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Agorà del Sociale: incontro extra-ecclesiale

Lunedì 7 aprile, alla Consolata, riunione con le realtà istituzionali dopo l'incontro intra-ecclesiale del 5 aprile
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Lunedì 7 aprile 2014, presso il santuario della Consolata, si è tenuto l’incontro – a inviti – con i responsabili delle principali realtà istituzionali, culturali e sociali, del mondo del lavoro, della formazione e del welfare del territorio torinese. L’appuntamento rientra tra le iniziative della prima fase dell’Agorà del Sociale e segue l’incontro di sabato 5 aprile, presso la sala convegni del Cottolengo, con le realtà intra-ecclesiali. In allegato e nella sez. Documenti del sito il testo dell’intervento dell’Arcivescovo.
 
All’incontro del 5 aprile hanno partecipato all’incontro i rappresentanti di varie associazioni e realtà diocesane. Dopo un intervento introduttivo dell’Arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia (in allegato e nella sez. Documenti del sito il testo della sua presentazione), è stata proposta una relazione del professor Vincenzo Giorgino della Facoltà di Economia. Sono seguiti lavori di gruppo e un dibattito conclusivo.
 
Di seguito una scheda esplicativa sull’Agorà del Sociale.
 
CHE COSA E’ L’AGORA’ DEL SOCIALE
L’Agorà del Sociale è uno spazio di riflessione promosso dall’Arcivescovo con diversi soggetti (intra – ecclesiali ed extra-ecclesiali) sul tema del “futuro” del nostro territorio, a partire dai bisogni emergenti di chi vive in situazione di povertà e fragilità. L’approccio a questa problematica non può avere un taglio assistenziale: come comunità cristiana e civile non ci si deve confinare in aspetti solidaristici che, seppur importanti, non promuovono un impegno sociale e politico rettamente inteso.
 
Il percorso intende rispondere a una domanda di fondo: quali sono le vie su cui impegnarci in modo prioritario e facendo squadra tra tutte le componenti della società a cominciare dagli stessi soggetti destinatari dei vari servizi, per ridare slancio a una ripresa economica, culturale , etica e sociale del nostro territorio?
 
Si tratta di tracciare i passi del futuro su cui puntare uniti. L’Agorà dovrà essere un percorso progettuale per stimolare una strategia appropriata per il futuro del nostro territorio sia in campo sociale, politico e culturale, sia in quello di un rinnovato welfare di comunità. Quello che interessa è dunque puntare, per la ripresa, su alcuni impegni prioritari per superare il gap che si sta sempre più creando tra quelle che l’Arcivescovo ha definito “le due città”. Gente che sta ancora relativamente bene e che ha cavalcato il cambiamento in atto, ricavandone addirittura vantaggi, e gente, sempre più numerosa, che dal ceto medio è discesa sotto la soglia della povertà.
 
L’Agorà procede in tre fasi:
– la prima, che è stata avviata nei mesi scorsi e termina ad aprile 2014, coinvolgendo nella riflessione e progettazione le realtà intra-ecclesiali
– la seconda che coinvolge le realtà extra-ecclesiali che sarà avviata nel mese di aprile fino a maggio.
– la terza sarà il momento assembleare più ampio e intenso (vicino alla ricorrenza di San Giovanni) in cui tutte le componenti del sociale (ecclesiali e civili) si uniranno per mettere insieme i risultati delle due fasi precedenti e avviare un comune confronto per definire la programmata strategia del futuro.
 
Le fasi si muoveranno sugli stessi binari di indagine e di confronto ragionando su alcuni ambiti che ruotano su un punto centrale: come dare vita a un nuovo modello di sviluppo che metta al centro sempre e ovunque la persona e sia basato su stili di vita condivisi di gratuità e fraternità.
 
CHE COSA SI PREFIGGE L’AGORA’ DEL SOCIALE
Il percorso dell’Agorà finora svolto ha individuato tre assi sui quali portare la riflessione con al centro il modello di persona, a cui consegue un preciso “modello di sviluppo” che è da proporre. Gli assi sono: welfare, educazione, lavoro.
 
Occorre definire:
1- un nucleo intorno al quale costruire l’intersecazione fra lavoro educazione e welfare
2- definire i soggetti
3- definire le vie che permettano di raggiungere l’obiettivo
 
1) Nucleo: modello di sviluppo
Lavorare intorno ad un nuovo “modello di sviluppo” che arrivi a suscitare nella comunità civile e religiosa la consapevolezza che tutti siamo chiamati ad agire, non solo gli addetti ai lavori.
Un “modello di sviluppo” che tenga conto della persona nella sua interezza, delle categorie antropologiche più che economiche.
Come passaggio previo è necessario chiarirsi su che cosa intendiamo per “modello di sviluppo” perché non è scontato che diamo tutti lo stesso significato.
 
2) Soggetti: comunità – realtà istituzionali ed ecclesiali, associazioni di categoria– ogni cittadino.
Il soggetto primario che se ne occupa è la comunità cristiana e civile in quanto tale, la cui responsabilità risiede nel testimoniare al suo interno questo cambiamento per poi essere capace di stimolare i diversi soggetti esterni ad essa. Anche le realtà istituzionali, le associazioni di categoria e i gruppi sono chiamati in causa per operare in sinergia. Ogni persona coinvolta dunque nelle sue varie esperienze di lavoro, e di servizio e di partecipazione, deve farsi carico di superare il meccanismo della delega, collaborando in prima persona per raggiungere gli obiettivi comuni decisi insieme.
 
3) Quali vie?
La responsabilità, come categoria che sa mettere in comunicazione gli ambiti religiosi e civili.
Favorire le reti: nella frontiera del sociale, che è la più complessa, bisogna andare uniti, passando da una visione individualista ad una basata sul principio di sussidiarietà.
Concretezza: favorire un percorso che porti ad elaborare un progetto comune fra diversi settori coinvolti per evitare la frammentazione e dare continuità al percorso svolto dall’Agorà negli anni successivi.
Per guardare avanti con rinnovato coraggio e speranza.
 
L’agorà intende innestare un volano di speranza e di fiducia ripartendo dalla convinzione che è possibile superare le difficoltà attuali con un impegno condiviso da parte di tutte le componenti della società civile ed ecclesiale.
 
Le stesse realizzazioni in atto in tante imprese e progetti in corso, sul piano della creatività e qualità in campo industriale, universitario, culturale e sociale, sostenute da un più organico collegamento e coordinamento nella progettazione e nell’agire comune sul territorio, possono condurre a superare la frammentazione delle forze e delle risorse e a puntare insieme su alcuni obiettivi di ampio respiro, concreti e fattibili, che ridiano slancio nell’affrontare le difficoltà e alla intraprendenza di cui si è sempre dimostrata capace la nostra gente.
 
Per ulteriori informazioni: Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, tel. 011/5156354, email lavoro@diocesi.torino.it