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14 Luglio 2016

Chiesa in uscita: bilancio dell’assemblea diocesana 2016

Riflessioni e indicazioni per il nuovo anno pastorale. Al centro famiglia, giovani e poveri in stile sinodale e missionario
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Riprendiamo di seguito il testo dell’intervento del Vicario Generale della diocesi, mons. Valter Danna, pubblicato su «La Voce del Popolo» del 26 giugno 2016.

Non c’è dubbio che le assemblee diocesane di questi anni (e non solo esse) manifestino il desiderio dell’Arcivescovo di coinvolgere il più possibile tutto il popolo fedele di Dio, che è nella diocesi di Torino, a contribuire in qualche modo alla progettazione del cammino pastorale in tempo di riassetto. Tenterò di rileggere e sintetizzare il cammino fatto quest’anno soprattutto in rapporto al processo avviato dal riassetto pastorale della nostra diocesi, sintetizzando in particolare le linee programmatiche offerte dell’Arcivescovo a conclusione della recente assemblea (le frasi virgolettate saranno sue citazioni). Siamo, dunque, sulla strada di un riassetto pastorale che provvidenzialmente il magistero di papa Francesco e il recente convegno ecclesiale di Firenze con le cinque vie ci stanno aiutando a focalizzare meglio e a farlo sempre più in modo sinodale.

La sinodalità
Sinodalità, come si è detto, significa camminare insieme sulle strade (synodos) delle nostre città e paesi, in ascolto e in dialogo con la Parola e con la gente, per testimoniare in modo credibile il Vangelo e la misericordia del Padre verso l’umanità. Sinodalità vuol dire attivare insieme dei processi di cambiamento e di conversione pastorale per una Chiesa che «non fa un sinodo ma è sinodo», perché il soggetto che annuncia (e che esce, abita, educa e trasfigura) siamo tutti noi, popolo fedele di Dio, pur nella differenziazione dei ministeri, dei carismi e delle vocazioni. La presenza al tavolo del centro congressi del Santo Volto di donne relatrici, di operatori pastorali laici e la partecipazione ai tavoli di discussione di clero e laici insieme, hanno avvalorato questa prospettiva comunionale di sinodalità che dovrà condurre anche a momenti di formazione comune da accogliere con umiltà, fraternità e obbedienza.

Alcune linee pastorali di fondo: famiglia, giovani, poveri e formazione
Non si può certo dire che siano mancate indicazioni operative e chiare linee pastorali da parte del nostro vescovo Cesare. Le elenco brevemente prima di passare ai criteri di riassetto. Tre sono i soggetti prioritari della nostra pastorale ordinaria. Al primo posto la famiglia: al cap. IV della lettera pastorale 2011 «Sulla tua parola getterò le reti» e «Ti farò mia sposa per sempre …»; il cap. III della lettera 2013 «Devi nascere di nuovo»; la prima parte della lettera 2014 «L’Amore più grande»; infine ci saranno le iniziative di diffusione e sostegno delle linee dell’esortazione apostolica «Amoris laetitia» soprattutto riguardo alle situazioni coniugali «irregolari». I giovani: cf il sinodo svolto negli ultimi tre anni e la II e III parte de «L’amore più grande»; il Vescovo nelle visite alle Unità pastorali del prossimo anno propone l’incontro con la fascia degli adolescenti. I poveri: si confrontino le questioni trattate nel progetto dell’«Agorà del sociale» (lavoro, formazione, welfare) svolto quest’anno anche negli incontri del Vescovo nelle Unità pastorali.

A questi temi si deve aggiungere, come tema trasversale, la formazione permanente del clero e dei laici con alcuni momenti comuni e, in particolare, la preparazione e promozione di laici qualificati attraverso il percorso biennale proposto dal Servizio di Formazione degli Operatori Pastorali (Sfop), partito nel 2012, che ha già lanciato sul campo operativo due gruppi di «coordinatori pastorali» con mandato, a cui seguirà un terzo gruppo nel prossimo ottobre. Tali «coordinatori pastorali» hanno un compito importante anche nella loro Unità pastorale, oltre che nella parrocchia: «Diventa fondamentale potenziare la partecipazione allo Sfop, per cui chi riceve il mandato del Vescovo possa esercitare il suo compito, anche se cambia il parroco. Inoltre chi viene inviato allo Sfop dovrà rendersi disponibile a lavorare anche nell’Unità pastorale».

