Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagrammail
13 Novembre 2019

«C’era una volta l’Afghanistan», convegno e mostra per trentennale Centro Peirone

Lunedì 18 novembre 2019, ore 17.30-20, presso l’Università degli studi di Torino
DiocesiTorino_Afghanistan_bambini: convegno per 30 anni del Centro Federico Peirone
(AP Photo/Kevin Frayer)
Facebooktwitterpinterestmail

In occasione dei 30 anni dalla scomparsa di padre Federico Peirone, il Centro Studi e relazioni Cristiano – Islamiche dell’Arcidiocesi di Torino, intitolato al grande arabista e docente universitario, ha organizzato, in collaborazione con l’Università di Torino, il patrocinio del Consolato Generale Svizzero in Italia e del Comune di Torino, la mostra e il convegno «C’era una volta l’Afghanistan. La via crudele: da Ginevra a Kabul 1939-1940».

Appuntamento lunedì 18 novembre 2019, ore 17.30-20, presso l’Università degli studi di Torino in via Po 17.

L’Afghanistan è al centro quest’anno di importanti ricorrenze: 40 anni fa, nel dicembre del 1979, iniziava l’occupazione sovietica. 30 anni fa, nel febbraio del 1989, gli ultimi soldati sovietici abbandonavano l’Afghanistan che era diventato una sorta di Vietnam per l’URSS. Meno nota – ma riscoperta recentemente con convegni e mostre in Svizzera e Germania- è un’altra ricorrenza: 80 anni fa, il 6 giugno del 1939, due donne – giornaliste, scrittrici e fotografe – partivano in auto per uno straordinario viaggio da Ginevra verso Kabul. Un viaggio documentato con due libri, decine di fotografie e filmati.

Infine, l’Afghanistan è nuovamente al centro dell’attenzione mondiale per i colloqui in corso fra americani e talebani nel tentativo di porre fine allo stato di guerra e alla presenza delle truppe straniere (fra cui il contingente italiano).

Programma del convegno:

  • Claudia Tresso, Francesco Grande, Università di Torino : ricordo di padre Federico Peirone nel trentennale della scomparsa
  • Paolo Girola, direttore de «Il dialogo Al Hiwar», presentazione mostra: «La via crudele da Ginevra a Kabul, 1930-1940»
  • Gabriella Simoni, inviata speciale, giornalista Mediaset: «Le pioniere di un giornalismo in prima linea»
  • Giovanni Rizzi, barnabita, docente Università Urbaniana: «L’Afghanistan: una presenza dal Re ai Talebani»
  • Aldo Margelletti, presidente Cesi, Centro studi Internazionali, Roma: «L’Afghanistan oggi, e domani?

Moderava Silvia Scaranari, consigliere Centro Peirone.

Una parte dei migranti che cercano di approdare in Europa arriva dall’Afghanistan, un Paese dissolto da quando nel dicembre del 1979 le truppe sovietiche lo invasero. Da allora non è più uscito dal tunnel della guerra e della violenza. Un Paese in cui, oggi, è praticamente impossibile avventurarsi. Ma non era così, evidentemente quando due giornaliste e scrittrici svizzere vi si recarono, sole, in auto: un viaggio di 4 mila chilometri da Ginevra verso Kabul ad incontrare genti e costumi diversi e per fuggire da un’Europa smarrita che aveva visto prima lo scoppio della Grande Guerra, poi la rivoluzione bolscevica, quindi il fascismo, il nazismo, la guerra civile spagnola e ora stava precipitando nella Seconda guerra mondiale.

L’Afghanistan è oggi esempio di Islam radicale: la nascita di al-Qa’eda con Bin Laden e altri gruppi jihadisti che si fondono con essa. L’ingresso destabilizzante dei talebani. L’Attentato alle Torri gemelle. L’intervento USA e della Nato che si protrae da anni ormai, per ristabilire l’autorità legittima del governo, con la partecipazione e la presenza dei militari italiani. Un Paese dove i talebani stanno riprendendo il controllo della maggior parte del territorio, mentre l’Isis, in fuga dalla Siria, vi cerca un nuovo spazio per rifondare il suo califfato. Il convegno si propone di avere testimonianze che mettano in evidenza somiglianze e differenze fra ieri e oggi, non solo con l’Afghanistan ma anche con un Islam che nel confronto con la modernità si è diviso fra chi vuole il ritorno a una interpretazione letterale e radicale e chi accetta i valori della tolleranza e della convivenza.

Per contatti e prenotazione: Centro Studi Federico Peirone, via dei Mercanti 10, 10122 Torino info@centro-peirone.it, sito web www.centro-peirone.it

 

LA MOSTRA

Nel 1939 due giovani giornaliste e scrittrici svizzere, Ella Maillart e Annemarie Schwarzenbach, entrambe già protagoniste di inchieste e reportage in diversi Paesi, partono per un lungo e avventuroso viaggio in auto da Ginevra verso Kabul. Devono realizzare reportage per importanti quotidiani e riviste. Hanno con sé macchine fotografiche e una cinepresa. Ma il loro viaggio è anche una fuga spirituale dall’Europa che il nazismo sta trascinando nella tragedia della seconda guerra mondiale, in completa contraddizione con le loro idee e le loro aspirazioni, uno straordinario viaggio di ricerca interiore.

Le fotografie

Sono circa 300 le fotografie scattate durante il lungo viaggio verso Kabul da Annemarie Schwarzenbach: immagini professionali che dovevano illustrare gli articoli per quotidiani e riviste. Durante il viaggio, inoltre, Ella Maillart filmò popoli e luoghi con la sua cinepresa, utilizzando una nuova pellicola che l’Agfa le aveva appositamente dato da sperimentare.

Gli originali sono presso la Biblioteca nazionale svizzera di Berna che si è già detta disponibile a metterle a disposizione, tutte illustrate con didascalie di suo pugno da Annemarie Schwarzenbach. Le foto sono la testimonianza di un mondo che in gran parte non c’è più: ci riportano un Afghanistan arcaico, ancora percorso da tribù nomadi e capi tribali o capi villaggio che accolgono le due donne, che viaggiano sole, con cortese e curiosa ospitalità. Le foto mostrano anche il passaggio dall’Anatolia, dall’Iraq, dalla Persia. Un filmato originale proietterà quanto girato da Ella Maillart.

Le foto saranno riprodotte in grandi pannelli, mentre altri illustreranno le figure delle due viaggiatrici, con le loro storie personali così particolari e drammaticamente interessanti, oggi considerate fra le figure intellettuali più importanti della Svizzera del Novecento.

Per l’Italia è una prima assoluta, mentre le due protagoniste sono state negli anni scorsi ricordate con importanti eventi in Svizzera e Germania.