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Chieri, il battistero che volle Landolfo

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FONTI IN DIOCESI – IL VESCOVO DI TORINO LO FECE COSTRUIRE NEL XI SECOLO
Chieri, il battistero che volle Landolfo
 
A Chieri si conserva uno dei più antichi battisteri del Piemonte. Nonostante l’apparenza esteriore di un edificio gotico, con le sue guglie svettanti, le cuspidi e gli affreschi sulle pareti interne, si tratta in realtà di una struttura realizzata all’inizio dell’XI secolo, in piena età romanica.
 
Conosciamo anche (cosa abbastanza rara per l’epoca) il committente che ha promosso la costruzione: il vescovo di Torino Landolfo, impegnato per lunghi anni nel recupero del patrimonio edilizio della diocesi. Landolfo è una figura interessante, oggi poco nota ma che ha segnato in profondità la storia religiosa del nostro territorio. Nel testamento del 1037 elenca tutti i suoi lavori, le chiese, i monasteri, i castelli che aveva fatto costruire, le difficoltà incontrate con il potere laico (i marchesi Arduinici), lo stato di abbandono e di devastazione in cui aveva trovato il patrimonio della diocesi. A Chieri il vescovo dichiara di aver ricostruito il castello sulla collina e di aver edificato nel piano la collegiata di Santa Maria. Il battistero sorgeva a fianco della collegiata, ed è l’unico elemento conservato dell’epoca di Landolfo, mentre la chiesa a fianco venne ricostruita nel XV secolo (rimane soltanto un avanzo di cripta, visibile sotto il presbiterio).
 
La forma del battistero seguiva uno schema abituale, ereditato dall’età paleocristiana: un nucleo ottagonale, con annessa un’abside per ogni lato, di forma alternativamente rettangolare e semicircolare. Il medesimo modello si ritrova, in Piemonte, nel battistero del duomo di Novara, che però è ben più antico e risale all’età paleocristiana, alla metà V secolo.
 
A Chieri l’aspetto uniforme dell’esterno e le guglie goticheggianti sono dovuti ad un pesante intervento di restauro, promosso nell’Ottocento da Edoardo Arborio Mella, un architetto specializzato nel recupero delle chiese medievali. Se però entriamo nell’edificio, ci accorgiamo subito che le pareti interne presentano una tessitura di mattoni alquanto irregolare, formata da frammenti, elementi irregolari, pezzi inseriti nella malta. È questa una chiara testimonianza delle tecniche edilizie ancora molto arretrate in uso nella prima età romanica.
 
I mattoni venivano recuperati degli antichi edifici romani in rovina, che certo a Chieri non mancavano. Nonostante le tecniche arretrate e l’evidente sperimentalismo dei costruttori, il battistero presenta un’architettura elaborata, che segue un progetto ben preciso, con l’alternanza delle absidi, i sistemi di volte e la cupola a spicchi che copre il vano centrale. La grandezza e la spaziosità interna dell’edificio lasciano intuire l’importanza di Chieri in quel periodo, e lo sviluppo della popolazione rurale insediata nel territorio circostante. I fedeli si recavano alla pieve di Santa Maria per le celebrazioni battesimali e per le feste più importanti: l’architettura rimane fino ad oggi come testimonianza viva di un passato millenario.
Carlo TOSCO
Testo tratto da «La Voce del Popolo» del 2 dicembre 2012