Richiamo ad alcune disposizioni nelle lettere pastorali
L’Arcivescovo ci ha anche ricordato che le disposizioni contenute nelle lettere pastorali relative alla pastorale battesimale, a un ordinamento più omogeneo circa l’iniziazione cristiana dei fanciulli e ragazzi, alla pastorale giovanile e le disposizioni circa le Messe domenicali e le celebrazioni dei funerali sono da accogliere come indicazioni normative da attuare in spirito di comunione, superando così disparità di prassi pastorali, che confondono il popolo di Dio e manifestano una inopportuna arbitrarietà di scelte non conformi alle indicazioni del legittimo Pastore. Il Vescovo chiede anche che le scelte concrete circa la preparazione catechistica, le Messe domenicali e la pastorale del lutto (veglie funebri, rosari, funerali) siano proposta comune di tutta l’Unità pastorale. In questi anni abbiamo certamente camminato, ma possiamo ancora migliorare per essere un presbiterio più concorde e sinfonico nell’attuare il programma diocesano proposto dal Vescovo.

La prospettiva di fondo: missione
La prospettiva pastorale per tutti gli ambiti è sempre e solo la missione: annunciare il Vangelo uscendo nelle periferie esistenziali, abitando gli ambienti di vita e di lavoro della gente, educando alla bellezza della vita cristiana come Gesù l’ha indicata e che conduce a trasfigurare la nostra quotidianità per la presenza dello Spirito santo che ci aiuta a vivere da figli prediletti di un Dio che è Padre affidabile e misericordioso. La proposta lanciata nell’assemblea diocesana è di leggere con calma nelle nostre comunità, gruppi e associazioni l’«Evangelii gaudium» attraverso alcune schede che saranno fornite, cominciando con una «Giornata comunitaria» (di parrocchia o anche di unità pastorale) comune a tutti all’inizio del prossimo anno pastorale e proseguendo, poi, con un lavoro di approfondimento e dialogo attraverso le cinque vie proposte dal convegno di Firenze. Questo percorso proseguirà nel corso di due anni e confluirà in una grande condivisione durante l’assemblea diocesana del 2018.

Alcuni strumenti ecclesiali per un buon riassetto
E veniamo ora ai criteri del riassetto in corso. L’Arcivescovo ha invitato a consolidare alcuni strumenti ecclesiali necessari per un’attuazione efficace del riassetto territoriale. Anzitutto la necessità che ogni parrocchia abbia il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici (che è normato da un regolamento diocesano recentemente promulgato). È anche attraverso l’effettivo funzionamento di tali organismi di partecipazione che si vive una vera sinodalità e si valorizza la responsabilità laicale, senza venir meno ai compiti di guida dei presbiteri: tra il gioco democratico di maggioranze e minoranze e l’assolutismo del singolo parroco, c’è posto per la corresponsabilità sinodale tra clero e laici e la ricerca di una maggiore comunione nelle decisioni pastorali.
Il secondo strumento sono le Unità pastorali (Up): punto di non ritorno, come ha detto l’Arcivescovo, per una vera comunione e missione, e per un’efficace formazione cristiana.

È in corso una revisione/unificazione di alcune di esse in modo che siano in grado di funzionare meglio. L’Unità pastorale deve dotarsi di un’équipe pastorale che funziona come «cabina di regia» per la realizzazione di obiettivi comuni (sulla base della proposta diocesana) e per la condivisione di risorse umane e pastorali sul territorio. L’équipe deve essere composta dal clero dell’Unità, dai segretari dei vari Consigli pastorali, da altre figure laicali di settore (prioritariamente coloro che hanno fatto lo Sfop), da religiosi/e se presenti e operanti nell’Up e si dovrà coordinare con i consigli pastorali delle singole parrocchie e con le commissioni operative relative ad almeno quattro aree di base: catechesi-liturgia-missione, ambito caritativo-sociale- sanitario-migranti (Agorà), pastorale familiare, giovani-scuola- università e cultura.
Il Consiglio episcopale preparerà un sintetico vademecum per un buon funzionamento delle Unità pastorali.

