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Alluvioni e cambiamento climatico, mons. Nosiglia: «Non si può più parlare di fatalità»

L’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa sulle calamità di inizio ottobre 2020 in Piemonte
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Pubblichiamo di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Cesare Nosiglia, sulle alluvioni che hanno colpito la Regione Piemontese a inizio ottobre 2020.

«Ancora una volta le nostre terre e le nostre montagne sono state duramente provate dal disastro provocato da piogge troppo abbondanti e improvvise. Sappiamo bene, ormai, che non si può più parlare di “fatalità”: il cambiamento climatico ci insegna, lungo l’intero anno, le conseguenze di scelte imprevidenti e sbagliate nella tutela del territorio. Dobbiamo registrare anzitutto la tragedia di vite perdute a causa dell’alluvione che ha colpito diverse diocesi della nostra Regione, dalle Alpi alla pianura. Prima e più dei danni materiali, questi lutti ci colpiscono direttamente: è la vita il vero primo valore!

Per le comunità cristiane e per tutti i cittadini “il fare memoria” e la preghiera sono il modo più importante ed essenziale per ridare la speranza e la forza di una ripresa che ci auguriamo sia sostenuta anche dallo Stato, dalle istituzioni e dalle componenti della società economica e civile del nostro territorio. Il Signore è vicino a quanti hanno avuto lutti o distruzioni delle proprie case o luoghi di lavoro e ci impegna tutti a contribuire e aiutare questi nostri fratelli e sorelle.

Ma proprio “fare memoria” significa non dimenticare che queste tragedie non nascono solo dal destino o dal caso, ma hanno la loro radice in scelte che non sono di ieri. C’è una spirale perversa: i Comuni e gli enti territoriali non hanno risorse (economiche, progettuali) per tutelare il territorio, lo Stato è lontano, i progetti europei rimangono una chimera… E intanto assistiamo, in Piemonte come un po’ ovunque in Italia, a un consumo scriteriato del territorio, a iniziative imprenditoriali più speculative che innovative, a un degrado che diventa abitudine, nelle città e soprattutto nelle campagne e nelle terre alte, sovente lasciate all’abbandono perché non abbastanza redditizie.

Al di là degli interessi individuali, l’ennesimo dramma dell’alluvione – come nel 1994, come nel 2000 – ci richiama tutti al dovere della politica, intesa come impegno diretto delle persone e delle comunità. Quella politica che è ricerca del bene comune e non solo – come non si stanca di ripeterci papa Francesco – strumento degli interessi di individui e di caste.

+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino vescovo di Susa

Presidente della Conferenza episcopale piemontese»