ultimi decenni, si sono trasferiti in questi Comuni per cercare tranquillità ed estraniarsi dal contesto sociale. Una scelta che non aiuta a far crescere la dimensione di partecipazione e condivisione necessari anche in luoghi dove tutto sembra tranquillo e immutabile. I residenti autoctoni delle comunità 15 comunità, che si estendono in un territorio davvero vasto, conservano una partecipazione convinta alla vita ecclesiale e sacramentale con naturalmente una percentuale molto alta di ultrasessantenni. Le attività pastorali sono diverse e importanti: gli oratori con l’impegno delle famiglie, l’aiuto e il dopo scuola, il centro di ascolto pedagogico, sono impegni fondamentali nell’educazione, la vera sfida attuale per combattere il diffuso individualismo. Insegnare ai giovani i valori della vita, l’esperienza cristiana, la ricerca di senso del proprio vivere, sono ben presenti tra educatori, catechisti, religiosi e presbiteri. Ricca è la proposta in campo ricreativo con le molte attività sportive organizzate dalle società di varie discipline che occupano il tempo libero dei giovani.
 
D’estate l’UP 60 si trasforma e cresce: ci sono i cittadini che tornano nelle loro case di campagna, i nonni con i nipoti, le iniziative dell’estate ragazzi e degli oratori che diventano importanti e portano un mare di vivacità. Esiste poi una grande tradizione di volontariato per esempio quella dei «Donatori di sangue » che sono presenti con un grande seguito di generosità su tutto il territorio.
Luca ROLANDI
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 27 aprile 2014