La continuità pastorale nel cambio dei sacerdoti
Una regola fondamentale per tutti è che i criteri pastorali diocesani prevalgano sulle scelte contingenti dei singoli parroci e viceparroci nella loro parrocchia. In particolare, quando c’è un avvicendamento di sacerdoti, la regola d’oro è mantenere una sostanziale continuità pastorale, rispettando il cammino e le fatiche spese fino a quel momento dai propri predecessori e ricordando che il clero passa mentre la comunità cristiana rimane e ha bisogno di continuità. Questo favorisce anche l’inserimento di laici coordinatori dello Sfop.

I Vicari episcopali territoriali (Vet) hanno una funzione di garanzia e controllo su tutti questi criteri, ma anche un compito di accompagnamento, aiuto e sostegno soprattutto nei confronti dei moderatori delle Unità pastorali, altra figura chiave per il buon funzionamento dell’Unità. I Vet «si fanno carico di ascoltare il clero e gli operatori pastorali e di formulare criteri appropriati al territorio per ripensare forme di mutuo aiuto tra i presbiteri della stessa Unità pastorale, servizi liturgici e pastorali unitari, scambio di operatori pastorali … così da poter sostenere le parrocchie più in difficoltà».

Accorpamento parrocchie
Scelta obbligata sarà poi l’accorpamento di più parrocchie sul territorio, con criteri differenziati a seconda del territorio, delle forze in campo e delle tradizioni acquisite, e sempre in dialogo con i parroci interessati, i Consigli pastorali e l’équipe dell’Unità pastorale. Secondo i casi le parrocchie resteranno tali oppure saranno giuridicamente soppresse, per evitare un’eccessiva moltiplicazione d’incombenze amministrative e burocratiche ai pluri-parroci, che potranno costituire un unico Consiglio pastorale fra le parrocchie a loro affidate. In ogni caso, tuttavia, di per sé non scompaiono le singole comunità né la chiesa, che continuerà a essere centro di culto e, spesso, sede di particolari attività pastorali, anche per tutte le parrocchie accorpate.

Una particolare attenzione dovrà essere posta nella distribuzione delle Messe domenicali, preferendo le chiese parrocchiali e riservando alle succursali, alle cappelle e rettorie la possibilità della Messa feriale. Anche per i santuari e per le chiese gestite da Congregazioni religiose, è necessario concordare eventuali celebrazioni eucaristiche domenicali con il Vescovo e in dialogo con il presbiterio locale.
Proprio l’accorpamento delle parrocchie «esige la massima collaborazione responsabile dei laici e di tutte le forze ecclesiali sul territorio», con la creazione di gruppi di animazione e coordinamento pastorale nei vari centri: «Diventa dunque fondamentale potenziare la partecipazione allo Sfop, per cui chi riceve poi il mandato del vescovo possa esercitare il suo compito, anche se cambia il parroco».

Le risorse umane della nostra diocesi
L’Arcivescovo non dimentica anche tutte le altre risorse umane della diocesi, dai diaconi permanenti, grande ricchezza per la nostra diocesi, ai parroci dimissionari per limiti di età che non smettono di essere e di fare il prete, alle comunità religiose portatrici di un patrimonio spirituale e pastorale importantissimo per il popolo di Dio, fino alle innumerevoli associazioni e movimenti laicali con i loro diversi carismi e compiti. Se la parrocchia rimane la struttura primaria della diocesi, essa «non è l’unica realtà che sul territorio può svolgere un’azione evangelizzatrice». Tutte le realtà però uniranno il loro impegno «a partire dal programma pastorale diocesano» (cf Lettera pastorale «L’Amore più grande», n. 27).

Queste sono le indicazioni concrete e precise che costituiscono la linea del nostro riassetto. Le sintesi dei lavori di gruppo, le testimonianze degli operatori pastorali intervenuti alla tavola rotonda e la partecipazione viva di tutti ai lavori dell’assemblea sono segni positivi di un cammino fecondo anche se faticoso verso un modo di essere Chiesa più essenziale e aderente al Vangelo, come ci ha ricordato Papa Francesco: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze». Solo così sperimenteremo ancora la gioia travolgente del Vangelo accolto e annunciato, gioia che darà nuovo significato e slancio anche al nostro impegno pastorale.

mons. Valter DANNA
Vicario Generale